Nel canale di Luderitz, in Namibia, si radunano ogni anno i windsurfer che vogliono infrangere il record di velocità assoluta. In questa pista d’acqua artificiale gli atleti sfiorano i 100 chilometri orari e hanno a disposizione solo 1.000 metri. Come riescono a frenare e non rompersi l’osso del collo?

La disciplina Speed è una delle più entusiasmanti e adrenaliniche del windsurf. Immaginate di lanciare la vostra tavola a oltre 50 nodi. In macchina sarebbero circa 100 chilometri orari e l’acqua a quella velocità è dura come l’asfalto. Ma non ci sono molti posti al mondo dove gli appassionati di windsurf veloce possono premere così tanto sull’acceleratore. Luderitz, in Namibia, è uno di quei posti.

È qui che gli specialisti della velocità su tavole a vela cercano di infrangere il record assoluto sui 500 metri. L’attuale detentore del primato mondiale è il rider francese Antoine Albeau con 53,27 nodi. Il problema è che a Luderitz il canale di navigazione che almeno una volta l’anno durante il Luderitz Speed Challenge si trasforma in pista di lancio è corto, poco profondo e strettissimo. Una volta lanciata l’attrezzatura alla massima velocità per cercare il record, qualsiasi errore, anche il più piccolo, può avere conseguenze disastrose. Non solo, ma a Luderitz il vero problema per gli atleti in gara è frenare. Come si rallenta di colpo un windsurf che viaggia a 100 chilometri orari?

Solo 5 secondi per passare da 100 a 0 km orari

“Non è affatto facile fermare un windsurf all’improvviso, in pochi metri e vicino alla fine di un canale d’acqua. È una manovra che devi imparare alla svelta e allenarti molto lavorando all’inizio in condizioni di vento moderato per poi affinare la tecnica con vento e velocità sempre più sostenute”, spiega la windsurfer norvegese Miriam Rasmussen. Miriam è attualmente una delle atlete più veloci del pianeta e sa quanto sia difficile fermarsi a Luderitz.

“Hai solo 5 secondi per rallentare e passare da una velocità da 100 a 0 chilometri orari. E a meno che tu non voglia distruggerti o trasformare tua pinna in carbonio in un aratro alla fine del canale, avere un piano per inchiodare la tavola è molto consigliato”, osserva con un filo di cinica ironia la Rasmussen.

O riesci a inchiodare o ti schianti

Ecco allora il patto tra i patiti della velocità a vela e l’infernale Luderitz. La lunghezza totale del canale dei record è di circa 1.000 metri. Ogni windsurfista tuttavia deve navigare alla massima velocità per almeno 500 metri, distanza nella quale il dato viene registrato e ufficializzato dagli arbitri del Word Sailing Speed Record Council. I restanti 500 metri del canale servono all’inizio per partire di slancio e alla fine per tirare i freni evitando di rompersi l’osso del collo sulla terra ferma. Partire in planata con il vento forte per un windsurf è una passeggiata, ma frenare inchiodando è tutta un’altra storia. A Luderitz il vento non scherza: lo scambio tra l’aria calda del deserto e quella fredda dell’oceano crea venti costanti che investono il canale con un perfetto angolo di 140 gradi e possono toccare punte di 60 nodi. Come fanno dunque gli atleti di Luderitz a non rompersi l’osso del collo?

La statistica di chi tenta questo pazzo record registra due tecniche principali per fermare il proprio windsurf ad altissima velocità. Nel 2007 quando all’interno di questa spettacolare laguna della Namibia nel mezzo di un paesaggio brullo e roccioso costruirono il canale artificiale riservato ai record, la striscia di navigazione era lunga solo 800 metri. L’area di arresto si presentava quindi notevolmente più corta ed era un vero incubo per i windsurfers che a mali estremi optavano per il crash volontario. Semplicemente chiudevano tutta la vela, l’abbassavano sulla poppa e si lasciavano cadere in acqua. Le conseguenze spesso erano lividi alle caviglie, contusioni alle mascelle, ferite alle dita dei piedi, al naso, all’inguine, nonché vele rotte e pinne danneggiate.

L’S Move, quella jibe estrema che salva la vita

Con il passare degli anni e l’evoluzione della tecnica ha preso piede invece un modo molto più efficace, sicuro e addirittura elegante per fermarsi. Si chiama “S Move” e consiste nell’effettuare una Lay Down Jibe, quella che tutti i windsurfisti del mondo utilizzano per passare la boa nei campi di regata. Solo che a Luderitz questa strambata è lunghissima e profonda e soprattutto non viene chiusa del tutto. Dopo che la tavola ha rallentato per circa due terzi la propria velocità, si rialza la vela e la si porta sopravento come per virare nell’altra direzione fino a fermarsi al vento.

L’unico problema è che con vento forte alzare la vela può essere pericoloso, quindi in molti aggiungono la seguente variante. Invece di rialzare la vela dopo la Lay Down Jibe continuano a schiacciarla tenendola a pelo d’acqua fino a quando la tavola non perde completamente velocità, magari anche facendola girare sull’acqua in un 360.

L’aspetto negativo di questa inchiodata in extremis è che i riders in genere si fermano nel mezzo del canale, lontano dalle sponde. Sempre meglio però fare qualche passo nell’acqua bassa piuttosto che schiantarsi sul fondo del canale

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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