Durante l’ultima edizione della regata d’altura “CIC Normandy Channel Race” una collisione con un cargo battente bandiera italiana in mezzo alla Manica lascia un Class 40 spezzato a metà e i suoi due skipper aggrappati ai rottami.
Navigare in barca a vela in una zona ad alto traffico marittimo soprattutto di grandi navi è un po’ come attraversare l’autostrada in bicicletta. Il rischio di non essere visti e colpiti è altissimo con conseguenze che possono essere catastrofiche.
Lo sanno bene gli skipper Cédric de Kervenoaël e Thomas Jourdren che la notte del 25 maggio 2025 mentre stavano partecipando alla regata “CIC Normandy Channel Race” a bordo del Class 40 Pogo S4 “NST Cabinet Z”, sono stati protagonisti di una spaventosa collisione con un cargo che ha letteralmente tagliato in due la loro barca. Per fortuna i due navigatori sono sopravvissuti al drammatico incidente, soprattutto grazie al loro addestramento, alle comunicazioni tempestive e a una buona dose di fortuna.

Una prova d’altura impegnativa
La “CIC Normandy Channel Race” è una prova d’altura di circa 1.000 miglia che si svolge tra il Canale della Manica e il Mare Celtico, con partenza e arrivo a Caen, in Normandia (Francia). Il percorso è piuttosto impegnativo, combinando navigazione costiera e d’altura, e tocca la costa sud-occidentale dell’Inghilterra, le Isole del Canale e l’Irlanda. La regata si svolge in doppio e permette di sfruttare al massimo le potenzialità dei Class 40, a ritmi di regata molto elevati. Tra gli iscritti figurano leggende del Vendée Globe, come Michel Desjoyeaux e Vincent Riou.
Quella del 2025 è stata fin dall’inizio un’edizione particolarmente dura per gli equipaggi, con 25-30 nodi di vento e previsioni in aumento. Si sono verificati infatti diversi ritiri, tra cui una collisione tra due barche in partenza, un disalberamento e guasti vari alle attrezzature.

Di notte nel canale pieno di traffico
La flotta di barche aveva da poco doppiato l’Isola di Wight e stava zigzagando attraverso la Manica e le sue difficili regate di marea. C’erano onde di circa 2,5 metri, perché era appena passato un grande fronte. Tra gli equipaggi c’è anche la coppia di skipper Cédric de Kervenoaël e Thomas Jourdren che navigano sul loro Pogo S4 “NST Cabinet Z”. Non sono velisti professionisti: de Kervenoaël fa l’avvocato durante la settimana, ma partecipa a regate d’altura da 30 anni e fa parte della flotta della Classe 40 da un decennio. È anche presidente della classe. Il co-skipper Jourdren, 25 anni, è un preparatore per la Classe 40 e ha partecipato alla “Transat Jacques Vabre”.
Alle loro spalle, distanziati di qualche miglio ci sono Jay Thompson e Pamela Lee a bordo di “Empowher”. “Stavamo navigando di bolina – racconta Thompson – c’erano 25 nodi, con raffiche di 28 nodi. Navigavano con un J1 e una mano di terzaroli alla randa in direzione Nord, praticamente verso il Fastnet, che sarebbe stata la nostra ultima boa prima di tornare a Caen, per concludere la regata. La visibilità era piuttosto buona”.
“Erano circa le 2 di notte e potevo vedere la luce di navigazione del Cabinet Z tra le onde e gli spruzzi – continua lo skipper – a un certo punto sullo schermo dell’AIS ho notato due navi cargo che si dirigevano verso Ovest. Entrambe avevano una velocità di circa 16-18 nodi.”

Pericolo collisione, il cargo non risponde
Nel frattempo anche a bordo della “NST Cabinet Z” Cédric e Thomas hanno visto i cargo e usano la radio Vhf per contattarli e segnalare la loro presenza. Uno dei due cargo risponde “Okay, cambio rotta”, ma dopo 5 minuti, forse pensando data la velocità che fosse una barca a motore, dice: “Tu sei l’unità che dà la precedenza. Sei tu quello che si sposta”. Thomas allora replica: “Siamo una barca a vela da regata, possiamo passare? Ma dal cargo non arriva nessuna risposta. A quel punto sono a meno di un miglio di distanza dalla nave.
Tutto a bordo del “NST Cabinet Z” nei minuti successivi avviene in maniera concitata. Cédric chiede a Thomas: “Guarda, dov’è la nave? Dov’è la nave?’ Dopodiché esce in coperta e urla: “Non passa, non passa, non passa!” A quel punto il Class 40 viene travolto. Thompson racconta: A un certo punto non ho più visto le luci del Class 40. Poi ho guardato lo schermo e il loro AIS era scomparso. Ho preso il Vhf e ho provato a chiamarli, ma non mi hanno risposto. Allora ho detto a Pam che c’era un problema. Poi è arrivata una chiamata radio: “Mayday, Mayday, Mayday, la nostra barca è tagliata a metà. Abbiamo disalberato. Venite a prenderci subito”.

La barca distrutta e a rischio di affondamento
A quel punto Jay e Pam girano la chiamata di emergenza al Cross Corsen, il servizio di soccorso marittimo francese, e si dirigono a piene vele verso il Pogo che sta vivendo momenti drammatici. “La barca era a pezzi e c’erano detriti ovunque – racconta Cédric la prua era divisa ma attaccata e l’albero era al centro con la vela. Il pozzetto sporgeva leggermente dall’acqua, ma la maggior parte della metà posteriore della barca era sott’acqua. Io e Thomas ci siamo messi sul pulpito di prua ad aspettare”.
Le regole della Classe 40 richiedono che ogni yacht abbia grandi blocchi di schiuma per il galleggiamento integrati sia a prua che a poppa. “La sezione di poppa galleggiava a malapena, quasi verticale. L’equipaggio era sul pulpito di dritta. Era l’unica sezione fuori dall’acqua, ma con le onde, stava affondando. Potevamo vedere solo i catarifrangenti sulle loro giacche perché avevamo un riflettore molto potente. È così che li abbiamo individuati”, racconta Thompson.
Tanto freddo e costole rotte, ma salvi
I soccorritori della Cross Corsen hanno confermato che un elicottero sarebbe potuto arrivare da loro entro 40 minuti. Hanno anche bloccato tutto il traffico navale nella zona intorno allo yacht in avaria. Cédric e Thomas a quel punto provano a lanciare la zattera di salvataggio, ma questa incredibilmente non si apre. Anche l’equipaggio di “Empowher” apre la zattera, ma il dispositivo si perde tra le onde. L’unico pensiero di Thompson e Pam è di non perdere di vista i naufraghi, cosa difficilissima in mezzo al putiferio, continuano a fare dei giri in senso antiorario intorno a loro.
Fortunatamente l’elicottero è arrivato da Brest poco dopo e i sommozzatori hanno rapidamente tratto in salvo i due uomini: Jourdren per primo, che soffriva di forte ipotermia, poi de Kervenoaël, che si era rotto quattro costole nell’impatto, ma sorprendentemente entrambi erano illesi.
La collisione è al momento ancora oggetto di indagine da parte della polizia. Il cargo “Ital Bonny”, battente bandiera italiana, è stato intercettato da una nave da guerra francese e scortato in porto.
