Spesso li si ricorda solo come un incubo da mandare a memoria per passare l’esame di patente nautica. In realtà l’utilità e l’importanza dei segnali cardinali è nota a chi naviga sul serio lungo costa. Ecco cosa significano, come si leggono e quando fanno la differenza in termini di sicurezza.

Negli ultimi anni la tendenza della nautica da diporto è quella di rendere le barche sempre più simili alle automobili in termini non solo di comfort a bordo, ma soprattutto di supporto tecnologico. Devi pianificare la rotta? C’è il Gps portatile. Vuoi fare il punto nave? Basta leggere il chartplotter. Problemi ad ancorare in rada? Semplice, con un’App sullo smartphone. L’utilizzo di questi dispositivi è sempre più diffuso tra i diportisti che non vedono l’ora di facilitarsi la vita in mare. Il rischio però è quello di alimentare una cultura marinara usa e getta. La tecnologia è grandiosa, è l’evoluzione naturale del benessere, della ricerca scientifica, dell’economia, ma deve essere un complemento alle proprie abilità, alle conoscenze personali, al saper fare che impone comunque la navigazione. L’idea che grazie a tutti i dispositivi elettronici di bordo la sicurezza in mare è sempre garantita è abbastanza illusoria.

Basta un black out elettrico, una batteria che non si può ricaricare, un guasto di qualsiasi tipo e il marinaio tecnologico va alla deriva. Chi vuole davvero navigare in sicurezza non può prescindere dallo studio, dalla fatica, dalla curiosità di imparare. Disegnare la rotta su una carta nautica, utilizzare un sestante, prendere un rilevamento sotto costa, devono essere operazioni che non possono essere abbandonate a favore di un assistenza tecnologica utile ma anche aleatoria.

Così come è fondamentale conoscere le norme che regolano la navigazione, ricordarle a distanza di tempo, capirle a fondo e non solo impararle a memoria per passare l’esame di patente nautica. Tra queste ci sono per esempio i segnali cardinali, conosciuti nel gergo marinaro anglosassone come “Cardinal Marks”. Sono importanti perché indicano dove si trova un pericolo per la navigazione e, di conseguenza, dove passare per trovare acque libere. Di fronte a un segnale di questo tipo chi naviga non può avere dubbi sul suo significato, soprattutto se si viaggia a una velocità di crociera sostenuta veloci e in zone di mare sconosciute.

I segnali cardinali, un aiuto prezioso sotto costa

I segnali cardinali sono costituiti da mede, ossia delle strutture rigide solidali con il fondale per tenere il punto di pericolo anche in presenza di vento e correnti. La parte che emerge dall’acqua è il segnale vero e proprio che prende il nome dai punti che indicano le quattro direzioni principali lungo le quali ci si può muovere su una superficie: nord, est, sud e ovest. Il compito dei segnali cardinali è quello di avvisare i diportisti che in quella specifica zona di navigazione è presente un pericolo, come per esempio secche, relitti, scogli o ancora un tratto di mare interessato da forti correnti e così via. Si tratta di segnali immediati e inequivocabili. Ognuno di essi avvisa l’equipaggio di passare con la barca in un certo punto perché dall’altra parte c’è un pericolo.

La zona a rischio e quella invece libera alla navigazione sono indicate da una sequenza di colori, il giallo e il nero, e da una coppia di coni o di indicatori triangolari. Inoltre per svolgere la sua funzione anche durante le ore notturne ogni segnale cardinale ha un indicatore luminoso con un codice specifico per ogni direzione.

Comprendere la logica dei segnali per ricordarli sempre

Per ricordare il messaggio di pericolo dei segnali cardinali si possono naturalmente imparare tutti a memoria, ma quest’ultima a distanza di tempo può tradirci per quei segnali che non incontriamo spesso. Molto meglio è capire a fondo la logica che sta dietro a ogni segnale per non dimenticarla più.

Il messaggio di un segnale cardinale è sempre lo stesso: “Qui c’è un pericolo, passa lì”. Per esempio se è indicato il segno Sud significa che bisognerà navigare a Sud del segnale, perché il pericolo è a Nord e così via. Partiamo dai coni, che sono i più immediati da capire. Ogni cardinale ne ha due. Se le punte sono entrambe rivolte verso l’alto, il segnale indica il Nord, se sono entrambe rivolte verso il basso, il segnale indica il Sud. Se le punte sono convergenti con una forma che ricorda una clessidra, è indicato l’Ovest, mentre se le due punte sono divergenti si deve passare a Est. Per evitare di fare confusione può essere utile associare l’idea della clessidra (il tempo che passa) al tramonto, quindi all’Ovest, dove il sole si corica. Oppure riconoscere nel modo in cui sono posizionati i due coni rispettivamente il disegno della W di Ovest, e la E di Est.

Comprendere il codice di colori

Come ricordare invece il codice dato dall’alternanza tra giallo e nero? Ricordate che il nero rappresenta la punta dei coni e il giallo la base degli stessi. Quindi una meda o una boa, un cardinale, insomma, che ha una fascia nera in alto ha anche le punte dei coni verso l’alto e quindi dice: passare a Nord. La fascia nera in basso che equivale a punte in basso e giallo in alto è: passare a Sud. Se le punte sono convergenti, ci sarà una banda nera un mezzo e il giallo sarà sopra e sotto: passare a Ovest. Se le punte sono divergenti, il cardinale avrà il giallo in mezzo e le fasce nere alle estremità: passategli a Est.

Navigando di notte seguire le luci

Di notte i segnali cardinali parlano attraverso la luce emettendo brevi lampi o scintilli Anche qui c’è una logica che sfrutta due riferimenti immediati per i navigatori: la bussola e l’orologio. Immaginate che il Nord sia alle 12, di conseguenza l’Est è alle 3, il Sud alle 6 e l’Ovest alle 9. Infatti i messaggi luminosi inviati sono: scintillio continuo (o comunque con un numero di lampeggi maggiore di 12) indica il Nord; 3 scintillii indica l’Est; 6 scintillii più un lampo lungo, indirizza verso Sud; 9 scintillii significano Ovest.

Ricordiamo che i segnali cardinali fanno parte dei segnalamenti marittimi ottici che servono a rendere più sicura e facile la navigazione costiera. Sono situati sulla costa, all’entrata dei porti, sulle dighe foranee, sui promontori, sugli scogli, sulle secche ma possono essere anche galleggianti in mare. Per la loro stessa funzione, i segnali cardinali devono essere facilmente visibili e identificabili, ed essere riportati sulle carte o sui documenti nautici.

Navigazione stimata, un’arte marinara mortificata dal gps

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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