In mare cambia tutto in un attimo: la tragedia di Karl e Annemarie

Nel giugno del 2022 una coppia di armatori tedeschi, Karl e Annemarie, durante un passaggio oceanico dai Caraibi ad Halifax incrocia una tempesta e un colpo di boma sarà fatale per entrambi.

Ci sono episodi di navigazioni finite male che dimostrano quanto rapidamente una situazione in mare possa passare dalla normalità alla tragedia in una frazione di secondo, anche per marinai esperti. Questo è il resoconto di quanto successo a bordo dello yacht a vela “Escape”.

Il 2 maggio 2022 Karl e Annemarie, armatori di “Escape”, uno yacht a vela modello CNB 66, avevano pubblicato un annuncio sul web. Cercavano un equipaggio che navigasse con loro dalle Bermuda ad Halifax. Risposero uno skipper titolato e un altro con oltre 15 anni di esperienza di navigazione che aveva conosciuto la coppia l’anno prima a un salone nautico. Dopo uno scambio di e-mail e alcune video chat, i due aiutanti furono inviati a salire a bordo.

“Escape” era salpata per le Bermuda dall’isola di St. Martin con qualche giorno di ritardo rispetto a quanto previsto, a causa di ritardi nell’attesa di pezzi di ricambio e nella manutenzione del dissalatore. Questo aveva fatto sì che Karl e Annamarie perdessero l’opportunità di partecipare al rally in flottiglia “Salty Dawg Spring Rally” e quindi la barca avrebbe dovuto affrontare il passaggio oceanico da sola.

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Escape

Un passaggio oceanico di routine

In quei giorni nella zona c’era stata la tempesta tropicale “Alex” e Karl e il suo routier meteo avevano individuato una stretta finestra meteorologica tra due sistemi di bassa pressione per navigare in sicurezza dalle Bermuda alla Nuova Scozia. Questo nuovo programma modificava il piano originale. Questo prevedeva di fare qualche giorno di navigazione intorno alle Bermuda per prendere confidenza con l’imbarcazione e i suoi sistemi molto particolari prima di affrontare il passaggio al largo.

L’equipaggio di aiutanti era volato alle Bermuda arrivando mercoledì 8 giugno. Karl aveva fatto fare al nuovo equipaggio un giro dell’imbarcazione sia sopra che sotto, compresa la posizione di tutte le attrezzature di sicurezza (estintori, zattera di salvataggio, jackline, Epirb, telefono satellitare, kit medico, quadri elettrici, etc.) Aveva mostrato all’equipaggio anche i punti della barca che riteneva non sicuri, per esempio l’area direttamente intorno all’attacco della scotta della randa a prua della doppia postazione di comando.

Escape

Prove di manovra e affiatamento con la barca

“Escape” tirò quindi su l’ancora e partì dalle Bermuda alle ore 10 del 9 giugno. Dopo aver lasciato il canale, gli uomini a bordo alzarono la randa e il genoa con 15 nodi di vento, procedendo verso Nord. Lo sloop di 66 piedi aveva un potente piano velico sostenuto da un albero in fibra di carbonio e da un boma avvolgibile, sempre carbonio. Nelle prime 24 ore percorsero quasi 200 miglia navigando con vento in poppa. A quella media sarebbero bastati altri 3 o 4 giorni fino alla Nuova Scozia.

A bordo di “Escape” era stata messa una ritenuta del boma in dyneema riportata a un verricello in pozzetto. Poi a scopo di addestramento, uno dei due aiutanti aveva disinserito l’autopilota per un paio d’ore durante il primo giorno, in modo da prendere confidenza con il timone a doppia pala di “Escape”. Quella notte, mentre Karl era di guardia, si erano verificati alcuni temporali e tutto l’equipaggio era stato radunato in coperta per mettere le mani di terzaroli, mentre lui controllava l’avvolgimento della randa. Tutto filò liscio.

Escape

Brutte notizie: il meteo peggiora

Le condizioni nelle 24 ore successive divennero più miti, con venti tra i 10 e i 18 nodi. Karl nel frattempo continuava a scaricare il meteo da PredictWind tramite IridiumGo e a comunicare via e-mail con il suo routier meteo in Germania. La sera dell’11 giugno, i bollettini meteorologici indicavano che i venti sarebbero scesi a 12 nodi, continuando a diminuire durante la notte.

