Scopre tesoro romano sommerso, ma niente ricompensa: la beffa del sub sardo

Un subacqueo fa una scoperta archeologica sensazionale nelle acque di Arzachena, Sardegna, recuperando un’enorme quantità di monete romane. Ma la gioia si trasforma in amarezza quando la giustizia gli nega il premio, definendo la sua ricerca non “fortuita”.

Tesoro ritrovato, ma niente ricompensa. La storia ha dell’incredibile: Davide Azara, un sub sardo, si è imbattuto in uno dei più grandi tesori numismatici mai rinvenuti nei fondali italiani. Un’impresa che ha subito comunicato alle autorità, collaborando attivamente nelle operazioni di recupero. Eppure, questa diligenza non gli è valsa la ricompensa che sperava. Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sardegna ha infatti respinto il suo ricorso, negandogli il premio previsto per i ritrovamenti archeologici.

Era il 25 maggio 2023 quando Azara, al largo di Capriccioli, nel territorio di Arzachena, si trovò di fronte a uno spettacolo mozzafiato: un’enorme quantità di monete romane in bronzo, tra le 30.000 e le 50.000, risalenti alla prima metà del IV secolo d.C. Le monete, in uno stato di conservazione eccezionale, erano accompagnate da frammenti di anfore di produzione africana e orientale. Una scoperta definita dal Ministero della Cultura come “una delle più importanti degli ultimi anni”.

tesoro romano
Photo credits: RaiNews.

La denuncia alle autorità e la collaborazione

Dopo avere notato alcune anomalie sul fondale, Azara risalì in superficie per recuperare un “metal detector”, che confermò la presenza di una grande massa metallica. Conscio dell’importanza della scoperta, il sub avvisò immediatamente le autorità: il sindaco, la Soprintendenza, i Carabinieri e la Guardia Costiera. Si attenne scrupolosamente alle istruzioni ricevute per la conservazione temporanea dei reperti e li consegnò poche ore dopo. Nei giorni successivi, collaborò attivamente alle prime ricognizioni ufficiali sul sito.

Forte del suo gesto civico, nel novembre successivo Azara presentò al Ministero la richiesta di un premio, come previsto dal Codice dei beni culturali per chi effettua un ritrovamento archeologico fortuito. Ma l’amministrazione ha risposto picche, adducendo la mancanza di un requisito fondamentale: la fortuità della scoperta. Secondo il Ministero, e confermato dal TAR, la scoperta fortuita è quella che avviene per caso, senza essere prevista o prevedibile.

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Photo credits: Sardegna Turismo.

Il “metal detector” incriminato

Nel caso di Azara, la presenza del “metal detector” a bordo dell’imbarcazione e le sue stesse dichiarazioni, nelle quali parlava di “verifiche” effettuate con lo strumento, sono state considerate prove sufficienti per escludere la casualità del ritrovamento del tesoro. I giudici hanno precisato che l’uso del metal detector non preclude automaticamente il diritto al premio, ma nel caso specifico, ha fatto emergere un’attività orientata alla ricerca di beni culturali.

La sentenza del TAR ha suscitato grande clamore e amarezza. Una scoperta di valore storico e scientifico inestimabile, destinata ad arricchire il patrimonio nazionale, non porterà alcun beneficio economico al suo scopritore. Resta ora aperta la possibilità di un ricorso al Consiglio di Stato. Nel frattempo, il tesoro appartiene allo Stato, ma la fortuna, almeno secondo il TAR, non è dalla parte di Davide Azara.

Photo credits immagine apertura: Ministero della Cultura.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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