Oggi per fare il velista ci vuole un fisico bestiale. A parte strategie e tattiche di navigazione, in regata è tutta questione di muscoli. A richiederlo sono le barche da competizione sempre più impegnative, tecnologiche e veloci, ma anche il livello di agonismo sempre più alto, in oceano come nelle sfide olimpiche tra le boe. Ecco come si allenano i velisti professionisti.

Cosa hanno in comune oggi un moderno skipper di Coppa America o un navigatore della Volvo Ocean Race o ancora un regatante di un 49er? Hanno tutti un fisico scultoreo. Fino a 20-30 anni fa nel mondo della vela agonistica l’allenamento fisico specifico per la navigazione non era considerata una priorità. Oggi è semplicemente impensabile partecipare a una campagna di Coppa America o a una regata di un Open 60 senza un training specifico a terra con sessioni in palestra, lavoro aerobico e personal trainer.

Non solo, per mantenere l’efficienza fisica al meglio un regatante ha bisogno anche di curare l’alimentazione e seguire un regime di dieta controllata. Insomma anche la vela finalmente è diventata uno sport a tutti gli effetti e i velisti dei veri atleti. Ma come si allenano i velisti professionisti a livello atletico?

I pionieri della preparazione atletica nell’America’s Cup

Qualche anno fa non era così. Racconta Cino Ricci che la prima volta che sentì parlare di preparazione atletica nell’ambito velico fu in occasione del suo imbarco su Azzurra per la Coppa America del 1983. “Ho cominciato a partecipare alle regate intorno alla seconda metà degli Anni 50 quando anche ad alti livelli tra una boa e l’altra ci si poteva concedere un panino – rievoca il velista – stessa cosa succedeva negli Anni 70 nelle regate su barche di stazza Rorc e Ior. Anche sulle derive, non mi risulta che un talento del calibro di Mario Cappi, timoniere al vertice del panorama italiano e mondiale, nonché vincitore di due ori su Snipe e Flying Dutchman abbia mai seguito un allenamento ottimizzato per la vela. Idem Agostino Straulino o Nicolò Rode, vere leggende della classe Star. La vela all’epoca era una pratica per pochi intimi, non esistevano scuole, figurarsi un allenamento mirato. Nella campagna su Azzurra tutto cambiò. Lì sono subentrati i simulatori, i preparatori fisici, una dieta calibrata, un allenamento strutturato, tutte tecniche specifiche mutuate dagli equipaggi statunitensi e inglesi che erano molto più avanti di noi. Oggi l’allenamento fisico, la competitività, il sudore, sono ormai la regola sui campi di regata dei Melges 24 o 32, così come degli Open oceanici o a bordo delle derive di ultima generazione che richiedono equipaggi di acrobati. Non c’è più spazio per il dilettantismo, anche fisico”.

L’allenamento fisico del Team Abu Dabi

Per capire quanto conta la parte atletica nella vela moderna basta raccontare l’esperienza del Team Abu Dabi, vincitore del giro del mondo in equipaggio Volvo Ocean Race nel 2015. In quell’anno per la prima volta in quarant’anni di gara ognuna delle sette squadre partecipanti correva su barche one design. In altre parole non era la gara delle barche, ma degli equipaggi che tutti nello stesso modo potevano vincere o perdere. Qual’era allora il segreto per arrivare in testa nella regata più spietata al mondo? Semplice, le doti fisiche.

“L’allenamento giusto fa una grande differenza – spiega il trimmer veterano Justin Slattery – con solo otto membri dell’equipaggio le richieste fisiche a bordo sono significative. Ci sono sei uomini che manovrano manualmente e costantemente i verricelli e puoi vedere la differenza da barca a barca”.

Cardio e sollevamento pesi per resistere in oceano

I membri del Team Abu Dabi erano arrivati a Cascais, in Portogallo, sei mesi prima della partenza per iniziare l’allenamento tutti insieme sotto la guida del direttore sportivo Pete Cunningham. Per 5-6 giorni a settimana l’equipaggio si riuniva alle ore 7 per i training del mattino prima di uscire in barca per un giorno intero di navigazione. Il programma giornaliero prevedeva da 90 a 120 minuti di allenamento in palestra su vogatore o tapis roulant, diversi circuiti cardio, quindi sollevamento pesi alle macchine e alle panche e un minimo di due ore di bicicletta all’aria aperta. “Uno degli obiettivi più importanti nell’allenamento pre-gara per un evento di questo calibro e durata fisica – afferma Cunningham – è semplicemente la prevenzione degli infortuni. Farsi male a una mano, slogarsi una spalla, strapparsi un muscolo in un momento di disattenzione può essere un enorme passo indietro in una regata in cui si dorme 3-4 ore al massimo al giorno e la stanchezza è lo status quo”.

