Un film racconta Andrea Romanelli, velista scomparso in Atlantico

Nel documentario “No more trouble – Cosa rimane di una tempesta” Tommaso Romanelli racconta l’incidente in Atlantico che coinvolse suo padre Andrea, progettista e velista, mentre era imbarcato su “Fila” di Giovanni Soldini.

Una delle pagine più tristi e tragiche nella storia della navigazione d’altura italiana fu quando il 4 aprile del 1998 l’ingegnere e progettista Andra Romanelli morì in Atlantico mentre era imbarcato su “Fila” la barca da regata di Giovanni Soldini. Mentre il monoscafo era impegnato in un tentativo di record di velocità durante una tempesta la barca venne ribaltata da un’onda anomala.

Di recente il figlio di Romanelli, Tommaso, a distanza di 25 anni da quella tragedia ha realizzato un intenso documentario dal titolo “No more trouble – Cosa rimane di una tempesta” in cui ricostruisce i fatti di quell’incidente e in qualche modo rende omaggio al papà. “C’erano queste videocassette che giravano per casa – spiega Tommaso – Ci ho messo 25 anni per vederle. Un giorno, durante il Covid, ho recuperato un vecchio lettore Vhs. Mi è apparso lui. È stato potentissimo: ho visto questa persona che mi somigliava, si muoveva come me, parlava come me. Ho capito che il mio malessere doveva passare attraverso l’analisi della figura paterna”.

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Andrea Romanelli

Una tragedia che sconvolse la comunità velica

La morte di Andrea Romanelli fece molto scalpore all’epoca perché Giovanni Soldini era lo skipper italiano più popolare e il suo tentativo di record a bordo di una barca avveniristica lanciata nel “Quaranta Ruggenti” era il simbolo di una navigazione estrema ed epica. Non solo, ma era stato Andrea Romanelli a progettare “Fila”.

L’incidente avvenne di notte sulle coordinate 47°47’N 13°50°W, cioè in pieno Atlantico. Quando l’onda anomala si abbattè sulla barca in quel momento c’erano in pozzetto due membri dell’equipaggio, Andrea Romanelli e Andrea Tarlarini. Entrambi vennero sbalzati fuoribordo. Sullo scafo era stato installato un boccaporto di sicurezza ribattezzato “no more trouble” proprio per rientrare nella barca in situazioni come questa. Solo Tarlarini però ci riuscì. Di Romanelli si persero le tracce e svanì tra le onde. Suo figlio Tommaso all’epoca aveva solo 4 anni.

Andrea Romanelli

Tante voci per raccontare un uomo ricco di passione

Nel lungometraggio “No more trouble – Cosa rimane di una tempesta” Tommaso Romanelli ha rintracciato tutti i velisti a bordo quella notte, compresi Giovanni Soldini e Andrea Tarlarini, e oltre all’incidente racconta chi era il padre, le sue passioni, la progettazione navale, le barche che possedeva, la navigazione e la vita in mare. La sua è una storia tragica, ma anche ricca di vita che a distanza di 25 anni è ancora straordinariamente potente.

In una curiosa legge del contrappasso nel 1999, l’anno dopo la morte del padre di Tommaso, Giovanni Soldini salverà dal naufragio nel Pacifico del Sud la velista francese Isabelle Autissier durante il giro del mondo in solitario che vincerà proprio su “Fila”, lo scafo disegnato da Andrea Romanelli.

GUARDA IL TRAILER DEL DOCUMENTARIO:

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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