Nautica sostenibile: è possibile fare vele realmente ecologiche?

In genere costruite con materie plastiche, colle e altre sostanze chimiche, per le vele di yachts da regata e da crociera la strada verso una produzione sostenibile è quanto mai lunga e difficile. Qualcuno però riesce a proporre soluzioni alternative interessanti.

Nella grande rivoluzione ecologica che sta interessando la nautica negli ultimi anni anche le vele di barche e yachts possono fare la loro parte. Come sappiamo questi componenti sono prevalentemente realizzati con nuove plastiche, sostanze chimiche e fibre vergini. Ma alcuni sviluppi recenti da parte di designer e produttori possono contribuire a risolvere il problema e rendere le vele a vocazione “green” un’opzione reale per quanti vogliono aggiornare il proprio set di bordo.

Per i produttori di vele oggi lo sviluppo di prodotti a economia circolare dovrebbe essere il grande obiettivo. Ossia utilizzare prodotti di provenienza sostenibile che possono essere riciclati per produrre materie prime. Se tuttavia il Dacron, il Dyneema, la fibra di carbonio, l’aramide, i film di Mylar, così come tutti i prodotti chimici e le colle rimangono ancora il pilastro della produzione delle vele moderne, la cosiddetta “eco vela” sembra un sogno abbastanza irrealizzabile.

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I pionieri delle vele ecologiche

Eppure un colosso del settore, come North Sails, ha un team che sta lavorando al riciclo circolare nella produzione delle versioni in poliestere delle sue vele 3Di. Il che consentirebbe all’azienda di ricavare le materie prime per i nuovi tessuti dalle vele che sono arrivate a fine vita. Altri produttori vanno avanti nella ricerca di soluzioni per vele in laminato di alto livello utilizzando tecnologie più ecologiche. Come per esempio OneSails che sta producendo vele che possono essere scomposte per essere riciclate dopo l’uso.

Oppure Elvstrom che di recente ha lanciato la sua gamma Ekko di vele in laminato realizzate interamente con materiali riciclati. Ultima novità della linea Ekko dell’azienda danese è il modello eXRP Cruise realizzato con bottiglie di plastica riciclate. In sostanza, si tratta di un laminato di alta gamma, in cui i componenti principali sono tutti realizzati in Pet/poliestere riciclato, compresi il film UV, il taffetà e le fibre. La giuria dell’European Yacht of the Year è rimasta molto colpita dalle prestazioni e dall’impegno profuso da Elvstrom nell’implementazione di questa vela, tanto da assegnare all’eXRP Ekko una menzione speciale.

Per Elvstrom il futuro è nelle materie riciclate

Vengono offerti tre pesi e relative grammature diverse della vela: leggero, medio e pesante. I test di Elvstrom hanno dimostrato che l’eXRP è altamente stabile nella forma, persino più stabile di un laminato simile prodotto dalla concorrenza e senza alcuna reale differenza estetica rispetto ad altri laminati realizzati con materiali vergini. L’opzione Ekko è disponibile sui prodotti Elvstrom dedicati alle massime prestazioni, alle crociere in mare aperto e alle regate di club.

Ma come si è arrivati a una costruzione il più ecologica possibile? Le vele laminate utilizzano una sostanza chimica sullo strato esterno del taffetà come inibitore dei raggi UV. Elvstrom è riuscita a evitare questo inconveniente utilizzando una pellicola UV in PET all’interno della vela il che permette di proteggere le fibre di poliestere all’interno. Anche la colla PU contiene un inibitore di raggi UV che contribuisce alla longevità della vela.

Vele

La vera sfida è trovare poliestere riciclato di qualità

Ad oggi il team di Elvstrom ritiene che l’utilizzo di contenuti riciclati piuttosto che il tentativo di sviluppare vele riciclabili sia la strada da seguire per il momento. Non c’è nessun prodotto sul mercato che possa essere completamente riciclato perché tutti hanno la colla all’interno. L’obiettivo dell’azienda danese è stato quindi quello di creare un nuovo prodotto a partire da materiale di scarto.

