Nautica: è ora di considerare anche il “fine vita” delle barche

Nelle settimane scorse è stato costituito un Comitato di Sostenibilità Nautica, nuovo ente che vorrebbe guidare le aziende del settore industriale del diporto nella costruzione di barche sostenibili considerandone il “fine vita”.

Nel contesto di un mondo che vogliamo sempre più sostenibile e il meno impattante possibile sull’ambiente, anche il settore industriale del diporto è chiamato a un uso responsabile dei materiali di produzione per mitigare gli effetti del cosiddetto “fine vita” delle barche, soprattutto riferito ai materiali compositi, le materie plastiche e la vetroresina, tutti difficilmente riciclabili. Un tema sempre più attuale e che, nonostante i numeri più contenuti rispetto per esempio all’automotive deve coinvolgere tutti i settori produttivi di barche e accessori nautici.

Proprio alla luce di queste tematiche nelle settimane scorse il Consiglio di Confindustria Nautica ha deliberato la costituzione di un Comitato Sostenibilità Nautica, presieduto dalla presidente dell’Assemblea Yacht Barbara Amerio, che vorrebbe diventare il referente per il settore industriale del diporto.

Fine vita barche

La barca sostenibile parte dal progetto

La riflessione di partenza del nuovo ente è che per quanto riguarda le barche e gli yachts in vetroresina quello del “fine vita” non può essere un problema esclusivo del costruttore, né degli armatori, ma di una filiera molto più allargata dovuta ai lunghi tempi di obsolescenza, diciamo 20-30 anni dal primo utilizzo, tipici delle barche da diporto moderne. In questo sistema assume un significato diverso anche la progettazione da parte di designer e costruttori, che se vista nell’ottica del futuro disassemblaggio può portare indiscutibili vantaggi.

Per avviare una filiera del “fine vita” i dirigenti del nuovo Comitato di Sostenibilità Nautica sono necessarie leggi specifiche che disciplinino le responsabilità giuridiche, le metodologie, i percorsi tecnici di tutte fasi che necessariamente precedono il momento del trattamento della vetroresina: la raccolta, il trasporto e lo stoccaggio delle unità, la messa in sicurezza e la bonifica, il disassemblaggio, la separazione dei materiali da avviare alle filiere del riciclo, così come la riduzione volumetrica del manufatto nudo.

Fine vita barche

Normative studiate ad hoc e di respiro internazionale

Su questi temi non sono pensabili normative improvvisate, basate su nuove tasse. Il numero di nuove barche prodotte ogni anno è così esiguo rispetto alla flotta che non sarebbe sostenibile. Né è ipotizzabile che l’Italia si muova fuori da un quadro di coordinamento europeo. Tuttavia si possono studiare soluzioni, probabilmente di tipo assicurativo, in grado di spalmare gli oneri su tutta la durata di vita del prodotto.

Attualmente le linee di azione per studi di progettazione e cantieri sono la prevenzione e riduzione del materiale non riciclabile presente a bordo, la progettazione finalizzata al disassemblaggio, l’utilizzazione degli scarti in un’ottica di produzione di energia, l’avviamento di ricerche anche in ambito universitario per studiare nuovi biocompositi alternativi a compositi tradizionali, come il basalto e il carbonio o riutilizzati in altri settori, come l’utilizzo di componenti rigenerati. Una delle prime idee su cui il nuovo Comitato di Sostenibilità Nautica sta lavorando è una banca dati dei materiali alternativi a quello non riciclabili. Non può essere ambientalista e attento agli sprechi solo chi con le barche ci naviga!

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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