In un film la prima donna che attraversò la Manica a nuoto

Esce in Italia per la Disney il bellissimo film “Young Woman and the Sea” che racconta la vera storia di Gertrude “Trudy” Ederle, la prima donna ad attraversare a nuoto la Manica nel 1926.

In questi tempi di esaltazione e rivendicazione dei diritti delle donne arriva anche in Italia una pellicola che celebra il coraggio e la determinazione di un personaggio davvero speciale, capace di ispirare generazioni di ragazze e non solo. Stiamo parlando di Gertrude Ederle, meglio nota come “Trudy”, la prima donna che attraversò la Manica a nuoto.

Il film, prodotto da Disney per la regia di Joachim Rønning, s’intitola “Young Woman and the Sea” e la sceneggiatura curata Jeff Nathanson si basa sul libro “La ragazza del mare” di Glenn Stout (editore Rizzoli, 473 pagine 15 euro).

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Trudy Ederle, un’icona di coraggio e valori umani

A interpretare Trudy Ederle nel ruolo di protagonista c’è la star holliwoodiana Daisy, famosa per il ruolo di Rey nella saga di Star Wars, che è affiancata da attori del calibro di Tilda Cobham-Hervey, Stephen Graham, Kim Bodnia, Jeanette Hain, Christopher Eccleston e Glenn Fleshler. La trasposizione cinematografica del libro di Stout riporta alla luce la storia di una giovane donna tanto straordinaria, ma quasi dimenticata.

Trudy Ederle infatti non solo è stata un’icona del nuoto olimpico, ma anche una pioniera con la sua storica traversata della Manica nel 1926, un record sportivo che ha rappresentato un successo straordinario per le donne in un’epoca dove il ruolo femminile nella società era assolutamente limitato.

La ragazza che non amava il nuoto

Gertrude Ederle nacque a New York nel 1905 da una famiglia di immigrati tedeschi. Il papà Henry aveva una macelleria in Amsterdam Avenue, a Manhattan, e un piccolo cottage a Highlands, nel New Jersey. Fu proprio qui che Gertrude imparò a nuotare: aveva 9 anni e, in realtà, non era animata da una grande passione per il nuoto. Spinta soprattutto dal padre, continuò a frequentare piscine e spogliatoi e s’iscrisse a quella che era l’allora associazione femminile di nuoto, la Women’s Swimming Association (WSA). A dispetto infatti del suo scarso impegno negli allenamenti, Gertrude di talento ne aveva tanto, e il papà Henry ne era convinto.

E così, nonostante fosse la meno allenata tra tutte le compagne di vasca, Gertrude cominciò ben presto a collezionare vittorie e record nazionali e mondiali, tra cui anche una qualificazione olimpica. A soli 17 anni prese parte ai Giochi Olimpici di Parigi, nel 1924, aggiudicandosi la medaglia d’oro nella staffetta 4×100 stile libero e due di bronzo, individuali, nei 100 e nei 400 sempre stile. In quest’occasione la stampa cominciò a definirla “Trudy”. I successi, la notorietà, iniziavano a piacerle e questo fece crescere in lei la voglia di stupire il pubblico di appassionati.

Quelle prove di endurance in acqua mai viste prima

Era uno spirito libero, Gertrude, che cercava sempre nuovi stimoli avventurandosi in sfide impossibili. L’anno dopo, nel giugno del 1925, decise infatti di nuotare nelle acque aperte della Baia di New York, da Manhattan a Sandy Hook: un percorso di 22 miglia che riuscì a coprire in sole 7 ore e 11 minuti per nuovo primato assoluto che fu battuto solo dopo molti anni da un certo Tammy Van Wisse.

Nello stesso anno tentò anche la prima traversata della Manica ma, quando ormai era a buon punto, il suo allenatore, Jabez Wolff, la costrinse a fermarsi perché fortemente preoccupato per il suo stato di salute. Colpita da un forte attacco di tosse aveva, infatti, cominciato a inghiottire troppa acqua salata. Trudy non condivise mai quella scelta. Cambiò coach e nell’agosto dell’anno successivo (1926) rilanciò la sua grande sfida.

La traversata della Manica, la gloria e il successo

Alle ore 7,08 del mattino “Trudy” entrò nelle gelide acque francesi di Cape Gris-Nez con il corpo cosparso di grasso per limitare l’azione del freddo e con un paio di occhialoni per proteggere gli occhi dall’acqua salata. Dopo 14 ore e 34 minuti arrivò a Kingsdown, in Inghilterra. Un tempo record davvero straordinario che resistette per oltre 24 anni. A migliorarlo, solo nel 1950, fu Florence Chadwick. La notizia fa subito il giro del mondo e giunge velocemente negli Stati Uniti, dove si preparano ben presto adeguati festeggiamenti.

Al rientro in patria la Ederle fu accolta e festeggiata come un eroina nazionale. Venne addirittura organizzata una “parata” per le vie newyorkesi a cui presero parte tutti i suoi concittadini. Persino il Presidente, l’allora John Calvin Coolidge, non rimase indifferente alla sua impresa e le aprì le porte della Casa Bianca. In seguito diventò anche una star del cinema interpretando sé stessa nel film “Swim Girl, Swim” (La scuola delle sirene), pellicola uscita nel 1927.

La triste fine di una donna leggendaria

Poi cominciarono i guai. Ebbe una brutta caduta dalle scale nel 1933 che la costrinse a parecchi anni di cure e riabilitazione prima di ristabilirsi completamente. Nel 1939 si esibì quindi all’Esposizione Universale di New York, la sua ultima comparsa in pubblico. Qualche anno dopo purtroppo divenne completamente sorda a causa di problemi all’udito di cui soffriva fin da bambina, come conseguenza del morbillo. Ancora una volta, Trudy si rimise in gioco e, armandosi di un’eccezionale forza di volontà si mise a disposizione della comunità insegnando nuoto a bambini non udenti. Morì il 30 novembre del 2003 all’età di 97 anni.

La storia di Trudy Ederle è un messaggio di speranza e determinazione straordinari e dimostra come sia possibile superare qualsiasi avversità e raggiungere obiettivi che sembrano impossibili. Il film Young Woman and the Sea esce nelle sale italiane il prossimo 31 maggio.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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