Soprattutto per i praticanti di surf, vela, kitesurf e tutti i watersports l’estate è il momento d’oro della stagione: si vive al meglio la propria passione, si incrementano le uscite in mare e sui laghi, si organizzano viaggi e vacanze. Gli strascichi del lockdown e l’emergenza sanitaria ancora in vigore in molti paesi tuttavia rendono questo periodo molto diverso dal solito.

L’allarme Covid-19 che ha caratterizzato i primi mesi del 2020, tra norme di distanziamento sociale, isolamento e sospensione delle attività lavorative dettate dalla emergenza sanitaria, ha reso dura la vita a tutti, compresi gli appassionati di watersports che hanno dovuto rinunciare a vento e onde, alle session in acqua e alla tanto amata beach life. Nei Paesi che hanno attuato i lockdown più duri di fatto i governi hanno impedito a chiunque di spostarsi dalla propria abitazione lasciando amanti della natura e degli sport praticati all’aperto nella peggiore delle condizioni: rimanere in casa a oltranza. Così è stato per surfisti, kiter, windsurfer, velisti e appassionati di Stand Up Paddle: tutti relegati tra le quattro mura di casa alle quali soprattutto durante le giornate primaverili non erano per niente abituati.

Distanze e isolamento ci hanno messo a dura prova

Il tutto è stato reso ancora più surreale dall’arrivo dell’estate, un periodo in cui ritmi lavorativi in genere si distendono, le giornate si allungano, la maggior parte di noi comincia a pianificare ferie, vacanze, viaggi al mare e crociere in barca. E invece tutti con la guardia alta, a seguire tg e notiziari con le ultime notizie sull’andamento della pandemia, i casi di contagio, i picchi di infettività e l’andamento generale di questo allarme Coronavirus che ha cambiato in peggio le nostre vite. Certo, alcuni più fortunati che vivevano lungo la costa o a ridosso di qualche lago, hanno potuto quanto meno fare qualche passeggiata in spiaggia a respirare ossigeno e iodio. In certi Paesi, come per esempio la Germania o l’Olanda, le restrizioni non erano così dure, si poteva lasciare la propria abitazione per qualsiasi ragione, compresi gli sport individuali, l’importante era rispettare la distanza di sicurezza”.

In altri Paesi invece, Italia compresa, le regole di isolamento erano più serrate e non sono mancati episodi di multe e verbali, anche salati, a quanti hanno deciso di violarle entrando in acqua con un kitesurf, una deriva o una tavola da surf.

Uscire in mare è più sicuro di andare in palestra

Tutte esperienze diverse, che sono dipese dal paese e dalle regole decise dai vari governi. Ma tutti gli sportivi avevano in comune la speranza di uscire al più presto dalla pandemia con le stesse energie e la stessa voglia di riprendere allenamenti, uscite in mare e giornate spese in spiaggia o lungo costa. In fondo la vela, il surf, il windsurf, il kite e il Sup sono sport individuali che si praticano quasi sempre in solitudine. Proprio per questo in tema di Covid-19 rimangono discipline molto sicure se pensiamo a come funziona questa pandemia. Il metro di distanza è rispettato sempre e comunque: per quanto dalla spiaggia possa sembrare che velisti in flottiglia, kiter sugli spot e surfisti sulla line up siano molto vicini tra loro la verità è che in media ci sono decine di metri tra loro e nessun contatto fisico.

La sicurezza dei watersports, oltre che dalla distanza tra i singoli riders, deriva anche dal fatto che queste discipline si svolgono all’aria aperta, al mare per lo più o sui laghi. Il contagio in luoghi ben ventilati e aperti è molto più difficile. Per non parlare del fatto che facendo surf, vela o Sup si ha la propria attrezzatura personale che, generalmente non viene mai scambiata o toccata da altri. La tavola o la deriva la si porta in spiaggia o in strada con le proprie mani e non finisce mai per essere usata da altri. Quindi il rischio di contagio è molto ridotto.

Viaggi limitati e turismo ridotto, questo il vero guaio

Oggi, anche se lentamente, grazie alle recenti riaperture e alla oggettiva diminuzione dei casi di contagio più gravi e diffusi, molti praticanti di watersports stanno tornando a sfruttare il vento, cavalcare le onde, godersi la barca e ad andare in spiaggia. Ma c’è un aspetto intimamente connesso ai watersports che sta venendo limitato dal virus e sono i viaggi. In genere si viaggia per cercare condizioni di vento e onda migliori, esplorare nuovi paesi e visitare le destinazioni più ambite del mondo. In questo momento però viaggiare sta diventando molto difficile. Oggi, per esempio, tutti gli statunitensi non possono andare quasi in nessun altro Paese al mondo per via delle restrizioni. L’Italia stessa al centro del Mediterraneo che è una meta ambita ogni anno da migliaia di praticanti di watersports con migliaia di chilometri di litorale, vede sceso in maniera verticale il flusso di turisti stranieri.

Come si adatterà nei prossimi mesi questo mondo alla pandemia? Sicuramente si troveranno soluzioni alternative, forse nasceranno nuovi progetti locali che renderanno possibile agli sportivi di continuare a praticare la propria disciplina anche in altri paesi. I tour operator specializzati stanno mettendo a punto sistemi di conversione delle prenotazioni e vaucher da sfruttare nei mesi futuri.E forse, proprio perché questi sport sono così sicuri, in un periodo di grande paura per il nuovo virus molte persone cominceranno a praticarli al posto di andare nelle palestre e nei luoghi al chiuso. Staremo a vedere…

Coniugare watersports e lavoro: ecco i luoghi perfetti dove vivere

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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