La chiamata di soccorso è una procedura di emergenza che va messa in atto solo in situazioni di pericolo di vita di chi naviga. Ecco come procedere, quali dispositivi di chiamata usare e come comportarsi se si viene soccorsi da una nave o da un elicottero.

Basta un’avaria grave come una falla importante a bordo, un incendio o la perdita del bulbo e una normale navigazione può trasformarsi i pochi secondi in una lotta per la sopravvivenza. Coloro che vanno per mare accettano il rischio di trovarsi in questa difficile situazione, anche se naturalmente prendono tutte le precauzioni affinché non si verifichi. Eppure non tutti i diportisti possiedono un’esatta cognizione di che cosa implica lanciare una richiesta di soccorso. Non è raro che durante l’estate equipaggi poco avvezzi alla navigazione lancino un mayday a sproposito e non per un serio e imminente pericolo, per esempio perché banalmente finiscono la riserva di combustibile.

È anche per queste cattive abitudini che talvolta questo importante segnale rischia di essere preso alla leggera da chi lo riceve. Più grave e meno soggetta a falsi allarmi è invece la chiamata di soccorso che viene lanciata nella stagione invernale, quasi sempre accompagnata da condizioni difficili e impegnative del mare. In questo caso il mayday mette in moto una gigantesca macchina tesa a portare soccorso al richiedente il più velocemente possibile.

Mayday

Quando si deve lanciare il mayday

Cerchiamo di ricapitolare quali sono le condizioni indispensabili per lanciare un mayday. La richiesta di soccorso implica un effettivo e immediato pericolo di vita per l’equipaggio di una barca o parte di questo. L’avaria a bordo o l’incidente a un membro dell’equipaggio o ancora le condizioni impossibili del mare per proseguire in sicurezza la navigazione devono essere tali da determinare l’abbandono della barca. Solo allora si è autorizzati a lanciare il mayday. In tutte le altre situazioni di rischio, ma meno gravi e che non incidono sull’incolumità dell’equipaggio, bisogna evitare accuratamente di ricorrere a questo segnale.

 Emergenza

Come eseguire la chiamata di soccorso?

Il mayday va lanciato sul canale 16 del Vhf, secondo una specifica e dettagliata procedura che è bene riportare a bordo in forma schematica, magari in prossimità dell’angolo di navigazione della barca, in modo da essere visibile e velocemente utilizzabile in caso di emergenza:

  1. Mayday – mayday – mayday, da imbarcazione Stella Polare”
  2. Posizione: “La nostra posizione è 41°52’00”Nord 013°52’27”Est”. Questa deve essere la posizione attuale dell’unità come si legge dal Gps e bisogna avere cura di dire prima la latitudine e poi la longitudine. Per la longitudine con gradi inferiori a cento è meglio dire anche lo zero, in modo che questa, in caso di cattiva ricezione, non possa essere confusa con la latitudine. Se l’imbarcazione non ha Gps a bordo, dovrà naturalmente essere cura del comandante tenere aggiornato il diario di navigazione con la posizione stimata della barca.
  3. Tipo d’incidente: “Abbiamo una falla a bordo e l’impianto elettrico di bordo in black out. Non riusciamo a smaltire l’acqua in entrata con le pompe manuali. A bordo siamo cinque persone. La barca è un 14 metri a vela”.
  4. Conclusione: “mayday, mayday, mayday”.

In caso di mancata risposta occorre ricominciare da capo, fino a che che qualcuno non ci dia il ricevuto.

Vhf

Vhf, Epirb, Ais e cellulare: i dispositivi per chiedere aiuto

Oltre che con il Vhf la richiesta di soccorso può essere lanciata con altri dispositivi, per esempio l’Epirb o l’AIS o ancora un cellulare si si è in prossimità della costa. L’Epirb è uno strumento che hanno a bordo tutte le barche d’altura. Fa parte del sistema mondiale di soccorso e sicurezza marittimo Gmdss (Global Marine Distress and Safety System) e per utilizzarlo è necessario attivarlo con uno specifico codice internazionale (Mmsi) e quindi registrarsi presso una banca dati per poter essere identificati in caso di allarme. In Italia occorre inoltre dotare questa radioboa di una licenza di esercizio e dotarsi di una specifica dotazione. La legge prevede la sua presenza come dotazione obbligatoria sulle imbarcazioni che navigano oltre le 50 miglia da costa. In realtà sono molti i diportisti che decidono di imbarcarlo anche se non navigano mai oltre questa distanza.

Per saperne di più: Epirb, cos’è e come funziona

L’Epirb si attiva manualmente o automaticamente lancia un segnale radio verso dei satelliti, detti satelliti SAR (Search and Rescue) perché deputati al ricevimento dei segnali di soccorso, e questi lo rilanciano alla centrale operativa internazionale la quale organizza i soccorsi. Il segnale dell’Epirb viene captato anche da tutti coloro che hanno a bordo un ricevitore, quali navi mercantili e aerei. Attenzione perché l’Epirb si attiva automaticamente al contatto con l’acqua. Una volta azionato, abortire la chiamata di soccorso non è facile, quindi è bene riflettere prima di far partire la procedura per renderlo attivo.

