Il tempo trascorso in navigazione vale più di ogni gadget hi-tech

La chiave per la sicurezza, soprattutto quando si naviga da soli, non sono i dispositivi tecnologici, ma la competenza acquisita con il tempo e l’esperienza reale.

Armatori, futuri proprietari di barche, sognatori di viaggi e navigazioni: la domanda più comune che si pongono è: “Cosa renderà me e la mia barca più sicuri?”. Vogliono sapere qual è l’attrezzatura più consigliata per il soccorso in mare, qual è il miglior corso di sopravvivenza in mare oppure il manuale più valido con le istruzioni per le situazioni di emergenza.

In altre parole, cercano una soluzione rapida. C’è solo un piccolo problema: non si può comprare la sicurezza. Non ci sono scorciatoie per la sicurezza. Questa va guadagnata, e ciò richiede tempo. Attrezzatura e certificati non ci rendono più sicuri, almeno non quando si naviga da soli. C’è bisogno di un altro ingrediente chiave. Qual è? Cosa ci rende davvero marinai più sicuri?

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Photo credits: Jean-Marie Liot

Navigare: solo questo conta davvero

È vero che giubbotti di salvataggio, le ancore paracadute, le tormentine, i corsi di sopravvivenza in mare, un valido piano di abbandono nave, sapere dove si trova il pulsante di attivazione manuale sull’Epirb, sono tutti fattori chiave. Ma cos’è più importante? Il fattore numero uno per migliorare la propria sicurezza è semplice: navigare di più, fare esperienza e migliorare le proprie competenze.

Spesso si crede che acquistare barche più veloci e performanti sia la soluzione migliore per essere in grado di superare il maltempo. Ma anche lo scafo più leggero e meglio progettato sul mercato non ci aiuterà a sfuggire alla tempesta, se non sappiamo come gestirlo.

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Photo credits McMurdo.

La fiducia nei migliori accessori non basta

Equipaggiare la propria barca con una buona attrezzatura non solo è piacevole, ma anche una scelta che influisce sulla sicurezza della navigazione. Così come investire tempo e soldi per seguire corsi di sicurezza. Ma alcuni armatori spendono migliaia di euro per aggiornare le loro barche, per esempio aggiungendo sartiame in carbonio, sistemi digitali di navigazione e vele 3D, eppure esitano a investire in una sola giornata di coaching professionale.

Immaginate quanto sarebbero più veloci e sicuri se sostituissero l’equivalente del costo di un aggiornamento delle vele con una formazione di alto livello. A volte le persone giustificano un’opzione come un sartiame in carbonio per motivi di sicurezza, perché riduce il peso in alto, ma poi prendono prima del dovuto i terzaroli perché non hanno le capacità veliche per spingere la barca al limite. Quindi, probabilmente non sfuggirebbero comunque alla tempesta, e di certo non vedrebbero nessuno dei vantaggi di un sartiame in carbonio rispetto a uno in alluminio.

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In mare non si finisce mai di imparare

Tutto questo ci riporta al vecchio dibattito: qualifiche contro esperienza. Chi è più sicuro, il velista con patente ma senza esperienza o il velista con 10.000 miglia e senza certificato? La risposta è nessuna delle due. Ciò che conta è se sanno gestire una barca in modo efficiente e sensato. Tutta la teoria del mondo deve essere supportata da reali capacità veliche, e queste capacità necessitano di un costante affinamento. Per qualsiasi velista che voglia essere al sicuro, il lavoro di imparare, riflettere e migliorare non finisce mai.

Quindi, per chiunque stia pensando a come rendere più sicuri se stessi o la propria barca, il consiglio è di dedicare più tempo (e denaro, se necessario) possibile alla propria formazione velica. Siate esigenti nella scelta della scuola di vela rivolgendovi solo a corsi sia teorici che pratici. Ricordate inoltre che la qualità della formazione è in ultima analisi il risultato della qualità del vostro istruttore e non del blasone o della storia della scuola che lo sponsorizza.

Se siete interessati alla vela agonistica e avete pochi soldi, partecipate regolarmente a regate di flotta per vedere come le persone non solo navigano veloci, ma si muovono anche nel caos delle manovre ravvicinate e nel flusso costante di inevitabili errori. Perché alla fine, gadget, miglia e brevetti non fanno un marinaio sicuro. Ma il tempo trascorso in acqua.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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