Il velista Filippo Fernè a vela nel Mar Rosso fra i missili e droni

Comandante del cabinato a vela di 15 metri “Falabrach”, Filippo Fernè sta risalendo il mar Rosso per riportare la barca in Italia dopo il giro del mondo. L’area tuttavia è assediata dagli attacchi dei miliziani dello Yemen.

Per coloro che vogliono navigare a vela intorno al mondo oggi non ci sono solo tempeste e attacchi dei pirati da cui difendersi. Con i conflitti internazionali e gli scenari di guerra che si aprono di continuo alcune zone di navigazione diventano del tutto “off limits” ai diportisti.

È il caso per esempio del Mar Rosso che da quando è riscoppiata la crisi di Gaza che ha innescato la reazione degli Houti, ossia i miliziani dello Yemen, è diventato un’area assolutamente pericolosa per navi commerciali e barche in transito da e per il Canale di Suez.

Vuole riportare la sua barca in Italia

C’è però chi nonostante i rischi decide di avventurarsi lo stesso lungo questa rotta. Tra questi il velista italiano Filippo Fernè che ha bordo di “Falabrach”, uno sloop di 15 metri, sta risalendo il Mar Rosso costeggiando le isole Hanish, dalla parte dell’Eritrea. Questo tratto di navigazione è stato interessato nei giorni scorsi dall’episodio che ha coinvolto la nave “Duilio” della Marina Militare italiana che con il lancio di un missile ha abbattuto un drone degli Houti.

La scelta di Filippo Fernè di navigare nel Mar Rosso in queste settimane per quanto rischiosa è stata a lungo ponderata. Si tratta dell’ultimo tratto di navigazione dopo un giro del mondo a tappe lungo quasi 8 anni effettuato con la famiglia e un gruppo di amici. Finora “Falabrach” ha percorso circa 25.000 miglia nautiche e dopo essere salpata da Socotra, l’isola dello Yemen, ha pima fatto rotta su Gibuti e da qui verso il Mar Rosso per risalirlo fino al Canale di Suez, prima di rientrare in Mediterraneo.

I siti specializzati sconsigliano la rotta

Filippo Fernè è un velista di lungo corso, ma non un professionista. Originario della Romagna per 30 anni ha fatto il gestore d’aziende, ma ha sempre coltivato la passione per la vela e le crociere a lunga percorrenza. Ora però la sua passione l’ha portato in uno dei luoghi più caldi del pianeta. “La decisione di entrare nel Mar Rosso invece di circumnavigare l’Africa l’ho presa il 20 gennaio, alle isole Andamane”.

“Diversi siti specializzati sconsigliavano, ma mi sono messo in contatto con l’agente di Gibuti e poi con un velista russo che era sulla rotta. Ho controllato tutti i report con gli attacchi e gli avvistamenti, mi sono convinto che il rischio era relativo. Le barche da diporto non sono un obiettivo: da gennaio ne sono passate una dozzina e non è successo nulla”.

È la prima barca a vela italiana in quelle acque

Per chi naviga in Mar Rosso, il famigerato Stretto di Bab el Mandeb, la cosiddetta “porta del lamento”, è il passaggio obbligato verso il Canale di Suez. Ma ora la zona è insidiata dagli attacchi della fazione yemenita padrona di mezzo Paese della penisola arabica. Per tutelare la propria navigazione Filippo Fernè registra e fornisce ogni giorno un report quotidiano alle forze militari europee e britanniche. “C’è un fitto sistema di copertura e scatta il soccorso in caso di emergenza. Siamo passati da Bab el Mandeb domenica alle 2,30 di notte perché finora gli attacchi degli Houti sono avvenuti sempre con la luce del giorno. Abbiamo visto molte navi da trasporto, il 70-80 per cento del traffico commerciale continua a passare. Noi ad oggi siamo la prima barca a vela italiana entrata nel Mar Rosso”.

Al momento Fernè sta navigando verso Nord. “L’intenzione è fare sosta in Sudan, altro Paese destabilizzato dalla guerra civile spiega – ma Khartoum è lontana e per la nostra meta, il porto di Suakin, otterremo un permesso temporaneo. Tre giorni dovrebbero essere sufficienti per fare qualche riparazione e poi riprendere il viaggio verso il Canale di Suez”.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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