Tasto dsc vhf

Il tasto DSC del Vhf e il 1530

Il mayday si può lanciare anche con il Vhf. I moderni Vhf hanno incorporato questo sistema che localizza le altre navi che si trovano intorno alla barca. Si attiva con un pulsante rosso (il cosiddetto DSC o “distress“) deputato a lanciare l’allarme. Tale pulsante è attivabile solo da chi è autorizzato e ha sostenuto un esame per azionarlo. Anche se in una situazione di emergenza non è raro che lo attivi anche chi non ha le autorizzazioni necessarie se conosce la corretta procedura di attivazione. Può succedere per esempio che sia proprio il comandante in pericolo perché finito fuoribordo.

Per saperne di più: DSC, la chiamata di soccorso in digitale

In ultimo si può lanciare il mayday anche con un cellulare se questo ha campo chiamando il numero di emergenza in mare della Capitaneria di Porto 1530 che vi metterà in diretto contatto con la centrale operativa del comando generale della Guardia Costiera. In questo caso, se la comunicazione è qualitativamente buona, non si segue una procedura particolare, ma basta spiegare all’operatore in collegamento cosa succede, qual’è il pericolo immediato, dove si è e quanti componenti formano l’equipaggio. Lanciare il mayday tuttavia non è sufficiente a garantire il successo del soccorso. L’equipaggio della barca richiedente deve prepararsi a ricevere i soccorritori e agevolare il più possibile la loro opera.

Ciò significa che lanciato il Mayday con un qualsiasi sistema, una petroliera o un traghetto, come una qualsiasi nave mercantile che lo riceva, deve lasciare la propria rotta e assumerne una che la porti nel punto da dove proviene la richiesta di soccorso fin tanto che l’I.M.R.C.C. (Italian Maritime Rescue Coordination Center), il centro di coordinamento nazionale non stabilisca chi deve procedere al soccorso e chi invece può riprendere la sua rotta inziale.

Barca in emergenza

Cosa fare quando si riceve un mayday

Può capitare di navigare tranquilli e ricevere un mayday. Cosa bisogna fare in questo caso? Sulle nostre barche possiamo ricevere il mayday solo via Vhf o Ais, se abbiamo un Ais ricevente (transpoder Ais). Nel momento in cui riceviamo un mayday dobbiamo agire come se fossimo i soli ad averlo sentito finché non siamo certi che c’è qualcuno più vicino o veloce di noi che sta accorrendo in soccorso del richiedente. Per prima cosa dobbiamo segnare le coordinate da dove arriva il segnale, ricordiamoci che una chiamata via Vhf non è rintracciabile se non con un procedimento lungo e complesso di triangolazione, quindi, se non segniamo le coordinate non sapremo dove dirigerci. Subito dopo dobbiamo dare il ricevuto: “Stella Polare, Stella Polare, Stella Polare, qui “Sagola”, abbiamo ricevuto il vostro mayday, siamo in rotta verso di voi”. Infine cerchiamo di metterci in contatto con una capitaneria avvertendoli di quello che abbiamo ascoltato. Se siamo a portata di cellulare, il modo più rapido e sicuro è usare questo chiamando il 1530. Quindi cambiamo rotta e ci dirigiamo verso il punto da dove è arrivato il segnale.

Se sentiamo la Capitaneria dare il ricevuto al mayday dobbiamo continuare a procedere verso la barca che ha bisogno di aiuto fino a quando gli agenti della Capitaneria o gli operatori dell’ I.M.R.C.C., non inviteranno le unità che stanno andando al soccorso a identificarsi. Una volta che ci saremo identificati e avremo detto dove siamo, il coordinatore dei soccorsi ci dirà se dobbiamo procedere o siamo liberi di tornare sulla nostra rotta. Solo in questo ultimo caso potremo riprendere la nostra navigazione.

Tutte le unità che ricevono la richiesta di soccorso quindi, siano essi mezzi navali, militari o imbarcazioni private, sono tenute a:

1) Rilanciare il mayday;

2) Interrompere qualsiasi trasmissione radio sul canale 16 tranne quelle inerenti al soccorso;

3) Dirigersi sul punto da dove arriva la richiesta d’aiuto.

Soccorso da nave

Recupero da navi o dall’elicottero: cautele

Una volta che il messaggio è giunto alla Capitaneria di Porto sarà questa a coordinare le ricerche e le operazioni di salvataggio e soccorso, dispensando le imbarcazioni non necessarie dal proseguire verso il punto in cui presumibilmente si trovi la barca in difficoltà.

In generale quando si viene soccorsi è utile ricordare che:

1) In caso di condizioni meteo difficili, l’accostamento a una nave passeggeri o mercantile è sempre molto pericoloso e comunque va effettuato da sottovento in modo che lo scafo della nave possa proteggere la barca danneggiata da vento e mare.

2) In caso di soccorso con elicottero non è possibile prelevare uomini dal ponte di una barca, per il rischio che il cavo di salvataggio a cui è appeso l’operatore SAR, si possa impigliare alle sartie o comunque all’armo della barca. Stesso dicasi per le persone a bordo dell’autogonfiabile. Per il recupero dall’elicottero è necessario che una persona per volta abbandoni la barca o la zattera buttandosi in mare e vada incontro al soccorritore.

La regola fondamentale è che non si deve abbandonare la barca o la zattera fino a che il soccorritore non sia pronto a prenderci.

 

 

Avatar
David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.