Le vele in laminato sono costituite in gran parte da prodotti in poliestere come il Dacron e il Mylar. Ma perché c’è voluto così tanto tempo prima che un produttore di vele iniziasse a produrre modelli con prodotti riciclati? In primo luogo c’è il problema dell’approvvigionamento di materiali riciclati che abbiano uno standard affidabile. Elvstrom ha deciso di collaborare con il produttore di tessuti Challenge, ma prima doveva trovare fornitori affidabili di poliestere riciclato. C’è voluto un po’ di tempo, ma alla fine ne hanno trovati in Olanda e in Cina. C’è poi la dinamica di mercato domanda/costo. Se solo tre anni fa le materie prime costavano il 10-15 per cento in più, mentre oggi la domanda dell’industria tessile è tale che il prezzo del Pet riciclato è sceso.

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La scelta sostenibile di OneSails

Ad oggi purtroppo non c’è modo di riciclare una vela composta da un mix di materiali come carbonio, aramide, Mylar e colle. Tuttavia Piercarlo Molta, coordinatore della ricerca e sviluppo di OneSails e CEO di Flexon Composites, produttore delle vele 4T Forte, è riuscito a sviluppare un nuovo materiale che possa essere riciclato, senza compromettere il mantenimento della forma, la longevità e l’affidabilità della vela.

Concettualmente l’idea generale è semplice: costruire la struttura della vela utilizzando un unico materiale, più uno strato di matrice termoplastica di fusione nel sandwich. Questi vengono imbustati sotto vuoto e poi riscaldati su una superficie sagomata in sospensione pneumatica, in modo che quando la termoplastica si scioglie scorra attraverso tutti gli altri strati, legando insieme tutti gli elementi esattamente nella forma giusta.

Alla fine del suo ciclo di vita, la vela può essere riciclata localmente in un normale impianto di riciclaggio industriale. La prima fase consiste nel macinarla in piccoli pezzi, riscaldarla per estrarre la termoplastica. Quindi riscaldarla ulteriormente finché il tessuto non è fuso e può essere estruso in pellet. Ad esempio, una delle vele Pip Hare utilizzate nella Vendée Globe è già stata riciclata in questo modo. L’aspetto negativo è che non si può tornare al polietilene puro. Quindi non si tratta di un modello di economia circolare completo in cui le vecchie vele forniscono le materie prime per quelle nuove. Tuttavia, i pellet possono essere utilizzati per creare una serie di altri nuovi prodotti stampati a iniezione.

Vele

Tanta tecnologia per produrre in chiave “green”

L’ingegneria necessaria per creare una vela di questo tipo non è semplice. Il tessuto è un composito formato da 16-20 microstrati, tutti messi a punto per ogni vela e per ogni barca. Oltre alle fibre strutturali e alla matrice termoplastica di fusione, sono inclusi un reticolo secondario per il supporto e la stabilità, un nido d’ape che aumenta la rigidità mantenendo il peso il più basso possibile, oltre a strati esterni resistenti ai raggi UV e all’abrasione

Oltre alla matrice termoplastica, il materiale di base per ogni strato è polietilene puro ad alto modulo, appartenente alla stessa famiglia chimica del Dyneema. Questo materiale ha un modulo molto simile a quello del carbonio, ma consente di costruire la vela con un unico materiale, un prerequisito per il riciclaggio. Il film termoplastico utilizzato inoltre non è una colla convenzionale. Le sue proprietà chimiche non vengono modificate in nessuna fase del processo, il che significa che può essere recuperato interamente mediante riscaldamento.

Insomma anche nel settore delle vele la rivoluzione ecologica è ormai iniziata e magari a piccoli passi ma inesorabilmente va incontro al futuro.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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