Per miei 50 anni mi regalo l’Atlantico, ma voglio farlo a modo mio

Per festeggiare i suoi 50 anni Rino Anello, un imprenditore di Torino armatore del Grand Soleil 50 “Giogia”, ha deciso di partecipare alla Arc 2023 insieme a suo figlio di 15 anni e un gruppo di amici velisti come lui.

Oggi attraversare l’Atlantico con un cabinato a vela è meno straordinario anche solo rispetto a 15-20 anni fa. Partono tutti, con qualsiasi mezzo, con qualsiasi budget. Spesso anche in modo improvvisato e, peggio ancora, senza nessun rispetto per un luogo del mondo che rimane tra i più selvaggi, impervi e sempre pieno di incognite. Salvo poi rimpiangere 100 volte quella decisione. Succede la stessa cosa per le montagne: basta pagare e si va sull’Everest. Qualcuno però ci rimane. Ma questo è un dettaglio.

C’è però chi da velista la pensa diversamente e sente che quest’avventura vale la pena di viverla ancora oggi in maniera più profonda, consapevole, come fosse un privilegio speciale. Soprattutto un’esperienza da condividere con le persone care. È così per Rino Anello, un imprenditore di Torino con la passione per la vela d’altura che in occasione dei suoi 50 anni ha deciso compiere la traversata dell’Atlantico insieme al figlio Giorgio di 15 anni e un gruppo di amici. A bordo del suo Grand Soleil “Giogia” si è iscritto alla Arc+ (Rally for Cruisers), la traversata dell’Atlantico in flottiglia ideata dal navigatore e giornalista australiano Jimmy Cornell che partirà il prossimo 5 novembre.

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L’Atlantico ha tanto da insegnare a me e a mio figlio

Ma c’è di più. Rino vuole sfruttare quest’esperienza come momento formativo per sé e suo figlio con l’idea di alzare il livello tecnico e acquisire una preparazione che gli tornerà utile in tutte le navigazioni successive con la famiglia e gli amici. Per questo ha deciso di coinvolgere Luca Sabiu, navigatore oceanico e sailing coach. Luca lo ha già aiutato nella preparazione della barca, ma sarà anche a bordo di “Giogia” nel viaggio dalle Canarie ai Caraibi con i suoi consigli preziosi e il suo metodo di formazione professionale ampiamente collaudato nella sua scuola di vela Mastersail.

Abbiamo rivolto a Rino qualche domanda per sapere in modo più dettagliato come è nato il progetto e con quale spirito affronta quest’avventura. E ne esce una storia di grande passione e di valori familiari condivisi.

  • Rino, come ti sei avvicinato alla vela d’altura?

“Quella per la vela d’altura è una passione enorme che mi ha trasmesso mio papà. Mi ha portato con lui in barca fin da quando ero un bambino. In famiglia siamo stati armatori di diversi cabinati. Poi in tutti questi anni ho continuato a navigare per conto mio con una media di 3.500-4.000 miglia a stagione. Vado a vela per lo più con la mia famiglia. Diciamo che lui amava semplicemente andare in barca. A me invece piace proprio stare in mezzo al mare, navigare lontano dalla costa, gestire gli elementi naturali. Vivo una dimensione della vela più profonda, legata alla natura e al senso di sfida”.

  • Quali sono le tue destinazioni preferite?

“La mia base nautica è Marina degli Aregai, in Liguria, ma ogni anno sposto la barca in funzione delle crociere. Il Mediterraneo l’ho girato praticamente tutto. Conosco molto bene la Sardegna e la Corsica, la Puglia e le isole Tremiti, mi piacciono anche le Baleari.

  • Come è nato il progetto di partecipare alla Arc+ 2023?

“Circa 11 anni fa con mio papà ho già fatto una traversata atlantica. L’dea della Arc mi è venuta per festeggiare i miei 50 anni. In pratica vorrei ripetere l’esperienza con mio figlio Giorgio che adesso ha 15 anni ed anche lui è un grande appassionato. Come fosse una sorta di passaggio di testimone familiare. Ho scelto la Arc perché ne ho sempre sentito parlare, l’ho seguita nelle sue varie edizioni e mi sono documentato. Addirittura nel 2004 avevo deciso di farla proprio con mio papà, ma lui era titubante e alla fine non se ne fece niente. Successivamente nel 2012 sono stato imbarcato con Vittorio Malingri sempre in Atlantico e quel sogno della Arc ha continuato ad alimentarsi, pur rimanendo chiuso in un cassetto. Alla fine è stato proprio mio figlio a convincermi a partire e vivere finalmente quest’avventura. Della serie adesso o mai più”.

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  • Puoi descrivere la tua barca e come l’hai preparata per la traversata?

“La barca è un Grand Soleil 50 di cui sono proprietario da 5 anni e che nel 2022, da dicembre a luglio, è stata sottoposta, proprio in vista della Arc, a un profondo lavoro di revisione e preparazione, in particolare al rigging e alla coperta, oltre alle attrezzature e le dotazioni. Gli interventi hanno avuto la supervisione di Antonio Gandini, un rigger toscano molto competente. Mi sono confrontato anche con diversi navigatori fidati e io stesso sono stato spesso in cantiere con mio figlio a Livorno. Per avere una barca veramente pronta e affidabile ho chiesto infine consigli anche a Luca Sabiu”.

  • Perché hai deciso di coinvolgere Luca Sabiu e in cosa consiste il suo supporto?

“La Arc in effetti potevo farla anche da solo. Mi piaceva però l’dea di farla bene e vivere quest’avventura come una forma di accrescimento tecnico, oltre che mentale. Di Luca conoscevo le sue esperienze di navigatore oceanico e sailing coach. L’ho contattato tramite un amico che è suo vicino di barca e gli ho spiegato il mio progetto con l’idea di coinvolgerlo nella veste di formatore per me e il mio equipaggio di amici. In quel momento lui era preso da mille cose e ci avevo quasi rinunciato. Poi per caso quest’estate ci siamo incontrati al check in dell’aeroporto di Malpensa, lui in partenza per la Sardegna, io per il Portogallo. Abbiamo ridiscusso il tutto, ha capito la mia motivazione e alla fine ha accettato di imbarcarsi con noi. Sono davvero contento perché è un vero marinaio e una persona speciale”.

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  • Quali sono per te le incognite e i valori di un viaggio simile?

“Intanto è un progetto piuttosto impegnativo e che a livello di tempo parte molto prima di mollare gli ormeggi. Attraversare l’oceano è un concetto innanzitutto mentale che i navigatori in generale sentono molto. Ha a che fare con la paura dell’orizzonte infinito, di affrontare qualcosa più grande di te. Poi rimane ancora oggi una sfida importante a livello tecnico perché per quanto ti prepari e pianifichi, alla fine gli imprevisti sono sempre in agguato. Nel mondo anglosassone c’è meno riverenza verso queste traversate perché lì sono più abituati. Ma per noi italiani che navighiamo nel Mediterraneo è un’esperienza ancora molto forte a livello di suggestioni. Per me poi ha un valore davvero speciale e voglio celebrarla nel modo migliore”.

Noi di MagellanoStore seguiremo nelle prossime settimane l’avventura di Rino Anello e Luca Sabiu alla Arc+ 2023 con altre interviste ai protagonisti, news e approfondimenti tecnici che possono essere utili a tutti coloro che un giorno faranno l’Atlantico a vela come Rino.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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