Ogni giorno a bordo perdi massa muscolare

Anche durante la regata il fisioterapista della squadra, Pierre Ainscow, ha lavorato con l’equipaggio durante gli scali per aiutarli a recuperare e mantenere il più possibile la loro forma fisica acquisita. “Quando si inizia la regata si è tutti abbastanza in forma – dice il timoniere Luke Parkinson – ma dopo oltre nove mesi di navigazione intensa si diminuisce lentamente nei livelli di forma fisica e di salute. Solo avere la tosse può logorarti lentamente. Naturalmente è la parte inferiore del corpo che si deteriora di più quando si trascorrono tre o quattro settimane alla volta in mare, ma eseguire squat e affondi mentre si è a bordo può combattere il problema, anche se è dura rubare questi minuti al proprio sonno. È fondamentale, tuttavia, mantenere la massa dei muscoli e la forza in tutto il corpo”.

L’altra parte del lavoro di preparazione fisica sia prima che durante la gara è l’apporto di energia. “Metà del mio lavoro era organizzare la dieta di ogni membro dell’equipaggio – dice Cunningham – abbiamo lavorato molto duramente per mettere insieme dalle 6.000 alle 7.000 calorie al giorno necessarie a ogni membro dell’equipaggio”.

Manovrare le vele a bordo è come stare sul ring

Che lo sforzo atletico oggi nella vela professionistica sia pari a quello degli atleti di altre discipline sportive ne è convinto anche Roman Hagara, due volte vincitore della medaglia d’oro olimpica e skipper della Red Bull’s Extreme Sailing Team. “Nella vela competitiva la giornata media di un regatante è come sottoporsi a 12 round sul ring – afferma Hagara – è uno sport che può essere sorprendentemente brutale in acqua. In regata le richieste fisiche durante la navigazione sono immense. Devi usare ogni singola fibra muscolare del corpo. Per questo tutti nelle gare d’élite sono ormai molto attenti alla forma fisica e i ragazzi di ogni barca diventano sempre più muscolosi man mano che la forza fisica entra in gioco”.

Per essere realmente competitivi in acqua i velisti in genere si sottopongono a un allenamento cardiovascolare estremo che di solito richiede un allenamento per due volte al giorno per diversi mesi. Al mattino si lavora sulla forma aerobica con la corsa o la bicicletta e nel pomeriggio si va in palestra a lavorare sulla potenza muscolare. “In palestra si cerca non solo di aumentare la nostra forza di trazione – afferma Hagara – ma anche di mantenere tutti i muscoli della schiena molto stabili per prevenire lesioni”.

Alimentazione, diete e calorie

Anche l’alimentazione è importante. “Oggi le squadre olimpiche cercano atleti con una percentuale di grasso corporeo superiore al 15 per cento – spiega Hagara – questo perché la vela è uno sport che ricompensa molto un ottimo rapporto peso/potenza: più leggero sei con una determinata forza, meno peso la barca deve imbarcare e più veloce andrà”. Per mantenere il pieno di energia in un giorno di regata gli skipper professionisti mangiano barrette proteiche e ipercaloriche e consumano fino a 5 litri d’acqua. “Oggi si regata con barche più fisiche e anche se la gara media dura solo dai 15 ai 20 minuti, che potrebbe non sembrare molto, in realtà nel corso di una giornata si possono correre fino a 6-8 prove. In quei lunghi giorni tra una gara e l’altra bisogna rimanere concentrati su come bere e mantenersi idratati e come mantenere le proprie energie con piccoli snack nutrienti”.

Quando Team Usa si allenava con i Navy Seals

Attenzione massima all’allenamento fisico è richiesto naturalmente anche in una delle competizioni più prestigiose del panorama velico internazionale: l’America’s Cup. Solo per fare un esempio, in occasione della 35° edizione del trofeo, il desiderio di vincere del Team USA poteva essere visto chiaramente dal loro regime di allenamento: implacabile. Craig MacFarlane e Scott Tindal erano i due responsabili di mantenere tutto l’equipaggio al massimo della forma fisica. MacFarlane supervisionava la routine di allenamento della squadra, mentre Tindal, fisioterapista e nutrizionista, gestiva il recupero e la dieta. Insieme, MacFarlane e Tindal costruivano un regime di allenamento specifico per ogni velista. Alcuni velisti infatti avevano bisogno di più allenamento per la forza, ad altri serviva più cardio.

Per garantire un lavoro atletico realmente efficace il team ha deciso di condividere parte dell’allenamento addirittura con gli U.S. Navy SEALs, le forze speciali della Marina americana. Hanno trasformato la struttura della British Navy della metà del XIX secolo in una palestra, anzi nel loro “grande parco giochi” come ha detto Craig McFarland. Uno spazio immenso dove fare atletica, stand-up paddling, nuotare e correre. Le loro sessioni di allenamento con i militari includevano circuiti cardio, session di pugilato, yoga, streching e perfino immersioni in bagni di ghiaccio. Cosa non si fa per tagliare per primi il traguardo, anche in acqua…

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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