Perché stiamo esaurendo la sabbia marina in tutto il pianeta

La sabbia, in particolare quella marina, è diventata una delle risorse più impiegate nel mondo industriale globale: serve per costruire di tutto, dalle autostrade ai beni di consumo, come smartphone, pc, cosmetici e detersivi. E allora viene raccolta in modo selvaggio e talvolta criminale, distruggendo coste, litorali e ambienti marini.

Tutti vogliono la sabbia marina: costruttori edili, industrie cosmetiche, aziende hi-tech, perfino la criminalità organizzata. Prendete i due beni più preziosi per la vita dell’uomo: l’aria che respiriamo e l’acqua che beviamo. Bene, subito dopo viene la sabbia, assoluta protagonista di una spasmodica “corsa all’oro” di portata mondiale. Per la maggior parte delle persone la sabbia rimanda alle giornate al mare: chiara, soffice, utile giusto a stendere l’asciugamano e prendere il sole. Insomma un bene naturale da godere esclusivamente nella stagione estiva. Beh, non è proprio così.

Sabbia marina

Una risorsa naturale sempre più richiesta dalle industrie

Nell’economia globale la sabbia marina svolge un ruolo ben più strategico. È una risorsa sempre più importante che viene utilizzata in mille modi: dalla produzione di vetro a quella di vino, dalla realizzazione di detergenti a quella dei cosmetici e addirittura beni alimentari come il vino. Sapete poi cosa c’è nei nostri smartphone, tablet, pc e microchip? Sempre lei, la sabbia, in forma di silicio. Ma i veri consumatori massicci di sabbia sono le società edili che la impiegano in migliaia di tonnellate per costruire case, palazzi, grattacieli e autostrade delle nostre città: la sabbia, infatti, è alla base del cemento armato, che rappresenta il materiale utilizzato in 2 costruzioni su 3 nel mondo. Per avere un’idea di quanta sabbia consuma un’impresa edilizia, basta dare qualche dato: per costruire una casa di media grandezza sono necessarie fino a 200 tonnellate di sabbia, mentre per strutture più complesse, come per esempio un ospedale, la quantità richiesta è di 3.000 tonnellate. Per la costruzione di una centrale atomica di tonnellate di sabbia marina ne servono addirittura 12.000. Una richiesta esorbitante e che è in costante aumento: in tutto il mondo ogni anno vengono utilizzati circa 15 miliardi di tonnellate di sabbia.

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Sabbia marina

La migliore sabbia è quella del mare, ma sta finendo

Ma dove viene presa tutta questa sabbia? Ovunque. Lungo le coste naturalmente, ma anche dal fondo degli oceani, nei fiumi, come nei deserti. In realtà la sabbia è stata per molti anni un materiale piuttosto facile da reperire e per lo più a basso costo, ma ormai un utilizzo così massiccio sta progressivamente riducendo questa risorsa in tutto il pianeta, al punto da rappresentare addirittura una fonte di profitto anche per la criminalità organizzata.

La sabbia più ricca e ricercata è senz’altro quella marina che, a differenza per esempio di quella del deserto, quando miscelata può aggregarsi con il cemento e risultare ideale nelle costruzioni edili. Quella dei deserti invece non va bene perché viene erosa e resa liscia dall’azione del vento e per questo non riesce ad aggregarsi con altre sostanze. Un impiego così frequente e selvaggio della sabbia sta rendendo questa risorsa a livello mondiale un bene sempre più limitato e creando enormi ripercussioni a livello ambientale, in particolare in termini di minaccia alla biodiversità marina e di erosione costiera.

Sabbia marina

I danni all’ambiente dell’estrazione selvaggia

L’estrazione sistematica di sabbia marina infatti costituisce un pericolo per le specie marine, sia piante che animali, e rappresenta una grave minaccia in termini di biodiversità: il movimento dovuto all’estrazione della sabbia dai fondali distrugge l’ecosistema marino e sottomarino, in un effetto “domino” che devasta le barriere coralline e, di conseguenza, tutti gli organismi che da esse dipendono, inclusi i pesci. L’erosione costiera attualmente interessa tra il 75% e il 90% delle spiagge di tutto il pianeta, un trend destinato inevitabilmente a peggiorare a causa del surriscaldamento globale, di eventi atmosferici estremi e di attività dannose come l’estrazione selvaggia della sabbia.

Anche in Italia la corsa alla sabbia marina rappresenta una grande minaccia: negli ultimi 50 anni il nostro Paese ha perso 40 milioni di metri quadrati di spiaggia, da Nord a Sud, e attualmente quasi il 50% delle nostre coste sabbiose è soggetto a erosione. La quantità di sabbia portata nel mare da parte della rete fluviale fiumi è notevolmente diminuita per le eccessive escavazioni degli alvei e la costruzione di opere di regimazione nei fiumi. Inoltre a provocare l’alterazione dell’equilibrio costiero è la cementificazione della costa stessa con la realizzazione di strutture balneari e palazzi, costruiti spesso a ridosso della battigia. Questi fattori non hanno un impatto gigantesco solo a livello ambientale ma anche a livello sociale, paesaggistico ed economico: a questo proposito, basti pensare che nel 2012 in tutta Italia erano 669 i km rischio di erosione con beni esposti.

Come fermare questa ricerca selvaggia della sabbia marina? Semplicemente riducendo l’uso di questa risorsa e optare per fonti alternative come l’argilla o il vetro riciclato. Quello che però è fondamentale è una nuova coscienza ambientale e un cambio di mentalità: il nostro pianeta non può essere considerato una fonte inesauribile di risorse e ciò che prendiamo dalla natura in qualche modo dobbiamo restituirlo.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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