Il Mater-Bi biodegradabile può salvare i nostri oceani?

I rifiuti di plastica vanno smaltiti a terra differenziandoli. Compresi quelli biodegradabili il cui 10 per cento resiste comunque all’ambiente. A meno che non si tratti del Mater-Bi, una bioplastica sviluppata dai ricercatori di Novamont.

I nostri oceani sono letteralmente soffocati dalla plastica e gettare anche un solo sacchetto in mare è un gesto criminale. Per degradarsi completamente nell’acqua salata quel sacchetto impiega infatti dai 10 ai 30 anni. A meno che la plastica di cui è fatto il sacchetto non sia biodegradabile. In questo caso i tempi si accorciano grazie alla metabolizzazione dei batteri e altri microrganismi che “digeriscono” la plastica.

Per essere biodegradabile la plastica non deve in alcun modo contenere metalli. Inoltre, secondo la normativa europea, un contenitore può essere definito biodegradabile se si decompone del 90 per cento entro 6 mesi dal momento in cui viene disperso in acqua o a terra. Il problema resta per quel 10 per cento che sopravvive nell’ambiente per anni, causando inquinamento.

Mater-Bi

Un materiale innovativo: il Mater-Bi

Per tale motivo da anni gli studiosi sono al lavoro per ottenere materiali plastici che abbiano un impatto sull’ambiente simile o uguale a quello dei derivati dalla cellulosa. Uno degli ultimi ritrovati è il cosiddetto “Mater-Bi” sviluppato dai ricercatori di Novamont. Si tratta di una nuova famiglia di bioplastiche che ha tempi di biodegradabilità molto rapidi sia sugli arenili che in acqua.

Il Mater-Bi è un’innovativa bioplastica i cui componenti essenziali sono amido di mais e oli vegetali. Entrambi questi elementi sono coltivati in Europa grazie a pratiche agricole di tipo tradizionale e senza l’intervento di modifica genetica del prodotto.

I test condotti in laboratorio hanno evidenziato che la biodegradabilità in acqua e sull’arenile del Mater-Bi è pari a quella della carta. La tempistica varia infatti dai 2,5 ai 5 mesi per la disgregazione e da 2 mesi a 1 anno per la scomparsa completa. Quanto alla tossicità dei sedimenti, i test condotti su alghe unicellulari (Dunaliella tertiolecta), riccio di mare (Paracentrotus lividus) e spigola (Dicentrarchus labrax) hanno mostrato assenza di effetti nocivi sugli organismi.

La biodegradabilità nell’ambiente è totale

La sperimentazione ha evidenziato anche che la velocità di biodegradazione aumenta al diminuire delle dimensioni delle particelle sottoposte a test. Ciò significa che il Mater-bi non rilascia microplastiche persistenti, in quanto biodegradabili completamente entro i 30 giorni, come richiesto dalle linee guida dell’Ocse.

Nonostante i risultati positivi della sperimentazione, tuttavia i ricercatori Novamont sottolineano che la biodegradabilità dei materiali va intesa sempre come rimedio ad un’emergenza o a un incidente. Per esempio quando un sacchetto di plastica lasciato in pozzetto vola in mare per un colpo di vento. I materiali biodegradabili, insomma, anche da parte dei diportisti non sono una licenza per gettare rifiuti in mare o in spiaggia ma una soluzione nel caso ciò avvenga per errore umano.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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