Come gestire la fatica a bordo

Le statistiche sugli incidenti a bordo degli yacht in genere dimostrano chiaramente come sia quasi sempre il fattore umano una delle cause che li determinano, in particolare la stanchezza dello skipper e dei membri dell’equipaggio, che associata spesso ad ansia, disagio e mal di mare, contribuisce a far sì che certe situazioni critiche vengano risolte nella maniera peggiore. Vediamo come prevenire la stanchezza e interpretare i suoi segnali.

Nell’andare per mare l’affaticamento dell’equipaggio va considerato come un vero nemico che mette a rischio la sicurezza della navigazione e della barca. Gli effetti della fatica sull’organismo sono subdoli perché diminuiscono la capacità di concentrazione, la consapevolezza, riducono i riflessi e la velocità di intervento. A volte in mare ci si trova in situazioni difficili in cui purtroppo si deve rimandare il riposo. Pur essendo consapevoli di essere affaticati occorre cioè resistere non essendovi alternative a continuare la navigazione nelle esistenti condizioni.

In questi casi si dovrà controllare e ricontrollare ogni singola decisione facendolo anche ad alta voce per condividerle con gli altri e per rimarcarlo a sé stessi. In casi estremi si può ricorrere anche a farmaci stimolanti facendolo però con molta cautela in quanto la loro durata d’azione è limitata e quasi sempre seguita da uno stato di spossatezza.

Equipaggio

Come evitare sonno e stanchezza a bordo

Il sonno e la stanchezza a bordo possono essere evitati con una serie di semplici accorgimenti:

– mettendosi al timone e alle manovre sufficientemente riposati;

– evitando di manovrare per troppe ore consecutivamente;

– ascoltando i segnali che il nostro corpo ci manda, come la difficoltà nel tenere aperti gli occhi;

– prendendo specifiche precauzioni, ad esempio evitare di mangiare troppo e di assumere alcolici.

Da non sottovalutare è soprattutto la fatica mentale che può essere definita come l’alterazione temporanea dell’efficienza funzionale mentale e fisica, condizionata dall’intensità, dalla durata e dall’andamento temporale dello sforzo mentale precedente”. L’essere umano non è fatto per sopportare situazioni stressanti a lungo termine, ecco perché quando si protrae uno sforzo particolarmente impegnativo a livello fisico e mentale ci sentiamo scarichi, aumentano cioè i sintomi di spossatezza, ma anche nervosismo e scarsa concentrazione.

Turni di guardia

Prevenire l’affaticamento in barca

L’affaticamento va prevenuto durante una crociera o un trasferimento con un’attenta programmazione degli obiettivi raggiungibili senza forzature in base al tipo di imbarcazione ed equipaggio. In caso per esempio di equipaggi familiari occorrerà spesso fare affidamento soltanto sulle proprie forze adeguando il programma della crociera che dovrà prevedere navigazioni solo diurne precedute da un attento esame della situazione meteorologica. È sempre opportuno pianificare le possibilità di ridosso ed è bene non forzarsi mai oltremodo a raggiungere una determinata meta come un porto a una certa ora. Non bisogna poi esitare a cancellare un programma per non dispiacere l’equipaggio se si verifica un cambiamento della situazione che consiglia di agire in tal senso.

Crociera

Barca efficiente, turni di guardia e pasti caldi

È importante inoltre eliminare ogni motivo di preoccupazione e di ansia assicurandosi che lo scafo, le attrezzature, il motore, gli impianti e gli strumenti di bordo siano affidabili e a prova di cattivo tempo. È poi fondamentale stabilire subito dei turni di guardia in coperta controllando che vengano diligentemente osservati. È tipico per esempio negli equipaggi di principianti il volere rimanere a lungo in coperta per poi crollare tutti insieme. Chi non è di guardia perciò deve andarsene in cuccetta anche se ha voglia di rimanere a godersi lo spettacolo della natura o le chiacchiere. È essenziale che vengano preparati pasti caldi da consumare regolarmente e ciò richiede un’opportuna organizzazione. Altrettanto importante è il mantenersi caldi e asciutti mediante un vestiario adatto che aiuta a minimizzare il mal di mare.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

1 Comment
  1. Quello che è stato detto è tutto vero, ma è altrettanto vero che il comandante deve avere l’attitudine al comando che si conquista anche con l’esperienza e dopo tante ore di navigazione e con mari diversi. Molte volte ci troviamo di fronte a persone che hanno tanta passione, ma gli manca l’attitudine al comando, quell’esperienza di fare ragionamenti sempre in precedenza rispetto alle previsioni, alla distanza da percorrere, alla velocità della barca. Perché bisogna ricordare che il mare che stai affrontando va sempre rispettato. Consiglierei a molti armatori di barche a vela e a motore di mettere una pompa di sentina con galleggiante abbinato a un segnale acustico abbastanza forte che si deve sentire in qualsiasi situazione per assere avvisati tempestivamente che l’acqua sta entrando in barca. È un’informazione importantissima sempre perché prima si interviene e prima si scongiura un problema che potrebbe diventare molto serio.

    Ciro Soria, 76 anni. Sono 60 anni che vado per mare. 1968 ALPA 6.70 – 1975 COMET 910 – 1986 ALPA 42 A KETCH

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