Il settore dei motori fuoribordo sta conoscendo negli ultimi anni un’evoluzione senza precedenti che vede i produttori di tutto il mondo darsi da fare nella ricerca di potenze sempre maggiori. Gli stessi cantieri prevedono propulsori esterni anche su barche di grandi dimensioni. Vediamo perché si è generata questa tendenza del mercato.

Negli ultimi anni i motori fuoribordo sono sempre più potenti e cantieri e progettisti di yachts e gommoni non sono più condizionati dall’esigenza di montare esclusivamente propulsori entrobordo sui loro modelli. Anzi, si è diffusa e va consolidandosi sempre di più la tendenza a dotare anche le imbarcazioni più grandi di motori fuoribordo, in modo da guadagnare spazio all’interno della barca, riducendo i costi di acquisto e manutenzione. Una vera rivoluzione che ha costretto i produttori di fuoribordo a darsi da fare nella ricerca di potenze sempre maggiori. Si spiega così l’escalation di cavalli e la diffusione delle doppie, triple e persino quadruple motorizzazioni a bordo di maxi rib e di yachts insospettabili.

Perché questa crescita costante del fuoribordo nonostante l’alternativa sia spesso lo stesso modello di imbarcazione ma con un propulsore a gasolio, indubbiamente più economico, nell’uso quotidiano? E soprattutto questa escalation delle potenze dei fuoribordo è una semplice moda passeggera oppure una scelta razionale?

Una rivoluzione partita negli Stati Uniti

Dato che in questo comparto della nautica da diporto sono gli Stati Uniti a dettare legge, ecco che gli ultimi dati statistici diffusi dall’Associazione NMMA (National Marine Manufacturers Association) in occasione dell’ultimo Miami International Boat Show ci aiutano a comprendere meglio perché questo settore è in profonda evoluzione. Il primo dato è che si vendono sempre più barche a motore. Il 2018 è stato il settimo anno consecutivo di incremento nelle vendite. Le imbarcazioni vendute poi stanno crescendo di dimensioni e, di conseguenza, necessitano di più potenza.

Nel 2000 il 20 per cento delle barche vendute negli Usa erano spinte da un entrobordo, il 26 per cento da un fuoribordo con più di 100 cavalli e il 54 per cento da un fuoribordo con meno di 100 cavalli. Nel 2018 le imbarcazioni con propulsore entrobordo sono state solo il 4 per cento, il 49 per cento aveva un fuoribordo di oltre 100 hp e il 47 per cento era spinta da propulsori con meno di 100 cavalli.

Il maxi fuoribordo piace anche in Europa

Insomma negli ultimi anni la domanda di fuoribordo sempre più potenti ha registrato una crescita vertiginosa. E dato che il mercato americano di propulsori assorbe oltre 200.000 mila pezzi l’anno è evidente che tutti i costruttori si stanno allineando a questi trend. E in Europa la tendenza è più o meno la stessa, ovviamente con numeri di gran lunga inferiori rispetto agli Stati Uniti.

Oltre al colosso americano Mercury che di recente ha presentato il nuovo motore V8 Racing 450R, ogni costruttore di motori rilancia modelli sempre più potenti: così avviene per Seven Marine (527, 577 e 627 cavalli), per Yamaha (425 XTO Offshore), per Suzuki (DF350 Dual Prop), per Honda con un inedito monoblocco a 8 cilindri da 300, 350 e forse addirittura 400 cavalli. Insomma, il mercato e l’industria dei motori marini sta affrontando una delle più straordinarie rivoluzioni della sua storia. Il fenomeno è di livello mondiale e non riguarda solo gli americani e gli arabi che magari hanno costi dei carburanti più favorevoli e disponibilità economiche maggiori. Ormai anche in Oriente e in Mediterraneo la domanda è sempre più sostenuta. Compresa l’Italia dove l’incidenza di qualche centinaio di “over 300 cv” su un mercato che si aggira sui 17.000 fuoribordo venduti su base annuale, resta comunque ancora abbastanza contenuta.

Fuoribordo più economici, leggeri ed efficienti

Ma quali sono i vantaggi concreti di un propulsore fuoribordo di grande cilindrata? A parità di potenza, un motore diesel costa di più di uno a benzina, quindi l’economicità dell’uso interessa, facendo bene i conti, solo chi naviga davvero molto di più. I fuoribordo consumano sempre meno ma soprattutto sono più leggeri e questo contribuisce a ridurre il consumo totale. I fuoribordo inoltre sono, per definizione, esterni alla barca, quindi non necessitano di sala macchine, a vantaggio dello spazio ricavabile per le persone in barca.

Non dimentichiamoci poi di un altro vantaggio importante, visto che stiamo parlando nella maggior parte dei casi di day cruiser moderni: con il trim una barca con i fuoribordo può arrivare nelle cale o nelle baie più affascinati avvicinandosi al massimo alla riva. E ultimo, il fatto che siano appesi a poppa, con la calandra che reca impresso in bella mostra il numero di cavalli, una tentazione a cui pochi armatori sanno resistere.

Col fuoribordo si vogliono meno problemi

In realtà l’idea che la gestione dei fuoribordo sia meno complessa e onerosa di quella degli entrobordo è una verità solo parziale, perché se l’impiantistica di bordo ne risulta un po’ semplificata, è anche vero che la manutenzione è molto simile, forse con qualche vantaggio rispetto al piede perché quello poppiero resta in acqua mentre il fuoribordo può essere sollevato, ma la differenza a conti fatti è minima. Poi si perde la spiaggetta poppiera, anche se i cantieri in molti casi sanno creare ai lati del pozzetto dei fuoribordo delle plancette sempre più ampie e accoglienti. Anche gli accessori sono uguali per entrambi e i consumi allineati agli entrobordo a benzina, quindi trovare delle motivazioni razionali non è facile.

Sta di fatto che una percentuale significativa della domanda di motori fuoribordo viene da ex armatori di barche di grandi dimensioni che le hanno vendute per avere meno problemi di gestione e adesso puntano a un mezzo agile e facile da condurre senza marinaio, ma che soddisfi ugualmente il proprio ego.

Insomma, per concludere, se si deve motorizzare una barca di 10-12 metri con l’idea di utilizzarla per brevi crociere e poi nei weekend per rapide navigazioni giornaliere, in pratica l’impiego della stragrande maggioranza di queste barche, la scelta di usare una coppia di muscolosi fuoribordo ha senso, negli altri casi si cede solo a una moda che se sia passeggera o meno lo dirà solo il tempo.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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