Allievo di Tabarly, muore in mare come lui

Durante una tempesta in oceano Atlantico a circa 700 miglia a Nord delle isole Malvinas lo skipper francese di 67 anni Arnaud Dhallene, ex membro dell’equipaggio del celebre navigatore Eric Tabarly, è caduto in mare insieme a un’altra donna. Entrambi non erano legati né indossavano un giubbotto salvagente.

Ancora una tragedia in mare che pone l’accento sul mancato rispetto delle norme più elementari di sicurezza a bordo di una barca a vela. A maggior ragione perché l’episodio coinvolge un velista professionista, lo skipper francese di 67 anni Arnaud Dhallene, ex membro dell’equipaggio del celebre navigatore Eric Tabarly e perché proprio come quest’ultimo, scomparso in mare per non essersi legato, anche lo skipper francese ha fatto la stessa fine del suo maestro di navigazione.

L’incidente è avvenuto la mattina del 5 marzo scorso in oceano Atlantico a circa 700 miglia a Nord delle isole Malvinas di fronte la costa argentina. Arnaud Dhallene si trovava a bordo di Le Paradise, il suo cabinato di 20 metri del 1982 appartenente alla compagnia del Malawi “Club Croisière Aventure” e iscritto presso l’autorità marittima di St. Malò con il quale da diversi anni faceva charter nelle acque di Ushuaia e in Patagonia. Con lui c’erano c’erano sette persone, tra cui la sua compagna Morgane, un altro marinaio esperto e 4 ospiti.

Nella tempesta senza legarsi? Errore pagato caro

L’equipaggio ha incrociato una forte tempesta con venti che soffiavano oltre i 45 nodi e onde che superavano i 6 metri. È stata proprio uno di questi poderosi frangenti a spazzare il ponte della barca portandosi via Dhallene e la donna che non avevano provveduto ad assicurarsi alla jack line di bordo, né indossavano giubbotti salvagente. Morgane Ursault-Poupon, anche lei una skipper molto conosciuta che aveva tra l’altro partecipato all’ultima traversata atlantica Route Du Rhum, ha lanciato subito l’allarme raccolto dalla Marina argentina che ha inviato in quel tratto di oceano una nave militare, la Estrecho de San Carlos. Nel frattempo il centro di coordinamento soccorsi in mare ha ordinato ad alcune navi mercantili di deviare la rotta e partecipare alle ricerche, mentre la marina inglese ha inviato un aereo da ricognizione.

Le ricerche tuttavia sono state sospese già nella mattinata del giorno seguente perché i soccorritori hanno reputato che ormai si era molto oltre il tempo massimo di sopravvivenza in mare in quelle acque gelide considerando le condizioni del mare e il fatto che i due dispersi non indossavano né un giubbotto di salvataggio né una tuta di sopravvivenza. Una delle barche sopraggiunte in soccorso, il Seabed Constructor, dopo aver raggiunto Le Paradise, ha preso in consegna un altro membro dell’equipaggio gravemente ferito alla testa. Le Paradise è stato quindi riportato a Ushuaia con i superstiti dalla compagna di Dhallene.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

1 Comment
  1. le onde laggiù esprimono la piccolezza del uomo, umiltà e tanta prudenza. io le ho provate ( nella prima Withbread del 1973) e sentito la grandezza della natura e la piccolezza umana: umiltà ci vuole !
    Non affrontarle, ma umilmente assecondarle.

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