Stefania Conte viaggia da sempre, anche per mare: da sola, in compagnia, per cercare, per fuggire, per guarire, per condividere, per ispirarsi e per isolarsi. Lo fa senza grandi budget e soprattutto concedendosi il lusso del tempo. Ce lo racconta nel suo libro #VagabondinGirl, un po’ manuale, un po’ diario di viaggio, un po’ autobiografia. Multiforme, intenso e consapevole, proprio come lei.

Viaggiare. Come si ritrova il senso autentico del viaggio in questo mondo moderno di voli low cost, vacanze “tutto compreso” e villaggio globale? I nostri viaggi sono per lo più spostamenti “usa e getta”: si cambia aria per svagarsi, cercare un lavoro, passare le ferie, fare sport, seguire un’evento, scansare i problemi quotidiani o piuttosto digerire un amore finito. Oggi poi si viaggia soprattutto sul web che ci porta il mondo in casa, o almeno così ci pare. Navighiamo in ogni dove senza muovere un passo dalla scrivania. Altro che preparare lo zaino.

Per il resto passiamo il tempo a scattare e guardare migliaia di foto di viaggio esibite sui social network come vessilli di una vita intensa, dinamica e felice, ma del viaggio reale in tutte quelle istantanee si respira ben poco. Sono pose appunto, selfie di gente che si sposta più ansiosa di sfoggiare al mondo la nuova meta che di viverla appieno. I viaggi più tristi poi sono i cosiddetti “viaggi avventura”, una formula furba di vacanza itinerante di gruppo in cui il massimo dell’ignoto e del singolare che può succedervi sono trovare antipatica la guida e smarrire il vostro ombrello.

Nei viaggi per il mondo la voglia di raccontarsi

Pensavo a tutto questo mentre leggevo il bel libro di Stefania Conte dal titolo “#VagabondinGirl, Come girare il mondo lavorando in cambio di vitto e alloggio ed altri consigli liberamente tratti dalla mia vita”. Che questa ragazza fosse un’inguaribile vagabonda l’avevo scoperto l’anno scorso quando mi aveva scritto da un catamarano che navigava ai Caraibi e scorrazzava in giro velisti e appassionati di kitesurf tra lagune di acqua cristallina e spiagge tropicali. Mi era arrivata in quella email tutta la sua intraprendenza, la voglia di vivere esperienze poco ordinarie e raccontarle attraverso i suoi occhi sgranati e la sua penna efficace.

Mentre viaggiava Stefania teneva il passo dei suoi vagabondaggi aggiornando periodicamente il suo blog con testi, foto e video. Poi è arrivato il libro, scritto per mettere ordine agli appunti sparsi, per spiegare come si può viaggiare in maniera sostenibile senza grandi budget e soprattutto per raccontare il senso del suo girovagare per il mondo.

Stefania e kite

Viaggiare low budget si può, grazie al web

#VagabondinGirl è un libro originale per certi versi: un po’ manuale, un po’ diario di viaggio, un po’ autobiografia. Stefania viaggia per lo più da sola e per ammortizzare le spese e non sentirsi “turista” neanche un po’ utilizza due piattaforme web molto efficaci che non tutti conoscono. La prima è Workaway, un portale che fa incontrare domanda e offerta di lavoro in tutto il mondo, con una particolarità: non c’è scambio di soldi, ma di tempo. In pratica si mettono a disposizione abilità e talento nei settori più disparati e in cambio si riceve vitto e alloggio. Si crea un profilo personale, si valutano le offerte in base alla destinazione e si invia la candidatura. Si può lavorare in aziende agricole, ostelli, B&B, parchi, a bordo di barche, e così via. L’attività può durare pochi giorni, qualche settimana o diversi mesi.

La seconda piattaforma on line che utilizza Stefania Conte è in realtà una comunità, quella di Couchsurfing che tradotto letteralmente significa “surfare i divani”, ovvero dormire in un divano qua e in un letto là. In questo caso si scambia tempo per un alloggio, che può essere anche la cabina di una barca. Anche qui si compila un profilo e si chiede e si offre ospitalità non per soldi, ma per il gusto di ospitare, conoscere gente, condividere interessi e passare del tempo insieme.

Addugliare cime

Hawaii, Australia e Caraibi, lavorando e perdendo tempo

Grazie a questi due strumenti Stefania nel suo libro racconta di come ha soggiornato in Brasile in un ostello gestito da volontari, ha lavorato a Maui in una piantagione di noci di cocco e ananas, ha navigato in Australia a bordo di un catamarano a vela, ha dormito in Nuova Zelanda ospite di un pittore hippy, di come ha girovagato tra le isole dei Caraibi ed esplorato Capoverde. Tutte esperienze intense, positive, sorprendenti per certi versi, perché restituiscono un mondo molto più generoso, aperto e pacifico di come ce lo raccontano tv e giornali, persi nel loro gusto per il “drama” e la fame di “thrilling”.

Nel suo #VagabondinGirl Stefania Conte spiega tutto ai lettori come si farebbe a un amico: come gestire al meglio questi nuovi strumenti di viaggio, come si evitano disagi e contrattempi, come si può impiegare al meglio il proprio tempo o perderlo in maniera altrettanto gratificante, come conoscere persone interessanti e immergersi in territori che finiscono col diventare familiari.

Spiaggia Caraibi

Perché si viaggia? Per fotografarsi dentro…

Poi il libro cambia registro e diventa autobiografia, come una sorta di vagabondaggio, ma questa volta dell’anima. Forse è la parte più interessante di #VagabondinGirl perché si affronta il tema dell’indipendenza, dell’essere madre e compagna, dei valori che si sono ricevuti e si vuole trasmettere, del viaggio inteso come terapia benefica per depurarsi, per migliorarsi, per crescere e nel frattempo tornare bambini. Eccolo allora il senso del viaggiare per Stefania Conte ma anche per tutti noi: si viaggia per non smettere di curiosare attorno al mondo che ci circonda, un mondo che se non ci mettiamo il naso e le mani e i piedi dentro, rimane giusto uno sfondo, buono solo per farsi un selfie. Buona lettura, anzi buon vagabondaggio!

Guarda il blog e acquista il libro:

https://vagabondingirl.travel.blog

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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