Tuttavia, intorno alle 22 cominciarono a salire fino a 25 nodi, con raffiche a 30 nodi. “Escape” sbandava e per mantenere il timone era necessaria una maggiore forza di governo. Verso mezzanotte, contrariamente alle previsioni e ai bollettini meteorologici, l’equipaggio s’imbattè in una tempesta a circa 350 miglia a Sud della Nuova Scozia. I venti superavano costantemente i 30-35 nodi e c’erano onde di 6 metri. Escape surfava sulle onde a 13 nodi. Cominciò anche a piovere a dirotto.

Due feriti gravi in pochi secondi

Anche in questo caso tutto l’equipaggio venne radunato in coperta per gestire la situazione. Le onde, ormai prossime agli 8 metri, provenivano da diverse direzioni e si infrangevano sul ponte, mentre la prua si alzava e si abbassava sempre di più. Bisognava ridurre al più presto le vele. Mentre “Escape” puntava verso il vento il boma cominciò a oscillare e colpì Annemarie alla schiena che stava proprio davanti alle ruote del timone gemelle scaraventandola sul pagliolato del pozzetto.

Karl che in quel momento era a prua corse da Annemarie e mentre un membro dell’equipaggio gli gridava che il boma stava tornando indietro, venne scaraventato sul lato di dritta, frantumandosi la gamba sinistra sotto il ginocchio. Nel giro di 10 secondi, entrambi gli armatori di “Escape” erano gravemente feriti. Mentre il boma continuava a oscillare, la randa si spezzò e il boma si liberò completamente.

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Il mayday è intercettato, ma “Escape” è troppo al largo

I due aiutanti cercarono di prestare i primi soccorsi. Usarono le cinghie di un giubbotto di salvataggio per fermare l’emorragia di Karl e misero al sicuro anche Annemarie che sembrava avere riportato una lesone spinale. Provarono anche a lanciare il mayday tramite il canale 16 del Vhf, ma non rispose nessuno. Quindi lo stesso Karl utilizzò il telefono satellitare. Risposero le stazioni inizialmente in Germania, poi ad Halifax e infine a Boston. Fu richiesta l’immediata evacuazione medica dei feriti. Fu stabilito anche un programma di controlli e aggiornamenti di routine: lo stato del mare, la velocità del vento, la velocità dell’imbarcazione, le coordinate. Nonché gli aggiornamenti medici e sulla situazione venivano forniti regolarmente.

Nel frattempo, “Escape” era fuori controllo, la pioggia battente, i venti e il mare continuavano. La barca si trovava a quasi 400 miglia nautiche al largo, con il vento e la Corrente del Golfo che la spingevano sempre più a Est. Con la posizione attuale di “Escape” era al di fuori del raggio d’azione e delle capacità di un salvataggio immediato, compreso quello degli elicotteri necessari.

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Prima il salvataggio, poi la tragedia

Una nave USCG Cutter si trovava per caso al largo della costa nordorientale degli Stati Uniti, ma era a più di un giorno di distanza da “Escape”, che era troppo lontano. La nave aveva anche una buona scorta di carburante a bordo e poteva svolgere il ruolo di base volante per un elicottero. Fu quello che successe. Un elicottero atterrò sulla nave USCG, fece rifornimento e poi volò direttamente verso “Escape”. Nel frattempo due aiutanti continuavano a informare Annemarie e Karl che erano a un passo dal salvataggio. Erano stati circondati con dei cuscini per stabilizzarli e tenuti all’erta, idratati, consapevoli degli sforzi. Erano ancora in grado di comunicare.

Dopo avere ripreso il controllo di “Escape”, dopo qualche ora i due aiutanti videro all’orizzonte l’elicottero della Guardia Costiera che quando fu vicino alla barca calò due soccorritori e due barelle per l’evacuazione di Karl e Annemarie. I due aiutanti vennero invece istruiti per procedere su una rotta di 300 gradi e incontrare il Cutter della Guardia Costiera. Il giorno successivo purtroppo intorno alle 15.45 furono informati via telefono satellitare che Karl e Annemarie non erano sopravvissuti. Annemarie era morta all’arrivo al Cutter USCG e Karl era morto durante il trasporto in elicottero dal Cutter all’ospedale. Entrambi furono stati dichiarati morti all’arrivo all’ospedale del Massachusetts.

Incrociata il Cutter dell’USCG nelle ore successive anche i due aiutanti vennero presi a bordo della nave e assistiti dai medici di bordo. Mentre la “Escape” venne abbandonata alla deriva. Fu ritrovata 10 giorni dopo da un equipaggio della Nuova Scozia, ingaggiato dalla Leeway Marine di Dartmouth, e portata a Dartmouth Cove, in Canada.

 

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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