Sicilia e relitti in mare, un patrimonio archeologico da tutelare

Attraversato da navi dell’antica Grecia e sorvolato dagli aerei militari durante la Seconda Guerra Mondiale, il Mare di Sicilia custodisce centinaia di relitti. Il ricercatore subacqueo Mimmo Macaluso propone la creazione di un museo internazionale.

Il Mare di Sicilia è quello con il più alto numero di relitti sul pianeta. Di fatto un immenso “cimitero” di antiche navi greche e romane affondate in battaglia o dopo aver subito l’attacco dei pirati in Mediterraneo. Ma anche navi moderne depredate o naufragate mentre trasportavano merci. Tanti anche gli aerei e caccia militari che hanno sorvolato il Sud della Sicilia e che sono stati abbattuti durante la Seconda Guerra Mondiale quando tra i campi di aviazione di Sciacca e Castelvetrano infuriavano furiose battaglie.

Ognuno di questi relitti ha una sua storia avvincente, a volte svelata da ricostruzioni dettagliate. Altre rimasta ignota. Per esempio, a 50 metri di profondità davanti a San Vito c’è il relitto della “Kent”, nave turco cipriota affondata in circostanze misteriose dopo esser stata incendiata nel 1978. Forse dopo aver consegnato un carico di AK 47 alla mafia siciliana. Ufficialmente però trasportava copie del Corano.

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Relitti Sicilia

A Ribera un monumento per le vittime di naufragi

I relitti avvistati e ritrovati nei fondali di fronte alla costa meridionale della Sicilia sono così numerosi che sul litorale di Seccagrande, a Ribera, è stato realizzato un monumento a memoria delle migliaia di persone che in mare, su quei relitti, hanno trovato sepoltura. Sono marinai, armatori, piloti, soldati i cui corpi in molti casi non è stato possibile recuperare. È composto da due ancore della nave “Angelika” naufragata mentre navigava tra la Francia e la Grecia ai primi del ‘900 e dai mattoni che stava trasportando.

Il fascino di questi relitti è immenso e sono tanti i sub che si immergono per ammirarli. Si tratta tuttavia di immersioni ad alto rischio che vanno preparate con cura e senza tralasciare dettagli che potrebbero essere fatali. Ad esempio, può accadere di rimanere incastrati nel relitto. Va evitato di entrare in luoghi troppo angusti. Così come va controllata l’attrezzatura e vanno rispettate tutte le misure di sicurezza. Infine ci si deve sempre muovere in coppia, mai da soli.

Relitti Sicilia

L’idea di un museo internazionale Unesco

C’è poi un problema di tutela di questi relitti, verso i quali spesso c’è un’attrazione quasi morbosa. Le navi più celebri vengono spesso sistematicamente saccheggiate. A volte per recuperare i carichi o gli allestimenti si arriva a effettuare dei fori utilizzando dell’esplosivo. La tutela dei relitti antichi dovrebbe essere un imperativo. Un relitto è un frammento di epoca che resta congelato nel momento del naufragio, racconta la storia della nave, cosa trasportava, l’architettura navale, la rotta che stava compiendo.

“Questi relitti raccontano la nostra storia e vanno tutelati”, dice il ricercatore subacqueo Mimmo Macaluso, tra i più grandi conoscitori dei relitti affondati in questi mari. Lo stesso Macaluso propone la creazione di un museo internazionale sotto l’egida dell’Unesco perché ogni relitto è un frammento di epoca che resta congelato nel momento del naufragio. “La mia idea – spiega – “con la è quella di creare un museo internazionale sotto l’egida dell’Unesco per conservare in questo tratto di mare così ricco di storia questi relitti che fanno parte del patrimonio dell’umanità”.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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