Il trimarano Ocean 50 torna a casa con un solo scafo

Un disalberamento, ma soprattutto la perdita dello scafo di sinistra compromette la Transat Jacques Vabre dei navigatori Luke Berry e Antoine Joubert. Ecco il racconto di come sono riusciti a portare in salvo il loro trimarano.

Luke Berry e Antoine Joubert stavano regatando alla Transat Jacques Vabre, transatlantica in doppio dalla Francia ai Caraibi, quando il loro trimarano della classe Ocean 50 ha improvvisamente disalberato e ha perso lo scafo di sinistra. Con uno straordinario sforzo comune e assistiti dall’esperto francese di recupero Adrien Hardy, i due navigatori sono riusciti non solo a salvare l’imbarcazione e tutte le sue attrezzature, ma anche a riportarla a casa a St Malo (Francia) navigando sempre sbandati su un solo scafo, in stile “proa-style”.

L’incidente è avvenuto poche ore dopo che la flotta di multiscafi aveva preso il via da Lorient lo scorso 6 novembre. A causa del passaggio di un fronte massiccio, le barche navigavano con 25-30 nodi e onde di 5 metri. “Alla partenza, tutti erano piuttosto prudenti, noi compresi – hanno raccontato gli skipper – come al solito è sempre dietro il fronte che è più difficile, perché ci sono onde incrociate e venti piuttosto forti. Avevamo due terzaroli e il J3, la vela più piccola del nostro set. Come andatura stavamo navigando piuttosto lontani dal vento, a circa 70 gradi. In tali condizioni queste barche vanno molto veloci. Possono raggiungere i 25-30 nodi ed è piuttosto difficile rallentarle. A un certo punto il multiscafo è saltato giù dall’onda e quando è atterrato il rig è crollato tutto”.

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Il rig è crollato giù all’improvviso

Al momento dell’incidente lo scafo di sinistra della barca si è staccato. In pratica la trave che collega entrambi gli scafi si è spezzata a sinistra, lasciando completamente libero lo scafo. Normalmente, in queste condizioni, la barca dovrebbe capovolgersi. Ma in questo caso, il disalberamento del trimarano è stato utile ad evitare il peggio. Sulle possibili cause dell’incidente gli stessi skipper sono ancora scettici: “Non sappiamo come è avvenuto – dicono – sicuramente l’impatto sull’acqua è stato tremendo, ma probabilmente la tensione delle sartie è stata decisiva”.

Molti velisti dopo un disalberamento in genere tagliano tutto e allontanano il più possibile cavi e monconi rimasti perché non si vuole che l’albero o altre parti taglienti buchino lo scafo centrale della barca. In questo caso tuttavia i due navigatori hanno fatto una scelta diversa. “Quello sarebbe stato lo scenario peggiore – raccontano i due skipper – e ci siamo preoccupati molto. Alla fine abbiamo messo in sicurezza l’attrezzatura in modo che sbattesse il meno possibile contro lo scafo centrale”.

Una barca subito arriva in soccorso

Nel frattempo Luke Berry ha allertato il comitato di regata che a sua volta ha informato l’esperto di salvataggio oceanico Adrien Hardy che stava seguendo la flotta dell’Ocean 50 sul suo trimarano Merida di 35 metri. Ha impiegato appena un paio di ore per raggiungere la coppia di navigatori.

“Era ancora buio pesto – raccontano Luke e Antoine – c’erano 4 metri di onda e 25 nodi di vento. Abbiamo parlato al Vhf e valutato la situazione, poi il team di Hardy ha indossato le mute di sopravvivenza, ha messo in acqua il suo rib ed è salito a bordo per aiutarci. La prima cosa da fare è stata staccare il moncone dell’albero che non è attaccato solo all’estruso in carbonio, ma da tutta una rete composta da tanti piccoli pezzi di Dyneema. Abbiamo quindi dovuto tagliarla tutta per liberarlo completamente e togliere le sartie”.

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Il recupero del moncone spezzato

Il vero problema tuttavia era recuperare il moncone dell’albero che galleggiava fuoribordo che tra l’altro aveva ancora inferita la randa. “Abbiamo recuperato la parte centrale dell’albero con alcuni argani e pezzi di cima – spiegano Luke e Antoine – Poi, per la parte superiore, Adrien si è tuffato in acqua a un paio di metri di profondità e ha agganciato una grande boa che si usa per recuperare i relitti. Quindi l’ha gonfiata con una bombola di ossigeno per portare l’albero in superficie. A quel punto siamo riusciti a recuperarlo e a sollevarlo sotto entrambe le travi”.

Una volta messo in sicurezza il trimarano, la barca di soccorso lo ha rimorchiato fino a un porto nel Nord della Spagna dove Luke e Joubert hanno trascorso un paio di giorni a preparare la barca per tornare a St Malo.

Un rig di fortuna con vele riciclate

“Consultandoci con gli architetti navali che hanno disegnato il progetto, abbiamo cercato di capire come farlo navigare in quelle condizioni – dicono i protagonisti – Abbiamo utilizzato la parte inferiore dell’albero per realizzare una sorta di rig di emergenza. Abbiamo preso la vela di un Hobie 15 per la randa, mentre abbiamo usato il nostro J3 per la vela di prua che però abbiamo messo al rovescio in modo che la bugna fosse all’altezza giusta. Poi ancora abbiamo armato la vela di un Mini 6.50 come terza vela per avere ancora più superficie al lasco”.

Dopo aver atteso una finestra meteo, i due skipper hanno avuto un paio di giorni per attraversare il Golfo di Biscaglia tra due fronti sul loro trimarano incidentato. “Il problema era raggiungere la Bretagna prima occidentale e poi settentrionale in queste condizioni. Non sapevamo bene come sarebbe andata a finire. Abbiamo messo molto peso a dritta per compensare il fatto che mancava uno scafo e alla fine è andata bene. Abbiamo avuto fino a 25-30 nodi di vento e grandi onde, ma la barca e il rig improvvisato hanno fatto il loro lavoro”.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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