Nonostante l’invasione di strumenti tecnologici come cartografia digitale, Gps e soprattutto il pc, a bordo delle imbarcazioni a vela la zona carteggio riveste ancora un ruolo strategico ai fini della sicurezza della navigazione. Vediamo come è configurato e quali sono i suoi componenti principali.

Negli ultimi anni la tecnologia a bordo delle imbarcazioni a vela ha reso le operazioni di carteggio più immediate e pratiche. Oggi al velista basta un click per ottenere all’istante dati aggiornati su rotta, punto nave, angolo di scarroccio, linee batimetriche e punti cospicui. Digitando pochi tasti sul proprio pc o sullo smartphone si possono ricevere in tempo reale informazioni sulla meteorologia o sui porti di approdo. C’è da sottolineare tuttavia che se da una parte la cartografia digitale, il Gps, il pc, il plotter facilitano e rendono più precisi i calcoli necessari alla navigazione agevolando di fatto la conduzione della barca a vela, dall’altra sono tutte apparecchiature complementari che non sostituiscono gli strumenti tradizionali della navigazione, carte nautiche, squadrette, compasso, che devono essere comunque predisposti e tenuti scrupolosamente a bordo, pronti a essere utilizzati per verificare in ogni momento i dati forniti dall’elettronica.

Ecco allora che sottocoperta l’angolo di navigazione continua a essere una zona strategica a bordo di un cabinato a vela, soprattutto per la sicurezza della navigazione, anche se inevitabilmente, proprio a causa delle innovazioni tecnologiche, negli ultimi anni ha cambiato il look. Vediamo come è organizzato questo spazio, i suoi componenti e gli strumenti che ospita.

Scusi, per il carteggio? In fondo alla scaletta a dritta

Sulla maggior parte delle barche a vela il carteggio è situato a dritta della discesa dal tambucio, con configurazione a baglio e orientamento verso prua. Una collocazione pratica e funzionale alla vita di bordo e alla sicurezza: la vicinanza al tambucio, infatti, permette di comunicare facilmente con il resto dell’equipaggio in pozzetto e riduce i tempi per raggiungere la coperta se è necessario manovrare in fretta. La posizione del tavolo nel senso di marcia è la soluzione più ragionevole anche solo per risparmiarsi banali errori di orientamento quando si lavora sulla carte. Più scomoda e meno efficace invece la disposizione a murata del tavolo con evidenti difficoltà di carteggiare in caso di barca sbandata.

 Anche se la posizione del carteggio sui cabinati moderni richiama schemi classici, c’è da sottolineare come questo spazio abbia assunto una concezione completamente diversa rispetto al passato: più contenuto nei volumi, ma anche più versatile, essenziale e contiguo al quadrato, tipo “open space”. Oggi la tecnologia permette infatti di risparmiare spazio, di vivere gli ambienti in maniera più disinvolta. Di fatto dal passato rimangono solo il tavolo e i pannelli a murata per i display e i quadri elettrici.

Tavolo più piccolo, ma tanti pannelli portastrumenti

L’elemento del carteggio più importante è sempre il tavolo che però ha visto ridurre le proprie dimensioni: un tempo era di circa 60 x 80 centimetri, mentre oggi è in genere di 50 x 60 centimetri il che consente di carteggiare solo con la carta piegata in due. Anche le sedute sono più piccole rispetto al passato: difficile ormai trovare il classico carteggio con la seduta di 40-50 centimetri di larghezza; di solito si utilizzano sedili più piccoli, abbattibili o addirittura si sfrutta la seduta del quadrato. Molto ridotti sono anche gli spazi destinati alle carte nautiche come vani o cassetti, sono quasi scomparse le comode rastrelliere per le squadrette o le matite e si sono ridimensionate anche le librerie per riporre portolani, il libro dei fari, libri e altre pubblicazioni utili.

Sono spariti alcuni dettagli propri dei carteggi classici, come il piano del tavolo inclinato, i tientibene sul bordo dei tavoli stessi, i piani antisdrucciolo per i piedi. Sono comparsi invece nuovi accessori, come i piccoli pannelli portastrumenti modulabili posizionati sul tavolo, le barre di acciaio inox dove applicare i vari display, o ancora i seggiolini ergonomici e antirollio.

Con il pc a bordo è cambiato tutto

La parte da padrone nell’angolo di navigazione oggi la fa sicuramente il computer. Le potenzialità tecnologiche offerte dai recenti software, infatti, permettono di gestire da un’unica macchina di dimensioni compatte molti dei dati indispensabili alla navigazione: cartografia digitale, Gps, radar, ecoscandaglio, pilota automatico, etc. Oggi avere un pc a bordo significa disporre di una vera stazione di controllo in “miniatura”. Ecco allora spuntare nei moderni carteggi piani di appoggio sagomati e antisdrucciolo per il “laptop” (pc portatile), vani appositi a murata o nel sostegno del tavolo che ospitano il “tower” (processore da scrivania), supporti scorrevoli collocati sotto al tavolo per riporre la tastiera e spazi destinati ad alloggiare i vari monitor. Ambienti, insomma, ideati per utilizzare anche in barca queste apparecchiature tanto potenti quanto delicate: rollio, umidità, urti e salino sono sempre in agguato.

Quadro elettrico, il “cuore” dei dispositivi di bordo

Annesso al tavolo da carteggio rimane il quadro elettrico anche se in versione evoluta. Si è passati da una decina di interruttori a circa una trentina. Dall’interruttore generale che consente di utilizzare insieme, oppure separatamente, le batterie, alle luci interne, quelle di navigazione, il salpancora, la radio vhf e il frigorifero. Oggi il quadro elettrico delle barche è una consolle di comandi accanto al tavolo da carteggio dove convergono i fili di ogni apparato di bordo. Nel disegnare gli interni delle barche il progettista non può non tenere conto di questa intricata presenza di fili elettrici che conducono al “cuore” della barca. Il quadro elettrico di solito viene posizionato a murata in un mobile scatolato il cui portello con cerniere è costituito dal pannello dei comandi stesso.

All’interno trovano posto anche alcuni terminali di strumenti, tra cui le centraline dei piloti elettrici, dei computer, della radio vhf, degli inverter, dei pannelli solari o del generatore eolico, etc. Questa parte nascosta del quadro elettrico deve essere ben isolata dal calore e dall’umidità. A pannello chiuso si vedono solo interruttori, ognuno con l’indicazione dell’utenza corrispondente: una “centrale” di comandi che consente allo skipper di avere sotto controllo ogni componente elettrico ed elettronico della barca.

Navigazione stimata, un’arte marinara mortificata dal gps

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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