Investito dalla barca, la lotta per sopravvivere di un regatante

Durante un allenamento a bordo di uno ClubSwan 36, il velista spagnolo Alberto Viejo Puga è caduto in mare ed è stato investito dallo scafo. Una pala del timone lo ha agganciato e trascinato per diversi secondi.

Cadere dalla propria barca durante la navigazione può essere molto pericoloso. Soprattutto se questa ti investe a piena velocità. Al di là dell’urto, sotto la carena ci sono le appendici: deriva, foil e pala del timone. Lame affilate che non lasciano scampo. Per questo Alberto Viejo Puga è un miracolato.

L’uomo, velista e regatante, è caduto dalla prua di un ClubSwan 36 ed è stato agganciato dalla pala del timone che lo ha trascinato sott’acqua per vari secondi. È sopravvissuto grazie alla fortuna e al tempestivo intervento dell’equipaggio riportando però diversi traumi e ferite gravi. Ora è in ospedale in terapia intensiva.

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Investito dalla barca

Una scivolata a prua gli è stata quasi fatale

Il pauroso incidente è avvenuto nel pomeriggio del 15 gennaio nelle acque di Vigo, in Spagna. Alberto Viejo Puga, che nella vita è un avvocato, ma è anche un velista esperto, si stava allenando con il team Bribon 500 con il quale compete in varie classi. Verso le ore 13,30 la sua barca navigava con vento fresco nella Ria di Vigo ed era in planata a una velocità di circa 15 nodi. Il velista si sarebbe recato ad assicurare una cima nella zona di prua. Probabilmente la barca ha avuto una brusca decelerazione al termine della discesa da un’onda e l’uomo è stato sbalzato in avanti scivolando e cadendo in acqua. A prua infatti il ClubSwan 36, essendo una barca da regata, non ha un pulpito di protezione.

A quel punto è iniziato l’incubo per Alberto. Lo scafo infatti lo ha investito in pieno passandogli letteralmente sopra. Miracolosamente ha evitato la lama del foil, ma è stato colpito dalla pala di uno dei due timoni che lo ha agganciato e trascinato per diversi metri sott’acqua. Una lotta terribile la sua, colpito in modo grave e con il respiro che mancava nell’acqua turbolenta. Il tutto è avvenuto in pochissimi secondi. L’equipaggio si è accorto immediatamente di quanto era successo, ma ci sono voluti diversi terribili secondi per arrestare la barca. Il velista è stato quindi issato su un gommone già privo di sensi e da lì la corsa disperata in ospedale per tentare di salvarlo.

Salvato dalle bolle d’aria respirate sott’acqua

Il bilancio dell’incidente è stato pesantissimo per Alberto Viejo Puga: l’aorta, il rene, lo stomaco e la milza sono stati perforati e l’uomo ha avuto bisogno di un intervento d’urgenza per una vasta emorragia interna. Se i soccorsi avessero tardato, anche solo di pochi minuti, secondo il chirurgo che lo ha operato, non ci sarebbe stato nulla da fare. Adesso l’uomo si trova in terapia intensiva presso l’ospedale Álvaro Cunqueiro.

Ma come ha fatto a sopravvivere sott’acqua Alberto per quei lunghissimi secondi mentre era trascinato dallo scafo? In pratica è riuscito a respirare aria dalle bolle create dal timone in seguito all’elevata velocità del ClubSwan 36. Quest’aria supplementare, unita al fatto che Viejo Puga indossava una muta di neoprene e che l’acqua era a soli 12 gradi, hanno concesso al naufrago dei secondi vitali di sopravvivenza, fino a che il velista si è sganciato dal timone in seguito alla manovra dei compagni. Complimenti a loro e lezione per tutti: mai mollare e concentrazione sempre a alta a bordo.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

5 Comments
  1. Resta il fatto che, a bordo di una barca di quella grandezza, o si naviga sempre agganciati alla life-line oppure è comunque necessario che ci siano pulpiti, candelieri e draglie. Saremo tutti contenti se Alberto Viejo Puga si ristabilirà quanto prima…Ma è anche sciocco navigare senza quelle protezioni che incidono assai poco nelle prestazioni (a fronte della vitale protezione che offrono e garantiscono)

    1. Ben detto, Salvatore. Un invito alla sicurezza sacrosanto non solo per gli equipaggi ma anche per progettisti e cantieri. Buon vento!

  2. Purtroppo la classe one design ClubSwan36 non prevede il rispetto delle Special Regulations che, invece, devono rispettare gli yachts che partecipano alle più usuali regate d’altura ORC ed IRC. Special Regulations che prevedono l’obbligatorietà dei pulpiti di prora e di poppa e la presenza di candelieri e draglie (doppie) d’altezza pari ad almeno 60 centimetri.

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