Il timone è soggetto a continue sollecitazioni che, con l’andar del tempo, ne minano la sicurezza e la tenuta. È bene, quindi, effettuare dei controlli periodici per poter intervenire prima di trovarsi a non riuscire a governare la barca, magari in condizioni di mare grosso o durante le manovre di ormeggio.

Dopo avere vissuto per molti anni un’ordinaria passione per la vela, ho deciso insieme alla mia compagna Luigina di cambiare vita e vivere in barca. Una scelta drastica e coraggiosa che imponeva un’imbarcazione all’altezza di questo sogno. Ecco come la sto modificando e restaurando. A partire dal timone.

Anche per il timone, infatti, l’esperienza insegna. Qualche anno fa, dopo un weekend in Croazia con una coppia di amici, ho fatto scendere al volo la Lu e l’amica accostando al molo di Cittanova perché potessero recuperare l’automobile mentre io e il mio amico tornavamo a Monfalcone con la barca. Appena allontanato dal molo però, Sea Lab ha cominciato a girare in tondo: avevo perso il controllo del timone che non dirigeva più la barca. Io e il mio amico ci siamo dovuti sorbire una mezza giornata di navigazione con la barra di rispetto. Fortuna che il mare era calmo! E fortuna che il timone si era rotto dopo la manovra di accosto al molo e non prima, altrimenti erano guai seri.

Una volta rientrati nel marina abbiamo scoperto che si era allentata la vite che blocca assialmente il pignone, così questo si era spostato facendo fuoriuscire la linguetta dell’asse, per cui la ruota non comandava più il timone.

L’importanza dei controlli periodici

Un controllo da fare periodicamente è proprio quello della vite che blocca assialmente il pignone. Noi, per evitare che l’inconveniente possa ripetersi, abbiamo montato dei distanziali di sicurezza che impediscono la fuoriuscita della linguetta. È importante poi “sentire” se il timone governa bene, se c’è un certo lasco, cioè una parte del percorso della ruota che gira a vuoto e se questo lasco tende ad aggravarsi.

Quando la barca è in secca approfittarne per effettuare alcune verifiche: controllare che non ci siano delle crepe sulla pala attraverso le quali possa filtrare dell’acqua all’interno; provare a muovere a mano la pala per sentire se è ben fissata al suo asse e controllare che la pinna non presenti curvature dovute a deformazione della struttura per sforzi, urti o altro.

Un lavoro eseguito male causa sempre problemi

Nel 2000 quando ho comprato la Sea Lab, questa aveva già 19 anni e la pala del timone (non sappiamo se fosse quello originale o no), costruita in legno e vetroresina, era incurvata. Dato che io ero impegnato in altri lavori di ristrutturazione a bordo e non avevo tempo di occuparmi anche di questo, ho incaricato il cantiere dove all’epoca la barca era in rimessaggio, di fare una nuova pala in vetroresina. Nel 2015 ho riscontrato un leggero lasco tra la pala e l’asse del timone. Durante questi anni avevo sempre avuto problemi di infiltrazioni d’acqua dovute a piccole crepe che si formavano nello scanso della pala che ospita l’agugliotto inferiore.

Ho così deciso di smontare il timone, scavando una buca nel terreno sottostante per riuscire, calandovelo dentro, a sfilarne l’asse dallo scafo. Ho quindi separato i due gusci per guardarci dentro e ho trovato una sorpresa: all’interno, alcune saldature della struttura in acciaio, fatta con dei profili di spessore di 1,5 mm, erano rotte. La struttura stessa non era stata resinata ai due gusci, che erano semplicemente incollati tra di loro lungo i bordi su una superficie di adesione inferiore al centimetro.

Chi fa da sé, porta a casa il risultato

Per prima cosa ho rimosso la vecchia struttura e ripulito l’interno dei gusci. Ho rifatto un nuovo scheletro in acciaio inossidabile con profili di adeguato spessore, dopodiché ho modificato la forma dello scarico per l’agugliotto inferiore da rettangolare a circolare eliminando quegli angoli che erano dei punti di frattura dai quali si infiltrava l’acqua. Ho ingrandito, stratificando con vetroresina lungo tutto il bordo, l’area di incollaggio tra i due gusci portandola a 3 cm. Quindi, ho posizionato su uno dei due gusci l’asse con la nuova struttura e resinato il tutto con dei fazzoletti di stuoia di vetroresina per fissarla stabilmente al guscio.

