Nei primi di gennaio del 2025 ha aperto i battenti a Lorient, in Francia, “Reboat”, società specializzata nel recupero e restauro completo di vecchie barche a vela dismesse dai 10 ai 15 metri.
Recuperare vecchie barche dismesse e restaurarle secondo gli standard odierni e le esigenze dell’armatore. È questa la brillante idea di Reboat che nei primi di gennaio 2025 ha aperto ufficialmente i battenti del proprio cantiere. La società francese ha sede in Bretagna e opera in uno spazio di circa 1.000 mq nella città di Lorient, nei locali che furono la FR Nautisme. Il suo obiettivo è il refit nautico, quindi trasformano i vecchi yachts in unità moderne e performanti.
I fondatori di Reboat possiedono sono tre e possiedono tutti una solida esperienza nel settore nautico. C’è Kaourintin Neuder, esperto in costruzioni in composito, che ha lavorato presso Marsaudon Composites. Poi Dimitri Caudrelier, specialista in transizione ecologica e fratello del noto velista Charles, che ha già implementato i principi di restauro nautico con la flotta di Grand Surprises di Yellow Impact Sailing. Infine c’è Vincent Taupin, con una formazione bancaria e finanziaria, apporta competenze nella gestione e nello sviluppo.

Vantaggi economici e ambientali per gli armatori
Reboat lavora su yachts dai 10 ai 15 metri, dove la differenza di prezzo tra una barca ricostruita e una nuova può arrivare a essere fino a 5-7 volte maggiore. Per gli armatori privati, tale approccio permette di acquistare barche completamente rinnovate, evitando anche il rapido deprezzamento che coinvolge le imbarcazioni nuove. Al centro del lavoro di refit c’è l’armatore con le sue specifiche esigenze. “Stiamo costruendo un nuovo punto di riferimento nel nostro settore, coerente dal punto di vista ambientale e rilevante dal punto di vista economico, al servizio di un’autentica esperienza di nautica da diporto”, affermano i tre fondatori.
Il lavoro di Reboat ridefinisce anche l’impegno della cantieristica in modo ecosostenibile: essendo lo scafo in composito l’elemento con il maggiore impatto produttivo a livello ambientale, il suo riutilizzo contribuisce sicuramente a ridurre la necessità di nuove materie prime e di energia. Inoltre, riabilitando le imbarcazioni sottoutilizzate nei porti, Reboat massimizza l’uso delle flotte già disponibili.
