L’incontro con le spine velenose di una tracina è molto comune lungo le coste italiane e del Mediterraneo. Capita a velisti e armatori di yachts che scendono a terra, nuotatori e appassionati di watersports. Ecco cosa fare in caso di puntura.
Il mare e i suoi fondali sono pieni di bellezze e pesci meravigliosi. Purtroppo tuttavia nascondono anche qualche insidia e animali pericolosi, come per esempio le tracine la cui puntura è molto dolorosa e oltre a rovinare una giornata può avere effetti collaterali anche gravi nei soggetti più sensibili.
Per coloro che navigano a bordo di gommoni, barche e yachts, fermandosi magari in qualche baia o in spiaggia per un bagno o una passeggiata sul lungomare, è bene informarsi sulla possibilità di incontrare eventuali tracine e cosa fare in caso si riporti una puntura, specie in caso di bambini.

“Pesci ragno”, diffusi in tutto il Mediterraneo
Le tracine, conosciute anche come “pesci ragno”, appartengono alla famiglia Trachinidae, specie diffuse soprattutto nei mari europei. Si trovano nel Mediterraneo, ma anche nel Mar Nero, nell’Atlantico orientale, nel Mare del Nord e nelle aree costiere europee. Tali pesci vivono esclusivamente in mare, in particolare su fondali sabbiosi o fangosi, abitualmente entro i 30 metri di profondità, anche se sono state segnalate a profondità maggiori, sino a 150 metri.
Sul fondo del mare le tracine si mimetizzano perfettamente ed è molto difficile individuarle dalla superficie, anche in acque poco profonde. Il pericolo si nasconde nelle spine dorsali (da 5 a 7) del pesce che sono robuste e velenose. In condizioni di riposo sono abbassate, ma vengono erette appena la tracina si sente disturbata (ad esempio dall’avvicinarsi di bagnanti) o quando caccia le prede. Le spine dorsali sono collegate a un tessuto spugnoso che produce veleno.
Un veleno di più sostanze tossiche
ll veleno delle tracine è ancora poco noto, ma contiene una miscela di più sostanze tossiche di natura proteica e, tra queste, la più nota è la dracotossina, una molecola molto instabile che ha una azione emolitica (distrugge le cellule del sangue) ed è sensibile alla temperatura. Sono presenti anche altre sostanze nel loro veleno, come la serotonina e l’istamina, che contribuiscono alla reazione alla puntura, ma provocano anche reazioni generali, come il senso di panico che subentra nelle persone immediatamente dopo essere state punte. Oltre a forti dolori, le spine velenose di una tracina possono causare forti dolori, gonfiore e, nei casi più gravi, persino arresto cardiaco.
La tracina può anche rappresentare un pericolo per tutti gli appassionati di sport acquatici compresi i velisti e i diportisti. Ad esempio, se si getta l’ancora in acque poco profonde e il fondale è raggiungibile a piedi. Ma anche una semplice traversata in gommone verso riva può concludersi in modo doloroso.

Cosa fare in caso di puntura di tracina
Soprattutto in estate, le tracine si avvicinano infatti alle acque poco profonde per accoppiarsi, dove si sdraiano sul fondale, praticamente invisibili agli esseri umani. Solo gli occhi sporgono dalla sabbia. Questo comportamento li rende particolarmente pericolosi per coloro che camminano a piedi nudi nell’acqua. Sarebbe bene sempre proteggersi indossando dei calzari in neoprene o delle scarpette in gomma, quando si passeggia a lungo in acque basse o si scende dalla barca.
In caso di puntura di tracina, la prima cosa da fare è immergere la parte colpita in acqua calda (tra 37 e 45 gradi) per circa 30-90 minuti, per disattivare il veleno che è termolabile. Successivamente, è consigliabile pulire accuratamente la ferita con acqua e disinfettarla, e se necessario, rimuovere eventuali frammenti di spina con una pinzetta, facendo attenzione a non utilizzare le mani nude. Se il dolore persiste o compaiono altri sintomi come febbre, nausea, vomito, o difficoltà respiratorie, è importante consultare immediatamente un medico o recarsi al pronto soccorso.
