Pescare dalla barca a vela: la guida per il velista

Ami la barca a vela ma anche pescare? Molti velisti pensano che pescare dalla barca a vela sia complicato, ingombrante o incompatibile con la navigazione a vela. In realtà, pescare dalla barca a vela non solo è possibile, ma è una delle attività più gratificanti e compatibili con i nostri ritmi. Crociera significa anche lunghi periodi di navigazione mantenendo una rotta costante. E allora perché non calare le lenze e togliersi qualche soddisfazione praticando la traina? Questa guida è pensata proprio per te, il velista, per iniziare in modo semplice ed efficace.

Si può pescare dalla barca a vela?

Si può pescare dalla barca a vela? Assolutamente sì. Molti velisti sono scettici, pensando che la loro barca non sia un mezzo idoneo. In realtà, come spiega il nostro Matteo, velista esperto di pesca, si può pescare benissimo e con grandi soddisfazioni. Il vantaggio più grande? Godersi il mare, fermarsi in una baia tranquilla e cucinare il pescato. Ovviamente, servono delle accortezze, a partire da un equipaggiamento robusto. L’importante è utilizzare attrezzature sovradimensionate, proprio perché occupandoci attivamente di portare la barca, non possiamo avere la stessa cura e accortezza che abbiamo quando dedichiamo la nostra uscita solamente alla pesca con un mezzo fatto apposta. Il velista parte con alcuni vantaggi strategici inaspettati:

  1. la velocità: la velocità media di crociera, che sia a vela o a motore (generalmente tra i 5 e i 7 nodi), è il range perfetto per la traina costiera e d’altura. Non c’è bisogno di accelerare o rallentare apposta: la nostra andatura è già quella giusta.
  2. il silenzio: una barca a motore produce rumori e vibrazioni che i pesci percepiscono distintamente, inclusi gli impulsi dell’ecoscandaglio. La barca a vela, specialmente in navigazione pura, è completamente silenziosa, un fattore determinante per non insospettire le prede.
  3. la rotta: le rotte dei velisti, specialmente durante le traversate, incrociano spesso le “autostrade” dei pesci pelagici come tonnetti, lampughe e palamite. Navigando verso la nostra meta, stiamo già attraversando le zone di caccia migliori.

Infine, non dimentichiamo il piacere impagabile di portare in tavola pesce freschissimo, pescato da te, durante la sosta in rada. Certo, una barca a vela ha una grossa inerzia e non si ferma immediatamente, ma come vedremo, questi sono aspetti perfettamente gestibili con le giuste tecniche.

Come pescare dalla barca a vela: le tecniche vincenti

L’azione di pesca dalla barca a vela, specialmente in crociera, deve essere semplice. Non stiamo parlando di tecniche complesse che richiedono attenzione costante, ma di calare le esche giuste e lasciare che la barca faccia la maggior parte del lavoro mentre noi ci rilassiamo al timone. Le tecniche principali per il velista, che non richiedono sforzi e garantiscono risultati, sono la traina con e senza canna.

La traina da barca a vela: pescare navigando a vela (o motore)

La traina da barca a vela è la tecnica regina per il crocierista. È la definizione stessa di pescare navigando a vela (o a motore). Il momento ideale per praticarla è quando si naviga a motore, mantenendo una rotta costante, o quando si naviga a vela con andature portanti (lasco o gran lasco) e un vento stabile. L’ideale è navigare con il solo il genoa e l’autopilota: se il pesce abbocca potrai facilmente scaricare la vela per rallentare e l’autopilota porterà la barca per te quando sarai impegnato alla canna. Queste condizioni meteo e queste andature permettono di mantenere rotta e velocità senza continui cambi di assetto. Il setup più semplice prevede l’uso di due canne, alloggiate in robusti poggiacanne in acciaio, fissati al pulpito di poppa o alla battagliola. Per evitare grovigli, è buona norma calare le lenze a distanze diverse: una più corta (magari a 20 metri dalla poppa) e una più lunga (a 30-40 metri). Un dettaglio cruciale è la regolazione della frizione del mulinello: non deve essere troppo molle (o la lenza uscirà da sola) ma nemmeno troppo serrata. Deve essere tarata per permettere al pesce di “auto-ferrarsi” prendendo filo allo strike, senza però rischiare la rottura della lenza o la perdita della canna. Con questa tecnica, le prede più comuni sono i pelagici come palamite, tonnetti e, nella stagione giusta, splendide lampughe. Consiglio utile: lega sempre con una cima e un piccolo moschettone la tua canna da pesca ad un punto fisso della barca, il rischio di vederla uscire dal portacanna e sparire in mare con il pesce che abbocca è più realistico che mai!

