La sicurezza di una barca passa anche attraverso la pulizia

Secondo il navigatore e sailing coach Luca Sabiu la pulizia di una barca ha poco a che fare con l’estetica e molto invece con la sicurezza e lo stato di salute di ogni singolo componente. Ecco i suoi preziosi consigli che salvano da avarie e situazioni critiche.

Il grado di pulizia di una barca è sempre soggettivo. Ognuno di noi è più o meno attento al livello di pulizia del cabinato su cui naviga. Ma non esiste certo una linea guida su quanto dovrebbe essere pulita un’imbarcazione. Quello che tuttavia possiamo affermare è che una barca pulita con alcune accortezze può diventare una barca più sicura. Scopriamo perché…

Navigando molto spesso su barche differenti, mi capita di vedere molte situazioni diverse tra loro. Mi è capitato per esempio di navigare su cabinati così sporchi da non riuscire a capire il livello di vetustà e usura di alcuni componenti. Pensiamo per esempio alla coperta di una barca sporca e quindi anche a tutto l’insieme di drizze e scotte nelle stesse condizioni: difficilmente riusciremo a capire quando una drizza è deteriorata in un punto di carico. Stessa cosa succederà con un componente della ferramenta, per esempio un bozzello qualunque: non si vedranno certe quelle piccole tracce di ruggine che rappresentano un campanello d’allarme per una possibile via d’acqua.

Leggi anche: Come preparare cime e scotte prima di installarle a bordo

Pulizia

I componenti sporchi nascondono tante insidie

Non molto tempo fa ho visitato una barca usata per conto di un mio allievo. Mi sono subito accorto che un candeliere con alla base della ruggine lasciava trafilare acqua che finiva dentro un tamponamento del mobilio interno in corrispondenza del quadro elettrico al carteggio dando continui problemi all’elettronica. La ferramenta in quel caso andava smontata, eseguita una corretta sigillatura e quindi rimontata.

Rimanendo sempre in coperta, pensiamo un attimo ai pulsanti/telecomandi del verricello dell’ancora. Se gli stessi non vengono sciacquati e puliti con acqua dolce per verificare la presenza di ossido che nel tempo crea corrosione dal sale, ci si può mettere in guai seri. Ipotizziamo uno scenario in rada: per dare fondo alla catena se un pulsante si blocca, basta aprire la frizione a mano e si riesce a filare la catena; nel caso tuttavia il pulsante di risalita fosse bloccato dal sale e fossimo costretti a salpare velocemente per scappare dalla baia, allora sarebbe un bel problema.

Ecco come un vano motore pulito ci salva la barca

Un consiglio prezioso per coloro che sono in procinto di salpare, non importa se con una barca di proprietà o meno, è quello di fare quello che io chiamo “il punto zero” del vano motore. Consiste nel posizionare un paio di fogli di carta assorbente puliti nella sentina del motore. Questo ci permetterà, anche in presenza di sentine molto sporche, di capire se quelle perdite sono avvenute durante la nostra navigazione. La stessa carta assorbente inoltre ci dirà anche quale liquido perdiamo, per esempio acqua, gasolio, olio motore, così da indirizzare il nostro intervento prima che sia troppo tardi. Tutte verifiche che con la sentina sporca sarebbero impossibili da eseguire.

Sentina sporca: il disastro può stare dietro l’angolo

In generale la sentina della nostra barca dovrebbe essere sempre più asciutta possibile, cosa che su cabinati un po’ datati, magari con albero passante, potrebbe risultare piuttosto complicato. Bisognerebbe tuttavia sforzarsi di trovare soluzioni per non fare entrare acqua che nel lungo periodo andrebbe certamente a compromettere i prigionieri e le piastre della chiglia.

Una volta che i prigionieri sono puliti, si potranno applicare dei segni di riferimento per capire se ci sono movimenti strani. Questo è un check molto importante, soprattutto su barche da regata perché, come sappiamo bene, purtroppo i movimenti delle chiglie su alcune barche non sono così rari. Ecco allora che una barca pulita ci aiuta anche in questo. Anche in fase di acquisto dell’imbarcazione una sentina sporca può nascondere delle “cricche” dovute a urti o colpi alla deriva.

