Una panoramica sulle 9 donne attualmente più forti, determinate e influenti che stanno portando al successo la vela agonistica al femminile.
Donne e vela agositica. Ci sono tanti segnali di quanto il “girl power” stia letteralmente dilangando nel mondo delle regate. L’America’s Cup femminile del 2024, così come i Giochi Olimpici di Parigi hanno previsto un calibrato equilibrio di atleti maschili e femminili e sono infine partite le prime iscrizioni femminili alla Vendée Globe di quest’anno. È chiaro come le veliste di tutto il mondo si stanno impegnando a fondo per ottenere successo e rappresentanza nella vela. E non solo a bordo, ma anche dietro le quinte, nella dirigenza di progetti e nelle organizzazioni intrenazionali dei grandi eventi sportivi.
Come dimostrano le storie di molte donne, come Pip Hare, Cole Brauer, Clarisse Cremer, Hannah Mills, e tante altre, fino alla nostra Francesca Clapcich che in questo momento stanno guidando il cambiamento della navigazione a vela mondiale.
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Pip Hare, un grande exploit al Vendée Globe
Pip Hare si era prefissata l’obiettivo di arrivare alla partenza dell’ultimo Vendée Globe e ci è arrivata grazie a un incredibile lavoro e alla forza di volontà. Ha chiuso il giro del mondo in solitario con un 19° posto, dimostrando il suo talento competitivo nonostante navigasse su una barca molto più lenta di tutti i suoi avversari. Ora possiede un Imoca 60 foiling e continua a essere competitiva.
Pip, a 50 anni, è un esempio fenomenale di come si possano realizzare le proprie ambizioni in ambito velico. Dopo aver ammesso di soffrire di una certa “sindrome dell’impostore” agli esordi nell’Imoca, Pip è ora una stimata sostenitrice delle donne nella vela e usa la propria voce per le cause che le stanno a cuore. È un’ispirazione assoluta per tutte le donne veliste.

Cole Brauer, un fenomeno anche su Instagram
Cole Brauer a 29 anni è diventata la prima donna americana a fare il giro del mondo in solitario senza scalo conquistando il secondo posto nella Global Solo Challenge 2024. Non solo, ma ha anche mostrato le regate oceaniche a un pubblico completamente nuovo. La Brauer infatti durante tutta la regata ha postato sui canali social video estremamente divertenti e coinvolgenti raggiungendo un enorme: quasi mezzo milione di follower solo su Instagram. Mostrava con sincerità ogni suo passo, compreso quello di essere stata scaraventata dall’altra parte della cabina durante una tempesta e di aver dovuto autosomministrarsi una flebo dopo un forte mal di mare. Si parla già di una possibile sua futura campagna Vendée Globe.
Clarisse Cremer, icona di determinazione e onestà
Clarisse Crémer è la donna più veloce che abbia mai fatto il giro del mondo in barca a vela senza scalo. Si è classificata al 12° posto nell’ultima Vendée Globe e ha stabilito il nuovo tempo record di 87 giorni, 02 ore e 24 minuti. Ma Clarisse ha dimostrato un’altra caratteristica notevole nell’ultimo anno: non si tira indietro. Quando è stata abbandonata dallo sponsor Banque Populaire per la nascita del primo figlio ha postato una risposta furiosa sui social media. La sua storia è diventata un caso in Francia e ha portato Banque Populaire ad abbandonare del tutto la Vendée.
Crémer si è assicurata un nuovo team e un nuovo finanziatore e ha lavorato duramente per partecipare al Vendée Globe di quest’anno. Dopodiché alcune e-mail anonime l’accusavano di aver imbrogliato durante la regata del 2020 discutendo con il marito di rotte. Ancora una volta, la Crémer ha rinunciato all’anonimato per discutere delle accuse mosse contro di lei e per respingerle con veemenza. Questa settimana la Federazione Francese di Vela ha scagionato sia lei che il marito da qualsiasi comportamento scorretto.
Hannah Mills, dalle Olimpiadi all’America’s Cup
Non solo è la velista olimpica di maggior successo della storia, ma Hannah Mills si candida anche a diventare la vincitrice della prima Coppa America femminile. In qualità di Ceo del team britannico Athena Pathway, la Mills sta guidando le squadre britanniche femminili e giovanili alla 37a America’s Cup. Ma da quando si è ritirata dalla vela olimpica è stata anche una forza trainante nell’aumentare le opportunità per le veliste di competere in eventi foiling di alto profilo, in particolare il SailGP, dove ha gareggiato come stratega, un ruolo che ha condiviso con la britannica Hannah Diamond.
