Tra le vele di prua negli ultimi anni velai e produttori hanno dato vita a una serie di modelli ibridi che assicurano le migliori prestazioni nelle andature intermedie, dalla bolina alla poppa. Il risultato di questa ricerca sono i nuovi spinnaker asimmetrici, una lunga lista di Code, ma anche i Jib Top, gli Staysail o i Reacher.

Le regate sono da sempre il laboratorio privilegiato per sperimentare nuove soluzioni tecniche, materiali alternativi e approcci evoluti all’andare a vela. A questa forma efficace di collaudo non sfuggono naturalmente le vele che negli ultimi anni sono state oggetto di grande ricerca. In particolare quelle di prua: fiocchi triangolari, strani gennaker, curiose trinchette. Vele anomale e piuttosto difficili da catalogare, ma che hanno conquistato a poco a poco non solo i navigatori professionisti amanti di regate e record oceanici, ma anche il pubblico di appassionati delle crociere.

Ecco allora una panoramica sulle vele di prua che hanno avuto negli ultimi anni la maggior evoluzione.

Forme e concezioni inedite grazie ai nuovi materiali

Nel settore delle vele di prua negli ultimi anni progettisti e produttori hanno dato vita a una serie di modelli ibridi che assicurano le migliori prestazioni nelle andature intermedie, dalla bolina alla poppa. Il risultato di questa ricerca sono i nuovi spinnaker asimmetrici, una lista di Code che per ora arriva a 8 misure ma che continua a crescere e altre vele inedite, come i Jib Top, gli Staysail o i Reacher. La concezione e lo sviluppo di queste vele è stato reso possibile soprattutto grazie ai nuovi materiali, come per esempio le membrane speciali e a tecniche di lavorazione innovative, come per esempio il filo continuo, che hanno permesso di ottenere tagli efficienti che sfruttano al meglio il vento apparente grazie alle alte velocità che le nuove barche riescono a raggiungere.

Parasailor: la vela con le ali ispirata al parapendio

Ideati qualche anno fa dall’azienda tedesca Istec, gli originali spinnaker Parasailor sono stati una delle innovazioni più originali tra le vele di prua. Simili per dimensioni e forma a un tradizionale spinnaker, si caratterizzano per un’ampia fenditura al centro della pancia della vela ispirata alle ali utilizzate nel parapendio. Questa particolare conformazione serve a conferire maggiore efficienza e stabilità nelle andature portanti alla barca: il flusso d’aria che attraversa la vela infatti genera due forze la cui risultante è una spinta sia verso l’alto che in avanti di 45 gradi. Un effetto che riduce l’elevata tensione delle drizze e la tendenza all’ingavonamento della prua della barca. Inoltre garantisce una maggiore rigidità alla vela. Semplice da gestire, il Parasailor può essere armato sia con il tangone che murato a prua.

Spinnaker asimmetrici, ogni azienda ha il suo

Gli spinnaker asimmetrici sono semplici da manovrare e molto efficienti, tanto che ormai spesso sostituiscono il tradizionale spinnaker. Queste vele leggere infatti non hanno bisogno del tangone e delle classiche doppie manovre, si murano su un bompresso e possono essere utilizzate in un range di andature molto più ampio. Ne fanno parte sia gli MPS che la grande gamma dei gennaker, con forme diverse. Ogni produttore ha infatti il proprio gennaker asimmetrico numerato in ordine crescente partendo dallo 0 e in genere fino a 7. Anche se ogni azienda personalizza queste vele con materiali, forme, tagli e spessori propri, le sigle che li identificano fanno riferimento a tipologie riconosciute a livello internazionale, ognuna delle quali copre andature e intensità di vento diverse.

Le vele dall’A1 all’A4 sono armate in testa d’albero e il loro impiego può essere così suddiviso: la A1 Light è adatta per venti di intensità fino agli 8 nodi e per angoli che vanno dai 100 ai 120 gradi; la A2 Runner è impiegata per venti medi compresi tra gli 8 e i 20 nodi e angoli che vanno dai 120 ai 160 gradi; la A3 Reacher si usa per venti sostenuti che superano i 15 nodi e andature comprese tra i 130 e i 150 gradi; la A4 Heavy Runner si alza con venti oltre 20 nodi e andature tra i 140 e i 160 gradi. I modelli di spinnaker asimmetrici identificati con le sigle A5, A6 e A7 sono invece quelli che non vengono armati in testa d’albero, sono frazionati e quindi sono utilizzati con venti di intensità medio-alta nelle andature dal traverso al gran lasco.