Traina senza canna: la “mitragliatrice” (o tirlindana)

E se non ho abbastanza spazio o non voglio installare portacanne? La soluzione esiste e si chiama traina senza canna. È la soluzione “zero ingombro” per eccellenza. Si tratta di una tecnica antica ma efficacissima, spesso chiamata “mitragliatrice” o tirlindana. Consiste in una lenza a mano come uno spezzone di nylon di diametro sostenuto, avvolta su un semplice avvolgilenza (come una tavoletta di legno o un sughero). La lenza è armata con una serie di piccole esche in successione (come piumette bianche, piccoli octopus o raglou) e terminata con un piombo per mantenerla in profondità. Il suo utilizzo è disarmante nella sua semplicità: si cala in mare, si lega saldamente a una bitta di poppa (magari interponendo un piccolo ammortizzatore elastico, come un pezzo di cima elastica, per attutire gli strappi) e ci si dimentica di averla. Sarà il rumore secco della lenza in tensione a segnalare la cattura. È perfetta per catturare sgombri, sugarelli e piccole palamite, ottimi per un pranzo veloce o come esca viva per prede più importanti.

Leggi anche: Pesca alla traina: come scegliere l’attrezzatura

Consigli pesca barca a vela: cosa fare (e non fare) durante lo “strike!”

Stai timonando, il vento è stabile, e all’improvviso il mulinello canta: è lo “strike!”. L’adrenalina sale. Niente panico, ecco il protocollo da velista, che è leggermente diverso da quello di una barca a motore. Questi sono i consigli pesca barca a vela fondamentali:

  • Il consiglio più importante è non fermare la barca! Una barca a vela ha molta inerzia. Fermandola di colpo o, peggio, mettendosi in panna, si rischia di perdere immediatamente tensione sulla lenza, e il pesce sfrutterà quel momento per slamarsi. Il pesce va “lavorato” con la barca in lento movimento. Cosa fare allora? Chi è al timone deve rallentare, ma non fermarsi. Se si naviga a vela, si può ridurre tela, ad esempio rollando parzialmente il genoa o lascandolo per perdere velocità. Se si è a motore, basta ridurre i giri e mettere in folle, pronti a ridare un colpo di gas se serve. Nel frattempo, chi è alla canna (se si usa l’autopilota, il timoniere stesso) inizia il recupero. L’obiettivo è mantenere sempre una tensione costante, pompando con calma e recuperando filo.
  • Durante il combattimento, attenzione massima in coperta. La lenza è sottile e tesa: evita che si impigli nelle sartie, nel bimini o nel lazy bag.
  • È sempre preferibile cercare di recuperare il pesce sopravvento, se le condizioni lo permettono, per avere più spazio di manovra lontano dalle altre lenze o dall’elica.
  • Una volta che la preda è sotto bordo, la sicurezza è prioritaria. Usare sempre un raffio o un guadino robusto per issarla.
  • Attenzione massima alla plancetta di poppa, specialmente con mare formato.

Pescare navigando a vela

Come abbiamo visto, per pescare in barca a vela non serve trasformare la coperta in un arsenale da “big game”. Basta un po’ di organizzazione, l’attrezzatura minima e i giusti accorgimenti per gestire la barca durante la cattura. È un modo meraviglioso per vivere il mare a 360 gradi, trasformando i lunghi e a volte monotoni trasferimenti in momenti di pura eccitazione, e le cene in rada in banchetti indimenticabili. Pronto a trasformare la tua prossima crociera? Visita la nostra sezione dedicata alle attrezzature da pesca per la tua barca a vela e trova tutto l’occorrente per iniziare a pescare già dalla prossima uscita!

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