Dall’incontro tra l’avanguardia tecnologica di Repower e la secolare maestria dei cantieri di Murano nasce il taxi marino del futuro: un gioiello in carbonio e vetro riciclato che riporta il silenzio nella Serenissima senza rinunciare alla tradizione.
L’innovazione, si sa, non è un concetto astratto, ma una risposta concreta a necessità specifiche. Il caso di Lucietta, il primo taxi veneziano a propulsione interamente elettrica, ne è la prova lampante. Non si tratta semplicemente di una barca ecologica, ma di un progetto “cucito addosso” a una città unica al mondo.
Con i suoi 9 metri di lunghezza e una larghezza contenuta di soli 2,30 metri, Lucietta sfida la consuetudine prediligendo la funzionalità estrema allo spazio ridondante. La sua sagoma slanciata e l’altezza di appena 2,10 metri le permettono di scivolare con agilità sotto i ponti più bassi, districandosi tra gondole e vaporetti nei canali più angusti, lì dove il traffico marino richiede nervi saldi e mezzi millimetrici.

Sinergia d’eccellenza tra Murano e il design d’autore
Dietro questo scafo batte un cuore internazionale ma con radici profonde nel territorio. Il progetto è frutto della visione di Repower, colosso svizzero dell’energia, che ha affidato la realizzazione materiale al prestigioso Cantiere Motonautico Serenella di Murano. Parliamo di una realtà che da oltre quarant’anni firma i motoscafi più eleganti della laguna. A nobilitare le linee ci ha pensato Nauta Yachts, firma di riferimento nel design nautico mondiale, che ha saputo reinterpretare il fascino classico del taxi veneziano in chiave contemporanea.
Fondamentale, però, è stato l’ascolto: prima di tracciare la prima linea, è stato condotto un sondaggio capillare tra i tassisti locali per mappare le loro reali esigenze operative. Il risultato? Un consenso unanime riscosso già al Salone Nautico di Venezia 2025.

Autonomia e performance: un’intera giornata tra le onde
Sotto il profilo tecnico, Lucietta non accetta compromessi. È spinta da un propulsore full electric da 200 kW, supportato da un generoso pacco batterie da 180 kWh e un sistema a eliche controrotanti Konrad. Nonostante una velocità di punta che sfiora i 30 nodi (circa 50 km/h), è nelle andature cittadine che la barca esprime il meglio di sé.
Rispettando i limiti lagunari — dai 7 km/h dei canali interni ai 20 km/h di quelli principali — l’imbarcazione garantisce una copertura lavorativa totale. A una velocità di crociera di 6 nodi, ad esempio, può navigare per oltre 19 ore consecutive, permettendo al conducente di affrontare i turni più intensi e di ricaricare comodamente gli “elettroni” durante la sosta notturna. Anche i tempi di ricarica sono ottimizzati: con le colonnine rapide da 120 kW, bastano poco più di 70 minuti per passare dal 20% all’80% di energia.

Materiali nobili e sostenibilità circolare
La tecnologia di Lucietta non si ferma ai motori, ma permea l’intera struttura. Lo scafo è un sofisticato mix di materiali compositi e carbonio riciclato, arricchito dai classici inserti in mogano lavorati a mano dai maestri d’ascia. Ma il vero tocco di genio risiede nelle finiture: grazie alla collaborazione con la startup Rehub, sono stati utilizzati materiali innovativi derivati dagli scarti della lavorazione del vetro di Murano. Un esempio perfetto di economia circolare che lega la barca fisicamente alla terra (e al fuoco) della sua isola d’origine.
Il ritorno al futuro: un layout che onora la storia
Osservando la configurazione interna, si nota una novità che sa di antico: la presenza di un secondo pozzetto a poppa, che offre quattro posti aggiuntivi o un’area prendisole. Se per alcuni potrebbe sembrare un’eresia rispetto ai taxi degli ultimi decenni, in realtà è un raffinato ritorno alle origini.
Fino agli Anni 70, infatti, i motoscafi veneziani montavano il motore a prua, lasciando libera proprio la zona poppiera. Grazie ai volumi ridotti della propulsione elettrica, Lucietta recupera quello spazio perduto, dimostrando che il progresso più autentico spesso non è altro che un cerchio che si chiude, unendo la memoria storica alle sfide ecologiche di domani.
Photo credits immagine apertura: Repower.
