Il giornalista e scrittore Michelangelo Iossa ha riscoperto casualmente il mitico “Dalmin”, motoscafo realizzato da Tullio Abate per la leggenda del calcio Diego Armando Maradona alla fine degli Anni 80.
Ritrovata la barca di Maradona. Alcune imbarcazioni hanno un’aurea di fascino senza tempo e rimangono straordinarie anche a distanza di anni. A renderle speciali può essere la firma d’autore di chi le ha pensate, disegnate e costruite. Oppure la storia di chi ne è diventato armatore, soprattutto se questa appartiene a tutti noi.
È il caso per esempio di “Dalmin”, il bellissimo motoscafo costruito dal grande designer italiano Tullio Abate per Diego Armando Maradona, stella assoluta del calcio mondiale. In seguito alla scomparsa del calciatore argentino e dopo anni di abbandono, di questa mitica barca si erano perse le tracce. Nei giorni scorsi tuttavia è stata casualmente ritrovata in un luogo non lontano da Napoli, la città che più di tutte è legata alla leggenda di Maradona. A ritrovare questo “tesoro” dimenticato è stato il giornalista e scrittore Michelangelo Iossa, in circostanze davvero curiose: il potente natante è stata infatti rinvenuto durante una passeggiata nel bel mezzo dei vigneti del Falerno, in provincia di Caserta.
Un regalo di Ferlaino a Maradona
Fu Corrado Ferlaino, allora presidente del Napoli, a donare a Diego Armando Maradona un motoscafo alla fine degli Anni 80 e precisamente nel 1988. La barca venne scelta personalmente dal campione argentino sul lago di Como, nella sede dei famosi cantieri Abbate, di proprietà del grande designer nautico Tullio Abate, specializzato in potenti e affascinanti motoscafi a motore. Il modello scelto da Maradona era un esemplare di Exception, un modello di oltre 14 metri all’epoca molto innovativo e dalle linee aggressive di cui vennero realizzati pochissimi esemplari, uno dei quali peraltro andò distrutto.
Ritrovata la barca di Maradona. Nella storica base nautica di Mezzegra, sul Lago di Como, nei cantieri Abate la tradizione artigianale si fondeva alla passione per l’innovazione. E Maradona visitando l’azienda ne venne rapito. Tutte le barche firmate da Tullio Abbate presentavano la carena slanciata e inconfondibile che tagliava superba le onde in un trionfo di adrenalina. La stessa che probabilmente Maradona amava e cercava anche nei suoi momenti liberi trascorsi in mare.
Il “Dalmin” rifugio marino del campione
Una volta acquistata la barca, il calciatore la battezzò “Dalmin”, in onore della sua figlia primogenita Dalma Nerea, detta “Dalmita” e nata nel 1987, anno in cui il Napoli conquistò il primo scudetto della sua storia. Il “Dalmin” fu l’unico esemplare di barca costruita espressamente per il calciatore che chiese al cantiere di poter personalizzare gli interni del motoscafo con il colore azzurro del suo Napoli.
Ritrovata la barca di Maradona. A bordo del “Dalmin”, Maradona, visse le sue estati nel Golfo di Napoli dedicandosi anche a brevi crociere nelle isole di Capri, Procida e Ischia. Inoltre proprio a bordo di questa straordinaria imbarcazione, il campione argentino celebrò anche il secondo scudetto del Napoli, conquistato nel 1990.
Salvato dal fallimento giudiziario da un avvocato
Negli Anni 90, all’indomani dell’addio di Maradona al Napoli, il “Dalmin” restò nella proprietà di sua moglie Claudia Villafane fino a quando l’avvocato Francesco Paolo Avallone lo rilevò, liberandolo da un sequestro cautelativo imposto dal Tribunale e preservandolo per sempre. Avallone ribattezzò quell’imbarcazione leggendaria “Mataibis II” e la salvò dall’oblio, anche nel rispetto della memoria partenopea di Diego. Per alcuni anni, la barca venne utilizzata come mezzo di trasporto a beneficio degli ospiti del Grand Hotel Parker’s di Napoli, il più antico albergo del capoluogo partenopeo, di proprietà della stessa famiglia Avallone.
Alla fine degli Anni 90, il “Dalmin” è passato a Salvatore, Maria Ida, Sissi e Bice Avallone, i quattro figli dell’avvocato Francesco Paolo che però hanno utilizzato la barca sporadicamente, finché a partire dal 2000 hanno deciso di tirare fuori il motoscafo dall’acqua e preservarlo a terra nell’azienda vinicola di famiglia, Villa Matilde Avallone. Ed è proprio durante una passeggiata in compagnia di Salvatore Avallone tra i vigneti della tenuta fondata negli Anni 60 nell’alto casertano, all’ombra del vulcano spento di Roccamonfina, che è stata riscoperta dal giornalista e scrittore Michelangelo Iossa
Oggi l’Exception che fu del grande Diego Armando Maradona è in vendita. E chi lo acquista, siamo sicuri che a bordo sentirà ancora tutta l’anima del “Pibe de oro”.



