La sicurezza della navigazione d’altura è una delle principali preoccupazioni dei diportisti. Nonostante infatti la tecnologia, le informazioni condivise e la qualità di cabinati e attrezzature, rendano navigare negli oceani più semplice rispetto al passato e alla portata di tutti, il mare è sempre uno scenario ricco di incognite.

Perché darsi delle regole di sicurezza? Il nostro obiettivo principale quando navighiamo al largo è quello di tornare in porto con la barca in ordine e soprattutto con lo stesso numero di persone con cui siamo partiti. Perdere un membro dell’equipaggio in mare o avere un ferito grave a bordo è sempre un fallimento. La navigazione a vela è una questione di libertà, ma alcune regole di comportamento possono rendere la nostra esperienza in mare più sicura e più facile. Poche ma importanti regole, se applicate in modo sistematico, a lungo andare diventano automatiche. Se un certo comportamento diventa un’abitudine, poi ci sembra strano quando non lo mettiamo in pratica. Ecco la sicurezza è una buona abitudine.

Non sorprende che le discussioni sulle regole di sicurezza invadano forum e canali social e siano stati pubblicati negli anni molti libri ricchi di suggerimenti su come mantenere la sicurezza durante le crociere. In questo articolo vogliamo approfondire alcune delle regole di sicurezza più importanti con una chiave rigorosamente pratica.

Come generare gli automatismi

Sulla nostra barca dobbiamo applicare alcune regole inderogabili per navigare al largo. In nessun caso dobbiamo infrangerle. Magari alcune di queste possono sembrare eccessive in determinate condizioni tranquille, per esempio durante una navigazione costiera, con condizioni di luce buona, con tempo sereno, in vista della terraferma. Tuttavia queste regole servono a tenerci in vita quando saremo al largo e applicarle sempre genera quegli automatismi che ci serviranno al momento del bisogno.

La prima regola di sicurezza è quella di indossare sempre i cosiddetti dispositivi di galleggiamento personale, almeno quando si è in coperta. Ognuno ha il proprio set di equipaggiamento designato che può includere giubbotto salvagente, imbracatura e cintura di sicurezza. Durante le manovre, come per esempio cambiare le vele o raggiungere la prua con mare formato o di notte occorre sempre agganciarsi a qualcosa: possono essere le jack lines naturalmente, ma va bene all’occorrenza anche qualunque parte solida della barca. Non bisogna utilizzare invece la battagliola per agganciarsi perché in genere non è progettata per sopportare il carico in caso di caduta. C’è anche un vecchio adagio che è sempre attuale: una mano per la barca e una per il lavoro da svolgere.

Altra regola importante è quella di far sempre sapere a qualcun altro a bordo che state lasciando il pozzetto e se possibile fatevi guardare mentre lavorate. In coperta muovetevi sempre preferibilmente sul lato sopravento, perché in caso di caduta la vostra imbracatura vi porterà sul ponte invece di lasciarvi scivolare in mare ed essere trainati in acqua.

Quelle notti in mare aperto

I neofiti spesso si domandano cosa fanno i velisti di notte. Se fermano la barca. Ai velisti può sembrare banale, ma è altrettanto strano e misterioso per chi non ha mai navigato. La navigazione d’altura di notte è una parte magica, ricca di fascino. La barca ha i suoi suoni e il suo ritmo notturno visto che il mare non dorme mai. Ci sono gli spettacoli di luce fosforescente, gli uccelli che volano e le visite dei delfini di cui si sente solo il tipico soffio e l’acqua che schizza. Tuttavia la navigazione notturna è anche inquietante e certamente uno dei momenti più pericolosi di quando si è al largo. Le navi commerciali, per esempio, che sono la fuori e che vanno veloci, pilotate in modo automatico: in pochi minuti possono essere su di noi e non vederci assolutamente. Quando arrivano le nuvole e la notte diventa nera non si vede il vento e il tempo che cambia. Le persone stanche sono inclini a commettere errori e lavorare al buio ti fa scivolare, inciampare e inciampare.

Nelle ore notturne si dovrebbero organizzare dei turni di guardia con almeno due persone sempre operative in pozzetto. La regola di sicurezza vorrebbe che non si lascia il pozzetto senza avvisare l’altro e in caso di manovra a prua ci si fa guardare per tutto il tempo dell’operazione. Immaginate come sarebbe scoprire nel cuore della notte che il vostro compagno di equipaggio è scomparso. Occorre anche pianificare in anticipo tutte le manovre, essere prudenti con i piani velici ed evitare lavori in coperta non necessari o cambi di vela d’emergenza. Anche virate e orzate andrebbero organizzate sempre con un certo anticipo. Di notte, sarebbe comunque meglio evitare di andare sul ponte, a meno che non sia strettamente necessario. La stessa barca andrebbe organizzata con la possibilità di potere effettuare qualunque manovra dal pozzetto.

Atterraggio in approdi sconosciuti

Altra regola di sicurezza da tenere scrupolosamente a mente è quella di non entrare mai in un porto sconosciuto di notte e dopo un lungo trasferimento. Le carte nautiche possono avere degli errori, l’equipaggio stanco può commettere errori, i nostri occhi possono ingannarci di notte e un approdo complicato durante il giorno sarà molto peggio al buio. Non ha senso navigare in sicurezza per 800 miglia, solo per mettere la barca sugli scogli a mezzo miglio dall’ancoraggio. Se le condizioni lo consentono si può dare fondo in un ridosso oppure mettersi alla cappa e attendere le prime luci del giorno, magari studiando meglio i pianetti del porto e l’oreografia della costa. Può sembrare un atteggiamento molto conservativo, ma la stanchezza dello skipper e dell’equipaggio e un approdo che non si conosce a fondo possono fare brutti scherzi.

Sonno, fame e stanchezza sono i veri nemici

L’alterazione del giudizio di ognuno di noi in mare può causare errori, anche banali ma non per questo meno gravi. Quando si naviga ci sono molti fattori che possono alterare il proprio giudizio: mal di mare, spossatezza, freddo e disidratazione riducono i nostri riflessi e la percezione dei pericoli. Consideriamo il mantenimento della buona salute dell’equipaggio come un elemento di sicurezza. Non si può sottovalutare quanto la preparazione di un pasto caldo e nutriente possa aiutare un equipaggio in situazioni critiche. O quanto velocemente il mal di mare può metterci ko. Una regola di sicurezza vuole che l’equipaggio resti sempre ben idratato ma non si dovrebbero bere alcolici durante la navigazione perché oltre ad annebbiarci i riflessi perché può essere un fattore che contribuisce al mal di mare. Pianifichiamo almeno un pasto caldo al giorno, finché le condizioni lo permettono e manteniamo la preparazione dei pasti abbastanza semplice da poter cucinare in tutte le condizioni, tranne che nelle peggiori. Anche un programma di guardie ben definito terrà l’equipaggio più riposato e in forma.

Quando le cose si fanno rischiose, è meglio non dovere decidere o ricordare le buone regole, ma applicare in modo automatico e basta. Una buona serie di linee guida su come comportarsi ed essere preparati in anticipo può farci risparmiare tempo ed evitare errori. Queste linee guida non sono assolute e immutabili. Ma sono un buon punto di partenza per la nostra barca e per come vogliamo pensare la sicurezza a bordo. Se si va in mare aperto con un equipaggio nuovo e inesperto è essenziale informare ciascuno sui numerosi rischi della navigazione. Magari sotto forma di briefing scritto poi rivedere insieme queste regole di sicurezza in barca per spiegarle, approfondirle e metterle in pratica.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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