In ogni caso sarebbe bene avere sempre sentine pulite, asciutte e paioli senza viti di bloccaggio. Questo per consentire, in caso di necessità, di spagliolare velocemente in modo da capire quali vani sono interessati dall’acqua e individuare il prima possibile la presunta via d’acqua.

Pulizia

Pulizia e verifica degli acciai in coperta

Almeno un paio di volte all’anno dobbiamo prenderci cura degli acciai in coperta con il metodo “prua-poppa”: ossia si comincia dai componenti posizionati sul pulpito di prua della barca e si procede progressivamente all’indietro fino ai componenti collocati a poppa. Bisogna pulire ciascun componente accuratamente: attacchi della jack line, avvolgifiocco, candelieri, arridatoi, draglie, grilli del piede d’albero, sartiame, perno del boma, pulpito di poppa. Due consigli importanti:

  • Dopo la pulizia si potrà verificare bene la solidità degli attacchi delle draglie, considerate che nel caso se ne molli una, avremo un potenziale uomo a mare.
  • I grilli del piede d’albero non dovrebbero svitarsi, ma con le vibrazioni a volte succede. Ecco perché una volta fatta pulizia, si lubrifica la puleggia della tenuta dal grillo, si serra quindi con cura il grillo stesso e si mette una piccola fascetta da elettricista o cavetto di Dynema come blocco della torsione.

Pulizia

Catena dell’ancora: pulizia e verifiche

La nostra barca alla fonda è affidata alla catena dell’ancora. Una catena sporca e rugginosa è assolutamente controproducente. È importante infatti poter rilevare eventuali punti usurati sulla catena. È bene allora lavare spesso la catena dell’ancora con acqua dolce e verificare il tessile che collega le maglie in acciaio alla barca. Per far fronte a qualunque emergenza, consiglio inoltre di tenere nel gavone dell’ancora una torcia carica e un coltello. Durante il rimessaggio invernale è importante infine adagiare la catena dell’ancora su un pallet di legno per pulirla bene, segnarla per individuare facilmente il calumo e verificare false maglie e usura.

Pulizia

Valvole di prese a mare e vani di scarico del bagno

Una pulizia maniacale di alcuni componenti della barca a volte non basta. Le barche galleggiano, ma le prese a mare saltano anche in porto. Per tale ragione i vani delle prese a mare e le valvole stesse devono essere controllati e puliti. Solo in questo modo possiamo accorgerci di punti di ossido. Anche questo tuttavia spesso non basta perché le possibili rotture non si vedono. Ho visto personalmente prese a mare completamente avvolte nel calcare e ormai fin troppo sporche e compromesse per riuscire a pulirle. Ecco non si deve mai arrivare a tali situazioni. Ricordiamo inoltre come i regolamenti Isaf impongano di legare un cono li legno dolce a ogni presa a mare. Le dotazioni in barca dobbiamo metterle dove servono.

Avvolgifiocco, boma e arridatoi del sartiame

Due volte l’anno sarebbe buona cosa ammainare la vela di prua, lubrificare la torretta girevole e verificare l’integrità delle relative sfere. L’avvolgifiocco deve funzionare bene e spesso risulta molto duro semplicemente perché le sfere all’interno sono grippate. Quella che io chiamo “sicurezza applicata”.

Ormai non conto più gli armatori che mi raccontano di avere trovato il boma adagiato in coperta perché si è svitato il perno del boma. Consiglio di verificare che il perno non abbia gioco. In questo caso si possono inserire delle rondelle di Teflon, le quali anche se non eterne, risultano molto funzionali per compensare piccolissimi spessori. Dopodiché si può lubrificare lo stesso perno con del grasso al litio, e inserire quindi il dado autobloccante con una punta di frenafiletti. Dopo aver pulito il boma si procede a verificare lo stato di ossido dei rivetti della varea del boma e delle rispettive pulegge. Anque in questo caso possiamo proteggere l’alluminio dall’acciaio con un po’ di Duralac.

Non è un bene che gli arridatoi del sartiame rimangano bloccati. Gli stessi vanno sciacquati bene e spazzolati per tenerli puliti. Oltre alla verifica delle coppiglie o Pin, si possono applicare dei riferimenti con del nastro bianco, in modo da capire al volo se ci sono stati movimenti accidentali.

Luca Sabiu

Navigatore, sailing coach e fondatore della scuola di vela MasterSail.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.