Il Senato vara il “DDL Mare”: dal restyling dei contratti di charter alla stretta sulle bandiere estere, ecco come cambiano le regole per i diportisti e il controverso nodo dei centri d’istruzione.
L’Italia si riappropria del suo elemento naturale con una riforma che punta a snellire la burocrazia senza rinunciare al rigore. Dopo le novità sulle Dotazioni di Sicurezza introdotte con il Decreto 133 del 17 settembre 2024, il Senato il 26 marzo scorso, ha licenziato in prima lettura il disegno di legge per la “Valorizzazione della risorsa mare“, un provvedimento fortemente voluto dal Ministro Nello Musumeci.
Il cuore pulsante della riforma per gli appassionati di navigazione batte nell’Articolo 15, che mette mano al Codice della Nautica da Diporto con l’obiettivo di modernizzare un settore vitale per l’economia nazionale. Il testo passa ora alla Camera, ma l’impalcatura delle novità appare già definita e destinata a cambiare le abitudini di armatori e società di servizi.
Il nuovo volto del charter: contratti su misura
La riforma introduce una ventata di freschezza nelle modalità di fruizione delle imbarcazioni. Due sono i nuovi schemi contrattuali che debuttano nel panorama legislativo. Il primo riguarda la locazione con nomina del comandante: una formula ibrida che permette di inserire direttamente nel contratto di locazione un professionista abilitato al comando, garantendo maggiore sicurezza ai meno esperti.
Il secondo è il noleggio a itinerario concordato, una sorta di pacchetto “all-inclusive” della nautica: salvo accordi specifici, la tariffa comprenderà già tutte le spese vive della navigazione, dai lubrificanti al carburante, fino all’approvvigionamento idrico. Per quanto riguarda invece il noleggio occasionale, arriva un obbligo di trasparenza visiva: le unità dovranno esporre sulle murate un contrassegno identificativo di 100×20 centimetri, una sorta di “targa” che ne dichiari lo status.
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Burocrazia addio: tempi dimezzati e sportelli digitali
Sul piano amministrativo, il DDL Mare promette una vera e propria “cura dimagrante” per i tempi d’attesa. Il rinnovo della licenza di navigazione vedrà i termini ridursi drasticamente da 60 a 30 giorni. Una delle novità più apprezzate riguarda lo STED (Sportello Telematico del Diportista): la semplice ricevuta rilasciata dallo sportello, se accompagnata dai dati tecnici dell’unità, avrà valore legale di licenza per 90 giorni.
Questo permetterà ai proprietari di non restare ormeggiati in banchina in attesa dei documenti originali, potendo nel frattempo regolarizzare equipaggio e apparati radio. Anche i passaggi di proprietà dell’usato diventano più fluidi, gestibili direttamente presso gli sportelli telematici.
La stretta sulle “Bandiere di Comodo” e la sicurezza
Uno dei punti più caldi del DDL Mare riguarda le unità sotto bandiera straniera. Per le imbarcazioni fino a 24 metri di proprietà di soggetti italiani che battono bandiere estere, scatta l’obbligo di certificare la navigabilità ogni cinque anni, o tramite lo Stato di bandiera o attraverso organismi tecnici notificati.
Non solo: chi noleggia in Italia un’unità straniera dovrà obbligatoriamente adeguare le dotazioni di sicurezza agli standard italiani, qualora quelli esteri siano inferiori. È una mossa che parla la lingua della sicurezza, ma che nasconde anche un chiaro intento protezionistico: rendere meno conveniente la fuga verso registri esteri meno rigorosi, incentivando il ritorno sotto il tricolore e sostenendo la filiera industriale del Bel Paese.
Patenti estere: un ponte per chi rientra
Buone notizie per i cittadini iscritti all’AIRE che decidono di rimpatriare. Il DDL introduce la conversione diretta dei titoli nautici conseguiti all’estero. Niente più esami bis: basterà presentare la documentazione estera e superare la visita medica in Italia per ottenere la patente nazionale. L’unico limite sarà il rispetto delle abilitazioni originali e l’eventuale prevalenza di prescrizioni mediche italiane più severe, garantendo così un allineamento agli standard di salute nazionali.
Lo “sgambetto” alla Lega Navale e alle ASD
Il capitolo più discusso del DDL Mare riguarda però i Centri di Istruzione per la Nautica (CIN), gestiti dalla Lega Navale e dalle associazioni sportive dilettantistiche. Per continuare a godere del regime fiscale agevolato e formare i futuri lupi di mare, queste realtà non profit dovranno rispettare paletti molto rigidi: gli allievi dovranno essere soci da almeno un anno prima di poter accedere ai corsi.
Si tratta di una norma che punta a stroncare l’abitudine di associarsi “pro forma” solo per ottenere la patente a prezzi ridotti. Il testo impone inoltre il divieto di fare “promozione commerciale” al di fuori del perimetro associativo. Una formulazione che lascia spazio a dubbi interpretativi: le associazioni potranno ancora comunicare all’esterno le proprie attività o dovranno chiudersi in un assoluto silenzio pubblicitario? La sensazione è che il legislatore abbia voluto dare una spinta decisa alle scuole nautiche commerciali, limitando il raggio d’azione del mondo associativo nel campo della formazione.
Responsabilità al timone
Infine, cambia la filosofia delle sanzioni nel DDL Mare. In linea con la logica del Codice della Strada, la responsabilità delle violazioni amministrative ricadrà prioritariamente sul conducente. Il proprietario dell’imbarcazione sarà chiamato in causa solo per fornire i dati di chi era effettivamente al comando al momento dell’infrazione, sollevandolo da colpe non sue in caso di locazione o affidamento del mezzo.


“Rendere meno conveniente la fuga verso registri esteri meno rigorosi, incentivando il ritorno sotto il tricolore e sostenendo la filiera industriale del Bel Paese.”
e non dite nulla? Applicano in pieno mercato europeo misure a protezione dell’Italia per avvantaggiare beni italiani (periti, barche con bandiera italiana, e registro italiano) svalutando beni stranieri e non dite nulla? Ma poi meno rigorosi di cosa? Pensate che Germania, Francia Polonia etc con popoli che navigano nei mari del nord e oceano abbiano da imparare dagli italiani in fatto di sicurezza? Si tratta di una misura protezionistica e discriminatoria, mi aspettavo una critica spietata e invece il nulla.