Lo scorso 3 agosto in Grecia è stato inaugurato il primo museo archeologico subacqueo che ospita una nave del V secolo a. C con migliaia di anfore, un vero gioiello che testimonia la potenza e la ricchezza del dominio ellenico. La struttura sarà monitorata da un sofisticato sistema di telecamere subacquee.

La nuova frontiera del turismo marittimo scende negli abissi. Lo scorso 3 agosto è stato inaugurato infatti il primo museo archeologico subacqueo che alcuni, forse con un pizzico di esagerazione, hanno già definito “l’Acropoli del mare” evocando quella famosa che domina dall’alto Atene. La nuova struttura museale ospita una reliquia dell’Antica Grecia, una nave del V secolo a. C con migliaia di anfore che giace tra Peristera e Alonissos, nelle isole Sporadi settentrionali, nel Nord Est della Grecia attuale, e che da ora in poi sarà visibile al pubblico come straordinario esempio di parco archeologico sommerso.

Il Ministero del Turismo ellenico lo aveva promesso nella primavera 2019 e ora la promessa è diventata realtà. La Grecia inaugura così un nuovo filone turistico, quello archeologico subacqueo con un’inedita mostra permanente dove la storia si mescola con le più avanzate forme di intelligenza artificiale con l’intento di sensibilizzare l’opinione pubblica ma anche gli altri governi internazionali sui temi di salvaguardia del mare e del patrimonio e dell’ecosistema.

Un sofisticato sistema di telecamere protegge la nave

Oltre alla nave antica, protagoniste del museo subacqueo sono le innovative tecnologie di sorveglianza digitale: un network di telecamere abbinato a un software di riconoscimento delle immagini avverte infatti immediatamente la sorveglianza e l’amministrazione del sito quando questo è soggetto a minaccia e pericolo. Il tutto renderà possibile l’accesso e la fruizione di un sito archeologico sommerso, cosa che fino ad ora in Grecia era vietato per evidenti ragioni di tutela.

Il nuovo museo subacqueo si trova appena al largo di una sporgenza rocciosa, poco distante da Alonissos, dove una nave in legno affondò nel V secolo a. C, portantosi dietro sul fondo del mare migliaia di anfore e di brocche utilizzate per il commercio nel Mediterraneo. Scoperta negli Anni 90, questa nave ha ridisegnato la geopolitica dell’ingegneria navale antica. Sino ad allora, infatti, si riteneva che solo quattro-cinquecento anni dopo, in epoca romana, le navi avessero raggiunto la capacità di trasportare tanto carico, si parla di 3.500 anfore si presume piene di vino.

Un indizio prezioso che cambia la storia navale

Gli archeologi che lo hanno studiato spiegano che il relitto ha fornito importanti indizi sui flussi commerciali di quella che viene chiamata l’età dell’oro di Atene. “Mi sono immerso in molti siti con resti archeologici – ha raccontato Dimitris Kourkomelis, archeologo presso l’Eforato greco delle antichità sommerse – ma non mi sono mai emozionato tanto. Davvero, è difficile da spiegare, è qualcosa di estremamente impressionante”.

Quello dell'”Acropoli del mare” è un progetto pilota, che potrebbe rendere altri siti archeosubacquei accessibili al pubblico. “Siamo stati fortunati a cominciare con uno dei più bei relitti antichi del mondo – racconta George Papalambrou, che lavora alla Scuola di architettura navale ed ingegneria marina dell’Università di Atene, spiegando che il sistema di monitoraggio del sito – che ha tra i suoi punti forti la propulsione a energia solare, il software di riconoscimento dei possibili fattori di disturbo e un sistema costituito da spazzole che si attivano a propulsione luminosa e garantiscono la pulitura continua con la rimozione dei rottami dai punti critici, ha buone chance di diventare un modello per la possibile apertura di altri siti. “L’idea è stata quella di simulare il punto di vista dell’occhio umano”.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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