Durante la seconda guerra mondiale si affondavano le navi per ostacolare il nemico e non consegnargli risorse e segreti militari. Oggi lo “scuttling”, così viene chiamato l’affondamento volontario di navi ma non solo, viene praticato per creare reef artificiali a protezione dei fondali che diventano meta di turismo subacqueo.

Per un sub che ama il mare più di ogni altra cosa, visitare un relitto nascosto sui fondali è come per un credente entrare in un santuario. E allora perché non affondare di proposito quelle navi ormai abbandonate per attirare il turismo subacqueo? L’operazione si chiama “scuttling”, una tecnica diffusasi durante la Seconda Guerra Mondiale che consisteva nell’affondamento volontario di navi per ostacolare il nemico, evitare di consegnargli risorse e segreti militari o per questioni di onore (meglio affondarsi che consegnarsi al nemico). Negli ultimi anni questa tecnica è stata ripresa per creare reef artificiali a protezione dei fondali compromessi o morfologicamente sfavoriti e che diventano meta di turismo subacqueo.

Stati Uniti e Malta credono nello scuttling

Negli Stati uniti sono state affondate fino a oggi oltre 700 navi. Tra queste, l’ex portaerei “Oriskany” affondata nel maggio 2009 al largo dell’isola di Key West, in Florida. Nel Mediterraneo in tema di scuttling è Malta a farla da padrone, con ben 10 navi affondate a partire dal 2006. Il primo è stato quello del “Rozi”, un rimorchiatore lungo 40 metri posto a 30 metri di profondità, poi la motovedetta dragamine “P29” affondata nel 2007 e poi ancora la petroliera “Um Faroud”, quindi una serie di traghetti, l’“Imperial Eagle”, il “Cominoland MV” e il “MV Karwela”, il “MV Xlendi”, il “P31” e infine due navi affondate insieme e chiamate appunto “The Two Tugs” . Anche grazie a questi relitti affondati attualmente Malta è diventata la terza meta turistica per subacquei più frequentata dopo Egitto e Maldive per un’attività turistica che frutta all’arcipelago maltese il 25 per cento del PIL nazionale.

Altri Paesi europei stanno seguendo la stessa tendenza, tra cui la Croazia, il Portogallo e la Spagna. Nel comune croato di Medulin, nei pressi di Pola, l’estate scorsa è stata fatta affondare la “Vis”, nave ammiraglia della flotta di Tito che si è andata a poggiare su un fondale di 32 metri per divenire meta di escursioni subacquee.

Rischi: impatto ambientale e danni collaterali

Certo l’idea di affondare una nave potrebbe sembrare molto lontana da una pratica ecocompatibile. E tuttavia riguardo lo scuttling non si tratta di affondamenti “incontrollati”, ma progetti ben strutturati che partono innanzitutto dalla bonifica del relitto con l’estrazione di tutto il carburante, dei solventi, dei motori, andando via via al resto dell’arredamento, alle suppellettili, agli impianti e per finire con la saldatura di quei comparti che sarebbero potenzialmente pericolosi se frequentati.

In ogni caso l’argomento rimane oggetto di dibattito tra gli esperti di biologia marina. Alcuni scienziati affermano che lo scuttling genera il ripopolamento ittico e realizza barriere antistrascico che consentono di ricostruire le risorse biologiche costiere degradate da un intenso sfruttamento di pesca. Il relitto infatti crea una barriera artificiale sommersa che ha la capacità di richiamare grandi quantità di pesci e altri organismi marini, soprattutto offrendo appiglio a spugne, gorgonie, etc. e di proporre nuovi e suggestivi scenari per la subacquea ricreativa. Altri invece sostengono che non va sottovalutato l’impatto che ha l’introduzione di un corpo estraneo in qualunque ambiente e in mare in particolare con possibili alterazioni della biodiversità difficili da determinarsi con esattezza nel lungo periodo, senza contare l’inquinamento connesso a bonifiche non perfezionate o l’uso improprio e illegale di questi relitti (come nel caso delle “navi del veleni”).

In Italia l’affondamento volontario è tabù

E in Italia? Nel nostro Paese lo scuttling rimane al momento materia ferma al palo.  Esiste infatti solo una proposta di legge favorevole allo scuttling: si tratta della proposta Chiappori del 14 luglio 2010, recante “Disposizioni in materia di affondamento di navi radiate dai ruoli del naviglio militare per il ripopolamento della fauna ittica e la promozione del turismo subacqueo”, elaborata in collaborazione con la Commissione Difesa. Troppi vincoli burocratici, veti di associazioni ambientaliste, mancanza di studi appropriati dal profilo scientifico e via dicendo. Chissà forse è meglio così…

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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