Attivisti per l’ambiente protestano contro l’America’s Cup

Associazioni ecologiste e residenti di Barcellona hanno protestato davanti allo store ufficiale dell’America’s Cup perché l’evento genererebbe danni all’ambiente e al ciclo economico della capitale catalana.

I grandi eventi che vengono ospitati dalle città metropolitane generano sicuramente attenzione mediatica, turismo locale ed economia. Ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. Il prezzo da pagare è infatti l’impatto ambientale, l’aumento del costo della vita e il sovraffollamento. Anche l’America’s Cup che va in scena la prossima estate a Barcellona, Spagna, non si sottrae a queste dure dinamiche.

E proprio a sottolineare il lato oscuro di questa prestigiosa competizione sportiva, tra le più attese del calendario stagionale, lo scorso 5 giugno un gruppo di 40 attivisti ha bloccato in segno di protesta l’ingresso allo store ufficiale dell’America’s Cup, situato accanto alla statua di Colombo sul viale La Rambla a Barcellona.

America's Cup

Associazioni ambientaliste e residenti schierati insieme

La protesta, immortalata da immagini e video che hanno fatto subito il giro del web, è stata organizzata da alcune organizzazioni ambientaliste, tra cui Fridays for Future, Futuro Vegetal, End Fossil e Arran. A queste si sono uniti vari esponenti del comitato cittadino “No a la Copa Amèrica”, secondo il quale il celebre trofeo velico costituisce una minaccia sociale, ambientale ed economica per la città spagnola.

La contestazione è andata avanti per circa due ore, con i manifestanti che tenevano in mano un manifesto con la scritta “Finiamola con il capitalismo e salviamo il nostro pianeta!”, mentre cantavano “L’America’s Cup sta uccidendo i nostri quartieri”.

America's Cup

Impatto ambientale e fondi pubblici sottratti ai cittadini

Nell’occhio del mirino dei manifestanti ci sarebbe il Comune di Barcellona che con lo stanziamento di 55 milioni di euro di fondi pubblici avrebbe sottratto risorse alla cittadinanza incrementando il già critico sovraffollamento turistico con conseguenze dirette sugli ecosistemi marini.

Secondo i contestatori, con oltre 2.500 persone legate al celebre evento sportivo che si sono stabilite in città e il milione e più di spettatori attesi a partire dal prossimo mese di agosto, si registra ormai da tempo un aumento dei prezzi nei negozi e per gli affitti delle case, mentre impianti sportivi comunali sarebbero stati sottratti alla collettività e ceduti agli sfidanti per gli allenamenti.

Discutibile anche la formula del volontariato sul quale L’ACEA (America’s Cup Event Authority) si poggia per l’organizzazione del Trofeo velico e che per i manifestanti è da considerare lavoro non retribuito in seno a un evento a scopo di lucro capace di generare un giro d’affari di oltre un miliardo di dollari.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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