Nonostante i fari siano arrivati tardi sulle coste spagnole, oggi costituiscono una rete complessa e preziosa per chi naviga lungo il Paese, ma anche una meta privilegiata per chi vuole visitare queste antiche torri a picco sul mare.

Uno degli aspetti che più colpisce della visita a un faro è che al suo interno la luce non è forte o accecante come ci si potrebbe aspettare quando la vediamo illuminare lunghi tratti di mare buio. Forse proprio perché l’immensità e l’oscurità del mare potenzia quest’energia luminosa che ai naviganti appare enorme e potente. Una energia che unita alle particolari e strategiche ubicazioni di queste strutture, ai limiti tra mare e terra, in luoghi inospitali e di difficile accesso, su scogli che la notte sembrano elevarsi come vele fantasma, ha fatto dei fari uno dei migliori referenti della letteratura romantica e nelle storie dei miti dell’antichità.

Da Baudelaire, il poeta maledetto, a Verne, sono pochi gli autori che non si sono arresi di fronte all’attrazione che suscitano i fari, spesso incontrandovi anche una grande fonte d’ispirazione.

33 torri, preziose amiche dei diportisti

Come tante isole del Mediterraneo, anche le Baleari sono terre di fari: oltre alla peculiare condizione di arcipelago, infatti, le coste frastagliate delle singole isole hanno reso i fari degli strumenti indispensabili a garantire una buona navigazione. Se ne contano ben 33 in tutto l’arcipelago e la loro luce intensa e chiara supera le 10 miglia nautiche.

Anche se sembra strano, questa spettacolare invenzione del mondo antico non ebbe grande successo in Spagna fino alla metà del XIX secolo. Fu infatti per ordine del generale Espartero che pretendeva che le coste dell’arcipelago fossero ben illuminate anche la notte che i fari tornarono alle loro antiche origini. I primi ad accendere la loro luce furono i fari di Sa Dragonera e di Mahon, nel 1850, cui seguirono Formentor, Capdepera, Cabrera, Cavalleria. La Spagna possiede tutt’oggi due dei più antichi fari del Paese, gli unici in funzione dalla fine del XIII secolo: Portopì, a Palma di Maiorca, e Hèrcules, a La Coruna.

Faro di Portopì, sull’isola di Maiorca

Nel secolo XVII, con la costruzione della fortificazione di San Carlos vennero costruite le prime torri d’avvistamento, a cui pirati e i corsari non davano tregua, attaccandole a ripetizione e distruggendone le parti in vetro: stanchi di dover continuare a ricostruire le torri difensive, gli ingegneri decisero di dotarle di una lanterna di segnalazione, gemella di quella utilizzata nei fari. Riuscirono così a unificare il sistema di illuminazione con quello di informazione: durante la notte la lanterna faceva da riferimento ai naviganti, mentre durante il giorno serviva per dare informazioni sulle navi in avvicinamento a Cap Blanc o Cala Figuera tipo di imbarcazione, numero identificativo, numero di persone a bordo, e soprattutto se avevano intenzioni pacifiche o meno.

Grazie alle sue luci azzurre, rosse, gialle e blu questo sistema di allerta funzionò per circa mezzo millennio, fino a quando vennero le funzioni di vedetta furono soppresse nel 1971. Sembra che prima del faro di Portopì ve ne fosse uno in funzione sin dalla dominazione romana, nella baia di Alcudìa, di cui però ancora oggi si ignora l’esatta ubicazione. Non sembra comunque essere stato l’unico, data l’importanza culturale da sempre ricoperta dalla navigazione nell’arcipelago, date le testimonianze che si possono trovare in alcuni disegni ruperstri nella Coca de Tudons, a Minorca.

Sistemi di alimentazione: dall’olio ai Watt

Oggi come oggi quello di Portopì è l’emblema dei fari spagnoli. Sin dall’inizio della sua esistenza venne considerato uno strumento privilegiato e tenuto in eccellente considerazione dagli stessi re di Maiorca. Inizialmente era alimentato con l’olio che avanzava dalla Banca dell’Olio e che veniva (gratuitamente e per regio decreto) portato al faro. Successivamente l’olio di paraffina sostituì quello d’oliva. Fu poi la volta del gas, dell’acetilene, fino ad arrivare all’attuale utilizzo di lampade a 3.000 Watt.

Oggi purtroppo alle Baleari come su altre coste i custodi dei fari non ci sono più e con loro è scomparsa una importante eredità storica. Sarebbe necessario invece riscoprire il valore storico e culturale di queste imponenti torri, simbolicamente dipinte di bianco, proprio come la luce.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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