La Diamond, insieme a veliste come Emily Nagel, fa parte di una nuova generazione di veliste con forti capacità analitiche che hanno gareggiato sia nelle regate oceaniche che nei team di foiling.
Alexia Barrier e Dee Caffari: obiettivo Trofeo Jules Verne
La co-skipper di Alexia Barrier, Dee Caffari, la descrive come “una forza della natura”, quindi quando Barrier ha annunciato di voler formare una sfida tutta al femminile per il Trofeo Jules Verne è stato chiaro che faceva sul serio. Il Famous Project ha fatto passi da gigante da quando è stato lanciato l’estate scorsa, prendendo in consegna sia un MOD70 che l’ex 103 piedi Idec Sport di Francis Joyon e assicurandosi la sponsorizzazione dell’azienda tecnologica globale Wipro.
Insieme alla collega Dee Caffari, la coppia ha messo insieme un team di veliste di talento e sta lavorando con alcuni dei migliori multiscafi del settore per prepararsi a spingere il trimarano gigante in giro per il mondo e stabilire un nuovo tempo di riferimento.
Francesca Clapcich, paladina della vela ecosostenibile
In questa lista non mancano le donne italiane. Francesca Clapcich è una velista olimpionica italiana nata a Trieste nel 1988. Dalle derive al giro del mondo in equipaggio, Francesca è una delle poche veliste italiane ad avere partecipato alla Ocean Race. Arruolata per 9 anni nell’Aeronautica Militare, ha partecipato a due Olimpiadi: nel 2012 in singolo nella classe Laser e nel 2016 nella classe 49er FX in equipaggio con Giulia Conti, con la quale l’anno precedente aveva vinto i campionati mondiali, europei e italiani 49er FX. Nel 2015 ha ricevuto il Collare d’Oro al merito sportivo, il massimo riconoscimento conferito dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano.
Dal 2017 la Clapcich è impegnata in progetti velici improntati sulla sostenibilità ambientale con l’obiettivo di sensibilizzare alla riduzione dell’uso della plastica. A inizio del 2023 entra a far parte dell’equipaggio di “11th Hour Racing”, team nato per promuovere la salvaguardia dell’ambiente.
Jo Grindley, unica donna manager dell’America’s Cup
Sfogliando i profili dei dirigenti dell’America’s Cup, si notano pochissime donne. Fa eccezione Jo Grindley, Chief Marketing Officer e Chief Commercial Officer di Ineos Britannia, il team sfidante inglese. Jo è stata presente fin dall’inizio al progetto, avendo lavorato al fianco di Sir Ben Ainslie per 17 anni, comprese 3 campagne olimpiche, prima che i due decidessero di creare un team britannico di Coppa America, la prima delle tre sfide (Land Rover BAR).
Un team di America’s Cup dipende quasi interamente dai suoi finanziamenti e lei, in qualità di CMO/CCO, ha realizzato 3 campagne con un solido sostegno: un risultato non da poco e una parte importante della candidatura della Gran Bretagna a portare a casa la Coppa.
Hannah Snellgrove, contro ogni ostacolo
Tra le donne Hannah Snellgrove è l’ultimo membro della squadra olimpica britannica di vela a essere stato annunciato, ma il suo percorso verso i Giochi Olimpici è stato fonte di ispirazione per la sua tenacia nel superare molti ostacoli lungo il cammino. “Mi piace pensare che l’entusiasmo e la testardaggine abbiano compensato un’eventuale mancanza di talento naturale”, ha scherzato sulla sua pagina di social media quando è stato annunciato che avrebbe regatato con l’Ilca 6 a Parigi quest’estate.
“Sono passati 25 anni da quando ho fallito il mio Salterns Red Pennant, 23 anni da quando mi è stato detto che non avevo potenziale, 9 anni da quando sono stata esclusa dai finanziamenti e 2 anni da quando ho pensato che un infortunio avrebbe messo fine alla mia carriera. “Credo di voler dire che per chiunque abbia bisogno di sentirselo dire oggi che la vista a volte può essere bella quando si prende la strada panoramica”.







