Un drone sottomarino rivoluziona la pulizia dello scafo

Addio a scali alaggio costosi e fatiche stagionali. Grazie a un’ingegneria marina d’avanguardia e a materiali ad altissima tecnologia, un robot cingolato italiano pulisce la carena direttamente in acqua con massima precisione e zero manutenzione.

La battaglia contro il biofouling è antica quanto la navigazione stessa. Ogni armatore, appassionato o professionista del mare conosce fin troppo bene la sensazione: bastano poche settimane d’ormeggio estivo per vedere trasformata una carena performante in un ecosistema di alghe, balani, denti di cane e mitili. Il risultato? Velocità ridotte drasticamente, consumi di carburante alle stelle e l’immancabile, costosa routine del tirare a secco l’imbarcazione per la pulizia di inizio stagione.

E se a prendersi cura dell’opera viva fosse una macchina autonoma, in grado di operare direttamente immersa nel proprio elemento senza dover mai far uscire la barca dal suo posto barca?

robot pulizia carena

L’innovazione tricolore che sfida la vegetazione marina

Da questa visione nasce KeelCrab, una soluzione sviluppata dai tecnici e dai progettisti dell’azienda italiana Aeffe Srl. Si tratta di un drone sottomarino compatto, telecomandato e cingolato, progettato specificamente per scivolare lungo le linee dello scafo e rimuovere con accuratezza ogni forma di incrostazione organica.

Il funzionamento, all’apparenza, sembra di una semplicità disarmante. L’operatore o il diportista posiziona il dispositivo in acqua e, grazie a un radiocomando dotato di visuale in tempo reale restituita da una telecamera integrata, guida il robot lungo la superficie sommersa. Nel frattempo, un sistema a doppia spazzola rotante lavora energicamente sullo scafo per staccare il strato vegetale prima che si strutturi in formazioni calcaree più ostiche.

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Il segreto dell’aderenza: un’aspirazione d’alta quota

Dietro questa apparente semplicità gestuale si cela una sfida ingegneristica di notevole complessità. Per far sì che il robot KeelCrab non galleggi o non perda il contatto con la carena lungo i profili curvi della sentina o della ruota di prua, gli ingegneri di Aeffe hanno integrato una potente pompa centrale.

Questa unità di aspirazione genera un idrodinamico “effetto ventosa” che tiene la macchina letteralmente incollata alle superfici dello scafo, mentre i cingoli gommati garantiscono la spinta di avanzamento. Un equilibrio delicato tra forza di adesione e fluidità di movimento, pensato per operare in un ambiente aggressivo e altamente corrosivo come quello salmastro.

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La svolta meccanica: la sfida dei rulli di trasmissione

Se il principio d’aspirazione risolve la tenuta, l’ambiente marino impone vincoli severissimi sulla meccanica di scorrimento. “Trovare la giusta architettura per il supporto dei quattro rulli di trasmissione è stato uno dei rompicapo più complessi dell’intero sviluppo – spiega Mattia Pagani, ingegnere del team di progettazione di Aeffe – la necessità fondamentale era individuare un componente estremamente robusto, immune all’acqua di mare e privo di manutenzione intensiva, senza appesantire la struttura complessiva dell’automa”.

L’impiego dei classici cuscinetti a sfere in acciaio, pur se protetti, si è rivelato subito un punto debole. Il costante contatto con il sale e l’umidità avrebbe innescato inevitabilmente processi corrosivi, grippaggi e frequenti fermi macchina. L’alternativa in acciaio inox, oltre ad avere costi proibitivi, avrebbe incrementato in modo eccessivo il peso finale del robot.

Polimeri ad altissime prestazioni per sfidare la corrosione

La svolta tecnica è arrivata attraverso la collaborazione con Igus, realtà leader nei componenti in materiale plastico tecnico. I tecnici hanno selezionato i cuscinetti a strisciamento realizzati in “Iglidur X”, una matrice polimerica avanzata concepita per resistere alle sollecitazioni più estreme.

A differenza delle materie plastiche tradizionali, questo specifico polimero presenta un tasso di assorbimento dell’acqua pressoché nullo. La stabilità dimensionale dei componenti rimane invariata anche dopo lunghi periodi di immersione continuativa in acqua salata, garantendo la massima precisione meccanica e un’affidabilità costante nel tempo.

Leggerezza, lubrificazione a secco e risparmio operativo

La scelta della plastica tecnica del KeelCrab ha portato un triplo vantaggio:

Riduzione del peso. I cuscinetti in polimero garantiscono un abbattimento della massa di circa l’80% rispetto alle equivalenti soluzioni metalliche, lasciando il drone leggero e maneggevole da movimentare dal ponte o dal banchina.

Zero lubrificanti esterni. Grazie ai lubrificanti solidi integrati direttamente nella struttura molecolare del materiale, il sistema opera completamente “a secco”. Questo elimina la necessità di ingrassaggi periodici e impedisce il rilascio di sostanze inquinanti nell’ambiente marino.

Contenimento dei costi. La drastica riduzione delle parti soggette ad usura e l’assenza di interventi lubrificanti abbassano sensibilmente i costi operativi per tutta la vita utile del dispositivo, offrendo a cantieri, marina e diportisti uno strumento efficiente ed economico per mantenere le carene sempre al massimo della forma.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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