Il filosofo e marinaio francese Gilles Grelet, dopo avere definitivamente abbandonato la terraferma vivendo sulla sua barca a vela “Théorème”, ha di recente pubblicato il libro “Teoria del navigatore solitario”.
Se è vero che il mare è ”Vita Magister”, ossia maestro di vita, l’arte della navigazione è certamente per molti di noi non solo un’attività ricreativa e piacevole, ma anche un modo tra i più efficaci e appaganti per conoscere il mondo, esplorare le sue regole e scavare all’interno di noi stessi alla ricerca del senso del nostro essere. Andare per mare è in definitiva un ottimo punto d’incontro tra il fare e il pensare, due dimensioni che in barca si alternano, si sovrappongono, si richiamano a vicenda e viaggiano sempre nella stessa direzione.
Ognuno di noi naviganti può vivere queste dinamiche tra il pensiero e l’azione a suo modo e a vari livelli. C’è però chi si spinge più a fondo arrivando a teorizzare una vera e propria filosofia, come il filosofo francese Gilles Grelet che di recente nel giugno 2024, ha pubblicato il volume “Teoria del navigatore solitario” (editore Luiss, 180 pagine, 17 euro).

Un non filosofo appassionato di mare
Quella di Gilles Grelet è una vita molto curiosa e originale per un intellettuale. Ex allievo del filosofo François Laruelle, brillante promessa della filosofia europea e autore della celebre non-filosofia, Grelet ha insegnato per molti anni all’Università di Parigi e ha pubblicato una serie di saggi sviscerando i principi di quella che viene definita “teoria della ribellione” di ispirazione anarchico-maoista. Nel frattempo ha fatto anche altre cose, per esempio ha collaborato con i registi underground francesi del gruppo Dojo Cinéma, ma ha anche organizzato un corso di filosofia per detenuti e ha lavorato come agente portuale.
Soprattutto però Gilles Grelet ha navigato molto, ha fatto lo skipper ed è stato formatore di istruttori di vela alla celebre scuola di vela Les Glénan. Una passione per il mare e la vela profonda la sua, tanto che nel 2010 ha praticamente lasciato definitivamente la terraferma e a bordo della sua barca a vela “Théorème”, trascorre la vita come marinaio navigando al largo della Bretagna.

Il suo pensiero vorticoso come le maree
“Teoria del navigatore solitario” è il primo libro che pubblica dopo questo radicale cambio vita. Se la filosofia è da sempre il tentativo di garantire un senso stabile all’esistente, quella di Grelet è allora una vera e propria anti-filosofia che si infrange contro ogni certezza per abbracciare la vastità e la mutevolezza della vita. Il pensiero di Gilles Grelet è vorticoso come le maree, solitario come un navigatore che conduce un’esistenza errante, lungo rotte incerte. C’è dentro il richiamo alle teorie di Laruelle e Alain Badiou, così come il diario che Thoreau scrisse a Walden e i romanzi di Herman Melville e Joseph Conrad.
“Teoria del navigatore solitario” è un libro al tempo stesso troppo marino per le persone d’intelletto, che conoscono solo la terra, e al tempo stesso troppo teorico per la gente di mare, che si appassiona solo alla vita”.
Ecco un passaggio esplicativo del volume: “Dimoro sull’acqua, senza lasciare mai la mia nave per più di qualche ora, senza incontrare quasi nessuno, vi ho preso quartiere e colto il mio quarto di mare, come si dice dei quarti di nobiltà. Da allora, non ho navigato perché farlo dava un senso alla mia vita, ma perché era la mia vita: se non migliore, quantomeno buona”.
