La tragica scomparsa di Davide Calvia nel naufragio all’Asinara del 2023 è ancora avvolta nel mistero. Un nuovo audio inedito, in possesso dei familiari, potrebbe contenere elementi chiave per svelare la verità dietro le incongruenze nel racconto dell’unico sopravvissuto, Giovannino Pinna.
La morte di Davide Calvia, avvenuta il 12 aprile 2023 nelle acque cristalline dell’Asinara, continua a sollevare interrogativi e a tenere con il fiato sospeso l’opinione pubblica. La vicenda, fin dall’inizio, si è basata quasi esclusivamente sulla testimonianza di Giovannino Pinna, cugino della vittima e unico superstite del naufragio.
Ma la sua narrazione, nel corso del tempo, ha mostrato diverse zone d’ombra, e oggi un nuovo elemento irrompe sulla scena: un audio inedito, che potrebbe riscrivere la storia.
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Il racconto del sopravvissuto e i primi dubbi
Secondo la versione di Pinna, i due cugini sarebbero stati vittime di un incidente in mare aperto. Avrebbe lanciato un disperato SOS, fornendo una posizione precisa, e poi avrebbe raccontato di aver lottato per la sopravvivenza per ben 27 ore, prima di essere tratto in salvo. Una ricostruzione che, però, fin da subito ha mostrato delle fragilità, dei punti che non combaciano con i fatti accertati durante le ricerche.
Nell’area indicata nella richiesta di soccorso, le operazioni di ricerca non hanno portato ad alcun risultato concreto. Nessun relitto, nessun oggetto personale, nessuna traccia che potesse confermare un recente naufragio. Un’assenza pesante, che stride con la logica di un evento traumatico come un affondamento. A rendere la situazione ancora più enigmatica, il corpo di Davide Calvia è stato ritrovato solo dieci giorni dopo, al largo di Castelsardo, a una distanza considerevole rispetto alle coordinate del mayday. Un elemento che introduce nuove domande: come è possibile che il corpo si trovasse così lontano? Le correnti e i tempi trascorsi possono giustificare questa discrepanza?
L’indagine e le reticenze del sopravvissuto
Nel corso delle indagini, Giovannino Pinna è stato iscritto nel registro degli indagati per naufragio colposo. Sono emerse ulteriori criticità legate al suo comportamento dopo il salvataggio. In diverse occasioni, Pinna si è avvalso della facoltà di non rispondere, limitando o interrompendo la sua collaborazione con gli inquirenti. Una scelta legittima, certo, ma che, in assenza di testimoni e di prove concrete, ha contribuito ad alimentare i dubbi e le incertezze sulla dinamica del naufragio.
Le ipotesi degli inquirenti
A complicare ulteriormente il quadro, l’esito dell’autopsia ha rivelato una verità sorprendente: Davide Calvia non sarebbe morto per annegamento, come si era ipotizzato inizialmente. Sul corpo sono state riscontrate fratture alle vertebre cervicali e alle costole, lesioni compatibili con un trauma violento. Un dettaglio che cambia completamente la prospettiva: non un semplice incidente in mare, ma un evento traumatico con un impatto significativo, la cui origine resta ancora da chiarire.
In questo scenario, gli inquirenti hanno preso in considerazione un’ipotesi particolarmente delicata: che Pinna non abbia realmente trascorso la notte in mare, ma che si sia fatto ritrovare solo in un secondo momento, per rendere più credibile la sua versione dei fatti. Si tratta di un’ipotesi investigativa, non di una verità accertata, ma che è stata presa in considerazione alla luce delle incongruenze emerse, dell’assenza di riscontri immediati nell’area del mayday e delle modalità del soccorso.
L’imbarcazione sequestrata e la speranza dell’audio
Nel 2024, il ritrovamento e il sequestro di un’imbarcazione compatibile con quella del naufragio, custodita presso la Capitaneria di Porto di Porto Torres, hanno aggiunto un nuovo elemento materiale all’inchiesta. Un passo importante, perché ha permesso di affiancare alle dichiarazioni un oggetto concreto su cui effettuare accertamenti tecnici. E ora, l’audio inedito potrebbe rappresentare un’ulteriore svolta. Secondo quanto riferito dai familiari di Calvia, la registrazione conterrebbe affermazioni che contraddirebbero le versioni finora emerse e includerebbero accuse e giudizi estranei a una semplice ricostruzione dei fatti. Se acquisito ufficialmente e ritenuto autentico, l’audio potrebbe rimettere in discussione la coerenza del racconto di Pinna e aprire nuove piste investigative.
Il naufragio all’Asinara resta quindi una storia sospesa, costruita su un SOS senza riscontri immediati, un corpo ritrovato lontano dal punto indicato, una morte causata da traumi e un’unica voce che, col passare del tempo, appare sempre meno lineare. L’audio non rappresenta una soluzione definitiva, ma potrebbe diventare il punto di partenza per verificare se quanto raccontato finora corrisponda davvero a ciò che è accaduto in mare quel tragico giorno.

