Quella volta che Ayrton Senna sfrecciò a 212 km/h sull’acqua

Nell’aprile del 1993 il pilota brasiliano Ayrton Senna viene invitato dal progettista Norberto Ferretti a testare il suo potente offshore al largo della costa romagnola. Una vera e propria folgorazione per Senna che anche in acqua dette prova del suo straordinario talento.

Ayrton Senna e l’offshore. L’idea di una “corsa fuori pista” per il campione brasiliano Ayrton Senna nacque per caso, durante una cena tra amici al ristorante “La lampara” di Cattolica all’indomani del Gran Premio di San Marino dell’aprile del 1993. Mentre Norberto Ferretti e Luca Ferrari raccontavano come con il loro offshore avevano appena vinto la prova del Campionato Italiano disputatasi a Rimini, il pilota brasiliano confessò di non essere mai salito a bordo di un offshore. E tantomeno di non averne mai visto uno da vicino.

Quell’anno Senna dopo avere firmato un accordo con la McLaren, nonostante l’evidente inferiorità del mezzo, nonché un rapporto con il team alquanto logoro, aveva avuto una prima parte di campionato incredibilmente positiva con due bellissime vittorie a Donington e a Monaco. In quel Gran Premio di San Marino aveva chiuso al 4° posto e raccolto comunque punti preziosi. Dal canto suo Ferretti, fondatore dell’omonimo cantiere, progettista navale e collaudatore, era anche esperto pilota e campione mondiale di offshore. Era l’incontro di due anime sportive, una straordinaria sulla terraferma e un’altra altrettanto mirabolante sull’acqua.

Senna offshore

Senna era impaziente di aprire le manette

La scafo di Ferretti e Ferrari, un nuovissimo Giesse progettato da Michael Peters tutto in carbonio, era ancora ormeggiato nella darsena, in attesa delle manutenzioni dopo gara. Così il campione brasiliano fu invitato a una “sgambata” al largo della costa romagnola. L’indomani mattina Ayrton arrivò puntualissimo all’appuntamento, mostrandosi subito incuriosito dall’imponente catamarano lungo 45 piedi e dai due propulsori a 12 cilindri Lamborghini di 8.000cc, capaci di sprigionare oltre 900 cv ognuno.

Ayrton Senna e l’offshore. Indossata una tuta bianca e chiesto ogni ragguaglio su meccanica ed elettronica, Ayrton iniziò a mostrare l’impazienza di sentire in acqua quanto potessero spingere i due motori. Prima uscita con Senna al volante, Ferrari alle manette (il compito più difficile su un offshore) e Ferretti come navigatore. Dopo i primi minuti usati per familiarizzare con lo scafo e capire le reazioni del timone, Ayrton s’impegnò subito con una serie di slalom e virate, simulando curve e chicane, mostrando di gradire molto le lunghe planate sul filo dell’acqua.

Senna offshore

“Mi piacerebbe correre cavalcando le onde”

Seconda uscita con Senna al posto del throttleman (l’uomo che governa a mano le manette e gestisce le prestazioni del volante). Ferrari, prima di uscire in mare aperto aveva riassettato il mezzo, spiegandogli le funzioni e la manovra del flap e dei trim per le regolazioni dell’assetto e che, come gli alettoni su una vettura da corsa, assicurano il carico aereodinamico dello scafo. Dopo qualche assaggio, Ayrton cominciò a dare potenza ai motori, arrivando a spingere lo scafo a una velocità di 120 miglia all’ora.

Ayrton Senna e l’offshore. Poi, dopo aver preso confidenza con il sistema delle regolazioni, iniziò a fare dei cambi di assetto, riuscendo subito a intuire come acquisire maggiore rapidità. Con le sue regolazioni, lo scafo andò subito velocissimo, favorito dal mare calmo, arrivando a una punta di 130 miglia, pari a circa 212 Km/h, che sull’acqua è una velocità incredibile. Al termine della prova il pilota brasiliano era entusiasta: “I due motori danno davvero la sensazione della velocità: in pista occorre lavorare sulla macchina per tenerla ben piantata al suolo; sul mare per andare forte bisogna solo far volare l’offshore. Peccato che il mare fosse così calmo: mi sarebbe piaciuto correre cavalcando le onde”.

Senna offshore

Chissà se avesse corso davvero in offshore…

Ferretti apprezzò soprattutto la sua grande sensibilità nel dosare l’acceleratore e nel toglierlo appena la barca si alzava in planata. “Per fortuna non corre in offshore – dichiarò il progettista – se in pochi minuti ha capito ogni regolazione da fare, in gara sarebbe un gran brutto cliente per tutti.”.

Sfortunatamente a distanza di appena un anno da quella splendida corsa sull’acqua, tutto cambiò. Nel maggio del 1994, proprio al Gran Premio di San Marino, Ayrton Senna perse la vita in un violento incidente alla curva del Tamburello a causa del cedimento del piantone dello sterzo. Un destino beffardo e crudele per un pilota puro che amava la velocità, in pista come sul mare.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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