La vela al terzo riconosciuta patrimonio di interesse culturale

Di recente le vele al terzo hanno ricevuto un importante riconoscimento da parte della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio: sono diventate patrimonio di interesse culturale e come tali da proteggere e divulgare.

Vele al terzo e marineria. La cultura di un Paese circondato dal mare passa anche per la sua tradizione marinara fatta di storia e modi diversi di navigare nel tempo. Queste conoscenze, soprattutto quando sono ancora vive e apprezzate, sono un patrimonio da proteggere e divulgare. Accade così per le vele al terzo che di recente hanno ricevuto un importante riconoscimento.

In pratica la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini ha individuato in questa forma di navigazione tradizionale un’importante espressione di identità culturale collettiva. Tanto da diventare patrimonio di interesse culturale. Lo ha stabilito con una dichiarazione presentata al Museo della Marineria di Cesenatico lo scorso 13 maggio ed è la prima volta che l’art. 7 bis del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio che in base alle Convenzioni dell’Unesco riconosce le espressioni di identità culturale collettiva come beni culturali e disciplina la loro tutela e valorizzazione è stato applicato nel nostro Paese a questo scopo.

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Vela al terzo

Vele al terzo: colorate, antiche, bellissime

La vela al terzo è un’evoluzione della vela latina ed è stata utilizzata dal XVIII secolo fino alla metà circa del secolo scorso in tutto il Mediterraneo. Si riconosce per la forma a trapezio delle vele tinteggiate in colori vivi. Era utilizzata soprattutto nel Mare Adriatico su barche da pesca e piccolo cabotaggio, come bragozzi, trabaccoli, lance, battane etc. le flotte più importanti di vele latine appartenevano a importanti città marinare, come Venezia, Chioggia, Trieste, Fiume, Ancona. Ma molto diffuse erano anche lungo le coste della Romagna, dell’Istria e del Golfo del Quarnaro, in Croazia.

Nonostante la vela al terzo abbia smesso di essere utilizzata dopo la Seconda Guerra Mondiale, soppiantata da vele più moderne ed efficienti, negli ultimi decenni è stata recuperata da diversi gruppi e associazioni. Queste ultime, oltre a praticarla, la tramandano ai più giovani insieme ad altri importanti elementi di cultura marittima, come il restauro di barche tradizionali in legno. Non mancano anche regate, raduni e parate che vedono protagoniste queste vele lungo tutte le nostre coste.

Il riconoscimento da parte della Soprintendenza rappresenta un passo importante per la tutela e la valorizzazione delle vele al terzo. Un prezioso simbolo di un’arte antica e di un mondo antico che è la nostra eredità, storica e culturale.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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