L’impiego dei satelliti Sentinel-2 ha permesso al Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea di mappare le cosiddette “isole di plastica” nel Mar Mediterraneo.
In questi ultimi anni abbiamo sentito spesso parlare di enormi isole di plastica, ossia estese discariche di rifiuti galleggianti che si sono accumulati nel tempo e che vanno alla deriva negli oceani. La più famosa è la “Great Pacific Garbage Patch”, nota anche come il “Pacific Trash Vortex”, situata tra il Giappone e le Hawaii che si sposta seguendo la corrente oceanica del vortice subtropicale del Nord Pacifico. La sua estensione, secondo le stime degli scienziati, va dai 700 mila km² fino a più di 10 milioni di km², per un totale di 3 milioni di tonnellate circa di rifiuti accumulati.
Quello che fino a ora non sapevamo è che le isole di plastica sono presenti anche nel Mediterraneo. È quello che è emerso da un recente studio effettuato dal Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea che ha tracciato la prima mappa dettagliata delle cosiddette “isole di plastica” nel Mare Nostrum.
La mappatura delle isole grazie ai satelliti
Grazie all’analisi di oltre 300.000 immagini satellitari del Mediterraneo, acquisite dal programma Copernicus dell’UE, i ricercatori hanno identificato migliaia di cumuli di rifiuti, alcuni dei quali estesi fino a 20 chilometri. Questo lavoro di monitoraggio, che ha coinvolto l’utilizzo di super computer e algoritmi avanzati, ha permesso non solo di mappare le aree maggiormente afflitte dall’inquinamento, ma anche di comprendere le dinamiche di accumulo dei rifiuti marini.
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, rappresenta un traguardo notevole per la comunità scientifica internazionale, che ha lungamente cercato metodi efficaci per quantificare e localizzare l’inquinamento marino causato dai rifiuti plastici.
Coinvolta anche l’Agenzia Spaziale Europea
Il progetto di mappatura delle isole di plastica in Mediterraneo ha beneficiato del supporto e dei fondi dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e ha visto la partecipazione di società spaziali e istituti di ricerca di 6 diversi Paesi. L’impiego dei satelliti Sentinel-2 ha fornito scansioni periodiche del Mediterraneo ogni 3 giorni per un periodo di 6 anni, offrendo così una visione senza precedenti sull’entità e sulla distribuzione dell’inquinamento da plastica nel Mediterraneo.
JRC sottolinea l’importanza di continuare lo sviluppo in questo settore. La futura introduzione di dispositivi satellitari progettati specificamente per monitorare la plastica negli oceani potrebbe rivoluzionare questo settore di ricerca, permettendo di identificare detriti anche di dimensioni inferiori al metro quadrato. Ciò contribuirebbe a migliorare le capacità diagnostiche e operative nella lotta contro l’inquinamento da plastica, un nemico silenzioso ma devastante per gli ecosistemi marini.

