Ar-Men, il faro bretone infernale e leggendario

Tutto dedicato alla storia del mitico faro Ar-Men, sull’estremità occidentale della Bretagna, è il nuovo libro della scrittrice Susy Zappa dal titolo “Ar-Men, un faro leggendario”.

Ci sono fari che più di tanti altri incarnano lo spirito dell’uomo che cerca di addomesticare la natura selvaggia. Uno di questi è sicuramente il faro d’Ar-Men. Una torre alta 37 metri che si trova sulla punta occidentale della Bretagna, in Francia, la cosiddetta Chaussée de Sein. Tutto attorno c’è il mare d’Iroise, spesso tempestoso e puntellato di scogli. Qui per secoli le navi sono naufragate. È un luogo selvaggio, isolato, per certi versi infernale. Ma allo stesso tempo temuto e ammirato con rispetto da tutti i marinai che passano al suo cospetto.

Oltre a essere il più famoso faro di Francia, quello di Ar-Men, dal bretone “la pietra”, è il primo faro che si incontra navigando dagli Stati uniti verso l’Europa e segnala la pericolosa secca in prossimità dell’isola di Sein. Per tutti i francesi e gli amanti del mare questo pilastro di pietra è diventato leggendario. Soprattutto per le considerevoli difficoltà che ha presentato la sua costruzione, protrattasi per ben 14 anni (1867-1881) e per i pericoli che dovevano affrontare i suoi guardiani.

faro Ar-Men

Racconti tra realtà e leggenda che si tramandano

Proprio alla sua storia è dedicato il bel libro da titolo “Ar-Men, un faro leggendario” (edizioni il Frangente) della scrittrice Susy Zappa dedicato alla perseveranza di un pugno di uomini che ha permesso di costruire un faro mitico in uno dei luoghi più inospitali del pianeta E che a distanza di oltre 100 anni è ancora là, fiero e incolume. Sempre pronto a lanciare di notte i suoi fasci di luce come una stella che guida i naviganti in quel maledetto tratto di oceano.

Tanti i racconti e gli aneddoti che si tramandano nella storia del faro Ar-Men. Come quando i colpi delle grandi ondate durante le tempeste facevano tremare tutto l’edificio e cadeva tutto ciò che era appeso ai muri. In queste condizioni i battelli dedicati al rifornimento e al cambio, non accostavano mai ad Ar-Men. Si installava un cavo tra il faro e l’albero del battello. Poi uomini e pacchi si trasportavano a pochi metri al di sopra delle onde con l’aiuto di un verricello manovrato dai due guardiani dalla piattaforma ai piedi della torre.

faro Ar-Men

Quando il guardiano fu travolto da un’onda anomala

Il faro di Ar-Men è stato protagonista anche di incidenti, talvolta gravi. Come quando nel 1921 il capo-guardiano Sébastien Plouzennec fu travolto da un’onda anomala, mentre osservava col binocolo, ai piedi della torre, una nave che incrociava nei paraggi della Chaussée de Sein.

Ancora oggi, c’è chi dice che dalla torre di Ar-Men si possono percepire le urla dei guardiani e i lamenti dei naufraghi che hanno segnato la storia di questo faro leggendario e infernale.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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