Stanislas, a 18 anni kiter morto per colpa di un’elica

Nell’aprile del 2019 durante una lezione di kitesurf presso la scuola francese di Les Glenans, un ragazzo è morto dopo essere stato colpito dalle pale dell’elica del gommone che lo stava recuperando. L’inchiesta sull’incidente ha aperto il dibattito sull’uso obbligatorio delle gabbie di protezione dell’elica per i fuoribordo.

Stanislas era un ragazzo francese di 18 anni e voleva imparare il kitesurf. Aveva chiesto ai genitori di iscriverlo a un corso per principianti organizzato presso Les Glenans, una delle scuole di vela più conosciute e apprezzate al mondo che ha il suo quartier generale a Paimpol, nell’omonimo arcipelago nel Nord della Francia. Così la scorsa primavera, lui originario di una cittadina nei pressi di Parigi, era partito per coronare il suo sogno.

Quel sogno di planare sull’acqua trainato da un kite tuttavia non è riuscito a realizzarlo. Lo ha sfiorato, lo ha appena assaporato, poi le pale dell’elica di un gommone hanno messo fine a tutto. È morto così nel pomeriggio del 28 aprile dopo una giornata di lezioni, mentre stava per essere recuperato e riportato a terra.

La lezione in gommone si trasforma in tragedia

In quel tratto di costa, come avviene comunemente anche in altre parti del mondo, le lezioni di kitesurf si svolgono lontano dalla spiaggia. Gli allievi preparano le attrezzature a terra e con una barca raggiungono l’acqua alta. Gli istruttori li aiutano quindi a lanciare il kite e gli danno istruzioni rimanendo a bordo. Così aveva fatto Stanislas quel giorno prendendo confidenza con i primi bordi sulla sua tavola. Al termine della lezione era quindi pronto per essere recuperato e rientrare alla base sull’isola di Penfret. Erano le 15,30 circa. A quel punto il gommone con l’istruttore, che seguiva nel frattempo anche altri allievi, ha puntato nella sua direzione e quando è arrivato in prossimità del ragazzo ha messo la marcia del motore in folle per iniziare le operazioni di recupero.

A bordo del mezzo c’erano altri due passeggeri. Uno di loro era seduto nei pressi della manetta di controllo del propulsore e a causa del rollio della barca ha perso l’equilibrio. Con il corpo ha colpito accidentalmente il dispositivo inserendo la marcia avanti. Il gommone ha preso velocità e ha investito Stanislas ferendolo gravemente con le pale dell’elica del motore.

La corsa in elicottero, la sala operatoria, poi il buio

Subito dopo l’incidente il giovane kiter era ancora vivo ma incosciente ed è stato subito dato l’allarme per tentare di salvarlo. Un elicottero Dragon 29 con a bordo una squadra medica è decollato dalla Cornovaglia e dopo avere imbarcato il ragazzo alle 15,45 lo ha trasportato all’ospedale di Quimper-Concarneau. I chirughi si sono messi subito al lavoro tentando di rianimarlo ma non c’è stato nulla da fare: Stanislas è stato dichiarato morto alle ore 18,55.

La tragedia ha gettato nel più profondo sconforto la famiglia del ragazzo ovviamente, ma anche gli stessi i dirigenti della scuola Les Glenans, gli altri allievi che hanno assistito alla scena e tutta la comunità di velisti e kiter che nelle ore successive hanno appreso la notizia. La domanda per tutti era: come è potuto accadere? Sull’incidente è stata aperta un’inchiesta da parte del Bureau d’enquête sur les événements de mer (BEAmer), un organo ufficiale che si occupa di stabilire le cause degli incidenti in mare.

Le conclusioni dell’inchiesta

Lo scorso novembre è stato quindi pubblicato il rapporto dei commissari in cui si possono leggere le seguenti conclusioni:

– Barca troppo potente

Il gommone semirigido utilizzato durante la lezione di kitesurf pur rispettando gli standard in vigore aveva un propulsore troppo potente e dunque inadatto all’attività didattica. Il mezzo infatti quel giorno era stato utilizzato in sostituzione di quello ordinario che aveva un’avaria.

– Acceleratore troppo sensibile

La stessa manetta di controllo del propulsore era troppo sensibile, al punto da essere attivata da un colpo involontario e accidentale che ha disinserito la posizione di folle e inserito la marcia in avanti.

– Ignoranza sul sistema di sicurezza

La commissione ha rilevato la scarsa conoscenza da parte degli istruttori della scuola della possibilità di attivare un sistema di sicurezza che agisce sull’alimentazione del motore di bordo spegnendolo immediatamente in caso di emergenza.

– Dispositivi di sicurezza non obbligatori

I commissari della BEA-Mer hanno stabilito che “nessuno dei dispositivi tecnici che avrebbero prevenuto o limitato l’incidente, è obbligatorio o regolamentato dalla normativa attuale”. Tra questi in particolare la gabbia di protezione dell’elica.

La famiglia e l’appello alla sicurezza in acqua

Proprio sull’onda di quest’ultimo rilievo dell’inchiesta i genitori di Stanislas stanno attualmente conducendo in Francia una battaglia affinché lo Stato renda obbligatorio per le barche a motore dotate di fuoribordo, di proteggere le loro eliche con degli speciali collari o gabbie.

La scuola di vela dei Les Glénans è stata tra le prime ad accogliere l’appello della coppia e dotare, in via sperimentale, tutti i loro gommoni di assistenza e soccorso con dei collari di plastica che dovrebbero evitare a chi è in acqua di venire a contatto con le eliche. Ma dopo avere utilizzato i dispositivi i responsabili della scuola sono arrivati alla conclusione che le gabbie o i collari sono utili a limitare gli incidenti e alzare il livello di sicurezza, ma non sono sufficienti e, in particolare, per i motori sotto i 30 Hp potrebbero essere addirittura controproducenti.

Meglio una vita in meno o eliche più efficienti?

Infatti con motorizzazioni piccole, le pale dell’elica risentono della presenza delle protezioni e diventano meno manovrabili ed efficienti nella spinta. Les Glénans conclude che, probabilmente, l’unico modo per evitare incidenti con le eliche sarebbe quello di eliminarle e sostituire i propulsori con dei motori a getto, ma che in mancanza dei motori a getto i collari o le gabbie per le eliche sono altamente consigliabili, nel bilanciamento tra aspetti positivi e quelli negativi. La questione rimane aperta, non solo per Stan, ma per tutti i kiter che vogliono solo imparare a planare e le scuole che possono regalare sogni.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.