Operazione Costa Smeralda: la gru del Bayesian riporta a galla l’Angiola II

Recuperato tra Cala Faro e l’Isola dei Cappuccini il superyacht adagiato su un fondale di 7 metri. L’intervento da manuale coordinato da un pool di aziende locali evita il disastro ambientale.

Quando la nautica d’alto livello incrocia le grandi operazioni di salvataggio marittimo, l’ingegneria navale si fonde con la tutela del territorio. Nelle acque cristalline della Costa Smeralda, il destino dell’Angiola II – un elegante motoryacht Amer di 30 metri firmato dal cantiere Permare – ha trovato un capitolo decisivo dopo la drammatica colata a picco avvenuta l’11 agosto scorso.

Ad adagiarsi a circa 7 metri di profondità, nello specchio di mare compreso tra Cala Faro e l’Isola dei Cappuccini, era stato un gioiello del diporto varato nel 2020. Un incidente improvviso che ha visto la pronta messa in salvo di tutti i 14 occupanti presenti a bordo al momento del sinistro.

Photo credits: Blueconomy.

Un recupero da manuale con la spinta dell’Hebo II Lift

Per strappare lo scafo alle sabbie del fondale smeraldino e preservare un ecosistema marino di inestimabile valore, è scesa in campo una sinergia operativa di altissimo profilo. A guidare il delicato recupero è stato un consorzio di eccellenze sarde composto da Costruzioni Marittime ed Edili di Fundoni e Mela, affiancato dalle professionalità di Stemar e del Marina di Porto Massimo.

Elemento chiave del recupero è stata la possente gru galleggiante Hebo II Lift, fornita dal colosso olandese HEBO Maritiemservice. Un mezzo navale già noto alle cronache del diportismo internazionale per essere stato protagonista del complesso recupero del Bayesian, il famoso Perini Navi affondato a Porticello, in Sicilia, nell’estate del 2024. Grazie a manovre di precisione chirurgica, l’Amer 30 è stato imbragato, sollevato e messo in sicurezza senza provocare alcuna contaminazione: le operazioni si sono concluse con zero sversamenti di idrocarburi, oli sintetici o sostanze tossiche. Lo scafo è stato poi scortato ed adagiato presso le strutture della MGC di Marco Nieddu a Olbia.

Photo credits: Shippin-Italy.

Dalla Toscana al dramma: la ricostruzione dell’ultimo viaggio

Ma cosa ha provocato l’affondamento di un imbarcazione così moderna e prestigiosa? La storia recente dell’Angiola II comincia nel giugno del 2026, quando l’imprenditore vicentino Antonio Bettanin acquista lo yacht da un armatore privato. Prima di prendere il largo per la stagione estiva, il 30 metri viene sottoposto a un accurato refit presso le banchine della Seven Star Marine di Pisa. Il 1° agosto l’imbarcazione molla gli ormeggi dalla costa toscana per una crociera nel Tirreno: dopo un paio di soste lungo i lidi della Corsica, fa il suo ingresso nel cuore pulsante della Costa Smeralda.

L’imprevisto si materializza durante il trasferimento verso Porto Quatu, dove lo yacht era diretto per effettuare il rifornimento di carburante. Avvistate le prime dense colate di fumo salire dai vani interni, l’armatore ha virato prontamente verso i bassi fondali di Cala Faro nel tentativo di poggiare l’imbarcazione e facilitare i soccorsi. In una manciata di minuti, la situazione è precipitata: lo scafo ha accusato un marcato sbandamento sulla dritta, ha imbarcato una notevole quantità d’acqua e si è rapidamente adagiato sul fondo.

L’enigma tecnico e le perizie peritali

Mentre la barca si trova ora in secca ad Olbia, l’attenzione della comunità nautica si sposta sulle cause tecniche dell’incidente. L’ipotesi principale al vaglio degli esperti punta il dito contro un’avaria all’apparato di propulsione. Un surriscaldamento anomalo all’interno della sala macchine potrebbe aver generato un incendio circoscritto ma devastante, compromettendo l’integrità delle prese a mare o delle guarnizioni di tenuta e spalancando la via all’acqua.

Resta tuttavia da chiarire l’innesco primario che ha portato al blocco propulsivo e al successivo rogo. Per fare luce sul mistero sono stati mobilitati i periti navali della Stb Italia di Genova, incaricati direttamente dal gruppo assicurativo che copriva lo yacht per una cifra stimata intorno ai 3,5 milioni di euro. Saranno i rilievi sulle strutture emerse ed i dati della sala macchine a stabilire la precisa catena di eventi che ha trasformato una tranquilla crociera estiva in uno dei recuperi navali più complessi della stagione.

Photo credits immagine apertura: SuperyachtTime.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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