Andrea Doria, il sogno italiano affondato in Atlantico

Al fatidico naufragio dell’Andrea Doria e al relitto del transatlantico affondato al largo di Nantucket tra 25 e il 26 luglio del 1956 è dedicato il nuovo volume “Andrea Doria – Un lembo di patria” dell’esploratore subacqueo e avventuriero Andrea Murdock Alpini.

Il naufragio del transatlantico Andrea Doria è una ferita ancora aperta nella storia della navigazione e in quella dell’Italia. Una tragedia che con le sue vittime, le responsabilità vere o presunte, le lunghe vicende giudiziarie, a distanza di anni è ancora piena di ombre e risposte insolute. E poi c’è il relitto, ancora lì immerso al largo di Nantucket, in Atlantico, e perfettamente conservato, a evocare i fantasmi di quella fatale collisione. E in quelle fredde acque c’è anche la prua della nave Stockholm che tra il 25 e il 26 luglio del 1956 speronò l’Andrea Doria causandone l’affondamento.

Proprio dalle esplorazioni dei due relitti nasce il bel volume appena pubblicato “Andrea Doria – Un lembo di patria” dell’esploratore subacqueo e avventuriero Andrea Murdock Alpini (editore Magenes Editoriale, 312 pagine, 30 euro). Il libro ripercorre la storia del famoso transatlantico, ma racconta soprattutto le spedizioni subacquee intraprese dall’autore alla scoperta del relitto dell’Andrea Doria. L’ultima delle quali è stata patrocinata dal Comune di Genova e da Fondazione Ansaldo.

Andrea Doria

La testimonianza di chi ha esplorato il relitto

“Ho fatto tre spedizioni sull’Andrea Doria – spiega Andrea Murdock Alpini – la poppa è ancora in buono stato, è ben visibile l’elica di sinistra. Il centro nave è invece collassato. La prua è integra, il ponte di comando crollato. Sono entrato in alcune cabine, nella piscina di seconda classe. Abbiamo recuperato tre lampade dalla sala macchine che sono ora in restauro negli Usa di cui una andrà alla Fondazione Ansaldo”.

Il relitto dell’Andrea Doria riposa sul fondale a 70 metri di profondità. Sembra a portata di mano, ma la sua esplorazione è molto pericolosa e qualche sommozzatore ci è rimasto. “Sì, l’immersione in quel punto è molto difficile – spiega Andrea Murdock Alpini – la corrente è anche di 3-4 nodi in profondità, 5-6 più in superficie. L’acqua è torbida, impregnata di plancton e fango. Alcuni sub sono morti perché si sono spinti all’interno del relitto, che è angusto, senza la sagola di sicurezza, spinti dalla febbre del recupero di memorabilia”.

Andrea Doria

Una vicenda dolorosa ancora piena di ombre

“Andrea Doria – Un lembo di patria” raccoglie Immagini inedite e di archivio, documenti mai pubblicati, i tanti retroscena di quella notte a Nantucket. Così come il processo americano e gli accordi segreti, le vicende umane ma anche quelle economiche e politiche che sorsero attorno all’affondamento. Le storie di cantiere e gli aneddoti tramandati da decenni dalle maestranze genovesi, le lettere ufficiali di ambasciatori e commissioni ministeriali d’inchiesta, i disegni di progetto ma anche curiosità e gossip di bordo. Il volume presenta nuove fotografie del relitto e per la prima volta in assoluto le immagini subacquee della prua della M/S Stockholm. “Ho trovato a 1,6 miglia di distanza dal relitto, proprio nel punto dove ci fu la collisione, il moncone della prua della Stockholm – racconta Murdock Alpini – sono il primo italiano ad averla vista, il terzo subacqueo nel mondo”.

La tragedia dell’Andrea Doria costò la vita a 46 morti, più 6 sulla Stockholm e fu il primo naufragio documentato dai network televisivi, ma anche il più grande salvataggio della storia della navigazione. Per merito, anche e soprattutto, dell’equipaggio della nave italiana. Una storia che non si può e non si deve dimenticare.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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