Una volta catalizzata la vetroresina, ho riempito gli spazi vuoti con schiuma poliuretanica a cellule chiuse e incollato tra di loro i due gusci con epossidica e microfibre. Per sigillare il guscio della pala del timone, su tutto il perimetro esterno della stessa ho ribassato lo spessore di 1 mm per una larghezza di 5 cm creando una fascia sulla quale ho applicato del tessuto con dell’epossidica. Dopo questo trattamento, non ho più avuto problemi di infiltrazioni né di fessurazioni nella zona dell’agugliotto.

Una colonnina del timone a prova di navigazione

Dato che la pala era a smontata, ne ho approfittato per eseguire la manutenzione anche alla colonnina della ruota del timone. Ho sostituito le pulegge inferiori e controllato le boccole in teflon dell’asse della ruota del timone riscontrando che erano molto usurate. Questo perché, se si vuole un timone senza laschi, bisogna tendere molto i frenelli, sottoponendo queste boccole a usura. Senza intervenire sulla colonnina, ho realizzato un supporto in acciaio inossidabile 316 per sostituire il sistema a boccole con un sistema a cuscinetti a sfere, molto più performante e che sopporta molto meglio la tensione dei frenelli.

Durante questo lavoro mi sono accorto che tutto il peso del timone era sostenuto dalla boccola in teflon dell’agugliotto inferiore. Ho quindi preferito far supportare il peso dello stesso da un cuscinetto a sfere posto sotto al settore dei frenelli, fissato all’asse, lasciando la boccola in teflon al suo posto, a sostenere solo la rotazione e non anche il peso del timone.

Pilota automatico: ridurre gli sforzi in gioco

Il pilota automatico installato su Sea Lab era un Autohelm ST4000, adeguato solo per navigare a motore e con mare piatto. Coerentemente con la scelta di vivere navigando, ho deciso di passare a un sistema con asse idraulico e pompa integrata. Mentre mi documentavo sui vari modelli e sui vari tipi di installazione, ho notato che la parte più delicata di questo impianto è il punto di attacco tra l’asse idraulico e lo scafo perché, essendo sotto sforzo, spesso si rompe. Ho cercato una soluzione che mi permettesse di non modificare nessun componente della timoneria manuale e quindi, per collegare il pistone all’asse del timone, ho realizzato una leva in acciaio inossidabile fissata all’asse con un calettatore assiale che, oltre ad assicurare una resistenza e una precisione molto superiore a un sistema a linguetta, permette libertà di posizionamento al montaggio.

Ho quindi progettato una piastra in acciaio sulla quale è montato un cuscinetto a sfere attraverso cui passa l’asse del timone. Su questa piastra è fissata l’altra estremità del pistone. Questo sistema permette di annullare eventuali sforzi a flettere sull’asse del timone e, per quanto riguarda il fissaggio allo scafo, lo sforzo trasmesso è limitato alla componente che tende a fare ruotare questa piastra e quindi di molto inferiore a quello che sarebbe se il pistone fosse attaccato direttamente allo scafo.

Ruota del timone: un rivestimento in pelle fai-da-te

Ultimo ma non ultimo, il rivestimento in pelle della ruota del timone, fondamentale per una buona tenuta delle mani del capitano quando governa la barca. Utilizzando un grembiule da saldatore in pelle trattata anti UV, reperibile nei negozi di ferramenta più forniti, la Lu ha ricavato delle strisce di larghezza di qualche mm inferiore alla circonferenza del tubo della ruota. Poi con l’aiuto di una foratrice ha ricavato due file di forellini a una distanza di circa un cm l’uno dall’altro e ricoperto il timone fissando le strisce di pelle, così ottenute, con del filo cerato.

Alessandro De Conti

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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