Code 0: un genoa evoluto da vento leggero

Un discorso a parte tra le vele asimmetriche merita il Code 0. È infatti una vela di prua simile al genoa, ma più grande e leggera, derivata dai tradizionali drifter per venti deboli. In genere è realizzato in nylon o con laminati sintetici e si caratterizza per l’alta efficienza e la grande superficie della tela. Nella versione da regata ha una forma più piatta, con meno grasso ed è costruito con materiali a basso allungamento, come l’aramide o lo Spectra. Si utilizza molto nella bolina larga con angoli compresi tra i 45 e i 90 gradi e con venti reali che non superano i 10 nodi. È armato in testa d’albero, murato su un bompresso e solitamente è dotato di un avvolgitore che ne facilita l’uso. Spesso viene utilizzato con uno strallo di Kevlar o di Spectra sia sulle barche da regata che da crociera.

A cosa si deve il successo del Code 0? La sua diffusione è dovuta sia alle prestazioni che riesce a offrire in termini di velocità che alla sua facilità di gestione, complice la conformazione dei piani velici moderni che tendono sempre più ad avere la randa di dimensioni maggiori rispetto alla vela di prua. Il Code 0 in questo caso permette di sopperire a questa mancanza di superficie. Nelle competizioni il Code 0 è strettamente regolamentato da parametri di stazza: nelle regate Irc non è ammesso perché viene considerato un genoa più grande, mentre è ammesso nei sistemi di stazza Orc.

Quelle trinchette per navigazioni dure

Le vele di trinchetta, che gli anglossassoni chiamano “staysail”, sono armate su un apposito strallo a poppavia di quello principale con l’angolo di mura posto tra la prua e l’albero. Servono più che altro ad arretrare il centro velico a prua e rendere la barca più equilibrata con tempo duro. Gli ultimi modelli però sono diventati sempre più specifici. Oggi ne esistono due tipologie: gli upwind, utilizzati nelle andature di bolina e i downwind per quelle portanti. I primi hanno una forma piatta e sono resistenti anche con venti di forte intensità, mentre i downwind sono più leggeri ma con maggior grasso. Questi ultimi vengono alzati di solito insieme a un gennaker o a un’altra vela asimmetrica. Le trinchette oltre ad aumentare la superficie di tela, svolgono anche un importante ruolo di stabilizzazione perché abbassano il centro velico.

Jib Top, il fiocco da vento forte

Il Jib Top è una vela di prua la cui dimensione e forma è simile a quella di un fiocco medio, ma con l’angolo di scotta più alto. A differenza di quest’ultimo però è più pesante e resistente per essere impiegato con venti di intensità medio-alta. Va inferito sulla canaletta dello strallo e non è avvolgibile. Il suo ambito di utilizzo è piuttosto ridotto, dai 45 ai 70 gradi, caratteristica che ne indirizza l’impiego soprattutto sulle barche da regata.

Reacher, FFR e Code D

Tra le novità in tema di vele di prua c’è anche la cosiddetta MDTK, acronimo di Michel Desjoyeaux Trinquette. Si tratta di una vela di prua che può essere paragonata al Blaster Reacher: in pratica un fiocco di forma triangolare di piccole dimensioni con base alta, in modo da non opporre resistenza alle onde che spazzano la coperta. In questo modo navigando con mare formato non si rallenta la barca e non si danneggia la vela. Inoltre il punto di scotta molto alto permette manovre veloci.

Se l’evoluzione delle vele di prua da regata si concentra nel cercare tagli, forme e tessuti adatti per particolari angoli e intensità di vento, sui modelli di vele destinate all’uso in crociera la tendenza è di essere sempre più versatili e utilizzabili nelle condizioni più diverse. Soprattutto essere sempre avvolgibili. Un esempio relativamente recente è il Code D della Delta Voiles, un ibrido tra un gennaker e un Code 0 che può essere impiegato in andature da 60 a 140 gradi e da 160 a 180 gradi se armato con tangone. La vela ha una forma più grassa nella parte della balumina, come un gennaker, per favorire le andature portanti, mentre nella parte dell’inferitura è piatta come un Code 0 per agevolare così la risalita del vento.

Altra vela recente studiata per la crociera è la Flat Furling Reacher della OneSails. Un modello ibido tra un gennaker e un Code 0 dal quale differisce per l’angolo di scotta più alto, la costruzione in nylon e l’inferitura rifinita con un cavo antitorsione in Spectra. Viene murata su un bompresso e utilizzata per venti leggeri e con angoli compresi tra i 50 e i 140 gradi.

Insomma grazie al lavoro di ricerca che impegna progettisti e velai a migliorare le prestazioni dei bolidi da regata, le vele di prua stanno conoscendo un’evoluzione senza precedenti. In ballo non ci sono solo le performance dei moderni cabinati e multiscafi che sfruttano meglio il vento, ma anche la sicurezza e la facilità d’uso di queste attrezzature che rendono la vela ancora più bella, popolare e affascinante.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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